Le Borse corrono, i prezzi del petrolio si sgonfiano e i rendimenti sui titoli di Stato vanno in picchiata. I mercati festeggiano l’ennesimo annuncio del presidente statunitense Donald Trump che ha detto gli Usa lasceranno l’Iran molto presto, entro due o tre settimane”, indipendentemente che sia stato raggiunto un accordo. Gli occhi, e soprattutto le orecchie, sono puntati sul discorso sulla situazione in Iran che il presidente Usa terrà questa sera alle 21 ora locale, le 3 di notte in Italia. Sullo sfondo, pesano anche le sue dichiarazioni sulla Nato, definita una “tigre di carta”, che riaccendono le tensioni sugli equilibri transatlantici.
E così, dopo aver chiuso il peggior mese dal giugno 2022, gli indici azionari europei rimbalzano con decisione con Milano protagonista e Madrid in scia. Anche Wall Street si muove in territorio positivo, mentre in Asia le Borse hanno chiuso in forte progresso, con Tokyo oltre il +5% e il Nikkei ai massimi.
Tra le materie prime, l’osservato speciale è senza dubbio il petrolio: il Brent europeo viaggia sui 102 dollari al barile (in apertura era sotto i 100), mentre il Wti statunitense è a quota 99 dollari. Scende a 48,43 euro al MWh il gas ad Amsterdam. Inverte la tendenza anche l’oro con il contratto spot che sale sopra i 4.700 dollari l’oncia, mentre sul valutario, euro in recupero a 1,1585 dollari (da 1,1520) .
In festa anche i titoli di Stato: sono in netto calo i rendimenti dei titoli dell’Eurozona e dello spread tra BTp e Bund in avvio di seduta grazie all’ottimismo per la fine della guerra. Il rendimento del BTp decennale di riferimento, scadenza 1 febbraio 2036, ha aperto al 3,75% rispetto al 3,90% della chiusura di ieri, per poi risalire a 3,87%, mentre lo spread tra il Btp e il Bund tedesco di pari scadenza rientra a 87 punti dai 90 della chiusura di ieri. Prima degli attacchi di Usa e Israele all’Iran, il rendimento del titolo italiano a 10 anni era in area 3,30% e lo spread a 60 punti.
Tornando a Piazza Affari, in vetta al Ftse Mib c’è Leonardo, seguita da Buzzi – dopo il via libera ai conti 2025 – e da Prysmian, con Jefferies che conferma il buy ma alza il prezzo obiettivo da 104 a 117 euro. Ben comprate tutte le banche, con Unicredit e Intesa Sanpaolo in testa seguite a ruota da Bper e Banca Mediolanum. Anche per Ferrari arriva la spinta di Jefferies che passa a buy da hold sul titolo, rimbalza Stm. In coda al listino Eni, Saipem e Tenaris, penalizzati dal ritracciamento del greggio. In rosso anche Amplifon.