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Generali: gli utili salgono del 40% nei primi nove mesi del 2013 a 1,5 miliardi di euro

Il Leone archivia i nove mesi con un utile in progresso del 40%, premi totali stabili – Il ceo Greco: “Ben posizionati per raggiungere i nostri obiettivi” – L’Ivass chiede una nuova valutazione sull’azione di responsabilità sulle operazioni con con Palladio, Finint e Amenduni

Generali: gli utili salgono del 40% nei primi nove mesi del 2013 a 1,5 miliardi di euro

Profitti in crescita del 40% nei primi nove mesi del 2013 per le Assicurazioni Generali. A fronte di premi totali stabili a 49miliardi (+0,6%), gli utili si sono infatti attestati a 1.591 milioni di euro. “Stiamo facendo buoni progressi nella trasformazione del gruppo e i risultati che presentiamo oggi dimostrano che siamo ben posizionati per raggiungere i nostri obiettivi. Ora ci focalizzeremo ancora di più sul miglioramento della nostra redditività”, ha detto il group ceo Mario Greco che sta guidando il Leone nel suo primo esercizio completo dopo il suo arrivo nel giugno 2012.

I risultati sono stati superiori alle attese degli analisti. Il risultato operativo è migliorato del 6,2% a 3,4 miliardi, spinto dal segmento danni (+20,3% a 1,3 miliardi) che ha beneficiato di un miglioramento del combined ratio a 95,1% (-1,6 punti). L’utile operativo del vita è sceso invece del 2% a 2,1 miliardi. I premi sono ripartiti  32,8 miliardi (+0,9%) nel vita e 16,2 miliardi (+0,1%) nei danni, con la nuova produzione vita in termini Ape aumentata dell’1,1% a 3,2 miliardi.

Sul fronte degli indici patrimoniali, Solvency 1 al 30 settembre era salito al 143%, dal 139% di giugno. Tenendo conto anche delle cessioni negli Usa e in Messico (5 punti di impatto positivo) a ottobre si attestava al 152%. “Grazie alle azioni intraprese negli ultimi mesi – ha detto Greco nella nota di diffusione dei dati – abbiamo ottenuto un significativo miglioramento della situazione patrimoniale, con un indice di Solvency I che, oggi, supera il 150%”.

Nel frattempo è stata ufficializzata la nomina alla vice presidenza di Clemente Rebecchini,  già componente del Comitato Controllo e Rischi e del Comitato per gli Investimenti, membro del cda dal 2012 e direttore centrale responsabile della divisione Principal Investing diMediobanca. Rebecchini sostituisce Vincent Bollorè, che si è dimesso a inizio ottobre. In Borsa il titolo in avvio si muove poco sotto la parità (-0,06%)

L’IVASS HA CHIESTO UNA NUOVA VALUTAZIONE SULL’AZIONE DI RESPONSABILITÀ

Ieri sera, in una nota del gruppo pubblicata su richiesta della Consob, le Generali hanno comunicato che l’Ivass, in merito agli investimenti in private equity e fondi alternativi rispetto ai quali si sono evidenziate irregolarità sul piano della governance interna, ha chiesto al cda una nuova valutazione sull’azione di responsabilità nei confronti di Giovanni Perissinotto e di Raffaele Agrusti, motivando adeguatamente la decisione assunta. Così come ha chiesto una nuova valutazione sull’adeguatezza del trattamento di fine rapporto di Raffaele Agrusti e del ceo Perissinotto, considerando anche “l’eventualità di ricorrere all’applicazione di clausole di claw-back”, ovvero ad altre iniziative di recupero. Infine, l’Ivass ha chiesto che “il collegio sindacale esponga le proprie autonome valutazioni in merito alle anzidette deliberazioni consigliari”. Il riferimento è “a investimenti in private equity e fondi alternativi effettuati in passato rispetto ai quali si sono evidenziate irregolarità sul piano della governance interna”, anche se non citate esplicitamente si tratta delle operazioni portate avanti con Palladio, Finint e Amenduni.

LA BUONUSCITA DI AGRUSTI PER LA RISOLUZIONE CONSENSUALE 

Nella nota, pubblicata su richiesta Consob, le Generali hanno fornito ulteriori informazioni relative alle attività di approfondimento svolte dalla Società in relazione a tali investimenti.  In particolare il gruppo comunica che il cda ha escluso sussistano profili di rilevanza penale nei comportamenti emersi a carico dell’ex ceo Perissinotto e dell’ex cfo Agrusti, e ha deciso, “in coerenza con il parere legale acquisito”, di non procedere, allo stato, a possibili azioni risarcitorie nei confronti dei manager “principalmente in considerazione della difficoltà di collegare le irregolarità emerse a danni risarcibili a norma di legge (e quindi confortati dai necessari elementi di prova in merito a esistenza, prevedibilità ed entità degli stessi), tenuto conto, tra l’altro, che taluni degli investimenti oggetto di indagine non sono ancora giunti a scadenza, anche se, quando necessario, a fronte delle perdite prevedibili sono state iscritte le dovute svalutazioni, nonché dei possibili impatti reputazionali”.

Le Generali hanno poi  deliberato, “sulla base di una valutazione complessiva dell’interesse della Società”, di dare corso ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con Raffaele Agrusti riconoscendo, oltre alle normali spettanze del rapporto di lavoro e di fine rapporto, un importo lordo di 1,8 milioni di euro circa a titolo di indennità sostitutiva di 12 mesi di preavviso e a un ulteriore importo lordo di 3,3 milioni circa a titolo di incentivazione all’esodo, calcolato in applicazione della politica sulla remunerazione della Società e dunque in misura pari a 24 mensilità della “retribuzione ricorrente”. “Una parte di tale importo (pari a  100.000 euro lordi) – aggiungono le Generali – è stata riconosciuta quale corrispettivo delle rinunce di Raffaele Agrusti ad ogni pretesa connessa alla esecuzione e alla cessazione del rapporto e delle altre cariche ricoperte su designazione della Società”. Non sono invece previsti dall’accordo in parola rinunzie o manleve a favore di Raffaele Agrusti diverse e ulteriori rispetto alla normale disciplina contenuta nel CCNL né patti di non concorrenza.

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