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برازیل کے انتخابات لولا اور بولسونارو جونیئر کے درمیان معرکہ آرائی ہیں: پولز رن آف کا مشورہ دیتے ہیں۔ یورپ کے لیے کیا خطرہ ہے؟

Domenica 4 ottobre si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali: il presidente uscente si candida a 80 anni per un quarto mandato, ma dovrà superare la concorrenza del figlio dell’ex presidente Bolsonaro, ancora molto popolare. Il ballottaggio, quasi certo, si terrà il 25 ottobre

برازیل کے انتخابات لولا اور بولسونارو جونیئر کے درمیان معرکہ آرائی ہیں: پولز رن آف کا مشورہ دیتے ہیں۔ یورپ کے لیے کیا خطرہ ہے؟

ڈومینیکا 4 اوٹوبر quasi 160 milioni di aventi diritto brasiliani voteranno per il primo turno delle elezioni presidenziali, per scegliere dunque chi sarà il presidente della Repubblica per i prossimi 4 anni: sarà سکویڈ a succedere a se stesso, a 80 anni e per un quarto e ultimo mandato, o avrà la meglio il senatore فلاویو بولسونارو, figlio ed erede politico designato di Jair, presidente dal 2018 al 2002 e ancora popolarissimo, ancorché messo fuori gioco da guai giudiziari (è agli arresti domiciliari con una condanna a 27 anni per tentato colpo di Stato)?

I sondaggi indicano un pareggio, altissima probabilità di ballottaggio

Tutti i sondaggi recenti indicano di fatto un pareggio tecnico, con la quasi certezza che si andrà dunque al secondo turno, in programma domenica 25 ottobre, all’anti-vigilia di un’altra elezione sulla quale saranno ancora di più puntati i riflettori della comunità internazionale, quella in Israele. Una settimana dopo ci sarà poi il voto di midterm americano, e alla fine tutto si intreccia perché la destra brasiliana, capeggiata adesso da Bolsonaro junior, è dichiaratamente sostenitrice di Benjamin Netanyahu e di Donald Trump, tanto che alle manifestazioni della campagna elettorale di Flavio appaiono regolarmente bandiere degli Stati Uniti e di Israele.

Lula contro le ingerenze di Trump: “Il Brasile è dei brasiliani”

Il posizionamento geopolitico è stato ed è uno dei temi di questa tornata elettorale. Per rispondere alla postura spiccatamente filo-americana della destra, Lula ha insistito nel porre al centro della comunicazione proprio il Brasile, con slogan come “Il Brasile è dei brasiliani”, “Per un Brasile sovrano” e “Il Brasile non è il cortile di nessuno”, con riferimento polemico al ritorno della dottrina Monroe. Un modo per mandare neanche troppo indirettamente un messaggio a Trump, che da un paio d’anni è entrato a gamba tesa nelle questioni sudamericane prima attraverso i dazi, poi con un durissimo programma di repressione del narcoterrorismo che lo ha portato a scontrarsi prima col Venezuela, poi con la Colombia e infine proprio col Brasile.

Brasile isolato: non fa parte del Shield of the Americas, l’alleanza militare lanciata da Trump in Sudamerica

Mentre infatti quasi tutto il continente è oggi governato da leader di destra, anche estrema, con cui Washington non fa fatica ad andare d’accordo, dall’argentino Milei al cileno Kast, dall’ecuadoregno Noboa al colombiano De La Espriella, in Brasile – che è il Paese più esteso e popolato, nonché la prima economia del Sudamerica – ha trovato la resistenza proprio di Lula, che sui dazi ha risposto colpo su colpo e non si è piegato nemmeno allo Shield of the Americas, lo Scudo delle Americhe, la cooperazione militare lanciata da Trump con le ultradestre latinoamericane per contrastare il narcotraffico, mettendo nel mirino proprio le organizzazioni criminali brasiliane, come il Comando Vermelho.

Flavio vuole uscire dai Brics e dal Mercosur per allearsi con Washington

Il Brasile tra l’altro è stato tra i Paesi al mondo colpiti dalle tariffe commerciali più severe, e anche per questo ha proseguito in un cammino già da tempo tracciato da Lula e cioè di smarcarsi dalla dipendenza dagli Stati Uniti guardando altrove, in particolare verso Oriente e la Cina ma anche verso l’Europa. Mentre infatti Bolsonaro vorrebbe riportare Brasilia sull’asse della Casa Bianca, il presidente socialista è un fautore del multilateralismo: è amico di diversi leader europei, sostiene l’importanza e l’urgenza di una effettiva entrata in vigore dell’accordo Ue-Mercosur, e dialoga apertamente con Pechino e Mosca nell’ambito dell’alleanza dei Brics, rivendicando l’adesione del Brasile.

Una conferma di Lula darebbe più garanzia di dialogo con Bruxelles

Flavio invece, ispirandosi all’amico argentino Milei, vorrebbe rompere sia l’asse con i Brics che l’unione commerciale del Mercosur (che include, oltre al Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e tra poco la Bolivia), allontanando il proprio Paese dalla Cina per riallinearlo a Washington, ad altri Paesi dell’area governati dalla destra e ad un’economia più strettamente legata al dollaro. Ecco perché l’elezione brasiliana è osservata da vicino da Bruxelles: una conferma di Lula significherebbe il proseguimento del dialogo e l’intensificazione di rapporti commerciali che in questa fase storica sono fondamentali, essendo il Brasile il primo esportatore mondiale di ben dieci commodities agroalimentari e anche la seconda riserva del pianeta di terre rare.

Le risorse brasiliane servono anche all’Europa, ma è in vantaggio la Cina

L’Europa ha bisogno di accaparrarsi almeno una parte di quelle risorse troppo importanti in tempi di difficoltà energetiche e di esplosione dello sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Oggi invece minerali e terre rare finiscono quasi tutte in Cina, mentre il petrolio – di cui pure è ricco il Brasile, soprattutto dopo la recente scoperta al largo della foce del Rio delle Amazzoni – finirà in mano soprattutto statunitensi: la enorme riserva di greggio offshore scoperta da Petrobras sarà estratta in joint venture con Exxon, mentre mentre altri blocchi della stessa area sono già stati assegnati a Chevron e China National Petroleum Corporation. Insomma, anche qui l’Europa è tagliata fuori, e con Bolsonaro jr potrebbe esserlo ancora di più.

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