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Референдум в Швейцарии по вопросу нейтралитета: 70% проголосовали против репрессий со стороны правых сил.

Il 70,15% degli svizzeri respinge l’iniziativa sostenuta dalla destra per rendere la neutralità “permanente e armata”. Resta l’attuale quadro, compresa la possibilità di adottare sanzioni contro la Russia

Референдум в Швейцарии по вопросу нейтралитета: 70% проголосовали против репрессий со стороны правых сил.

La neutralità svizzera resta, ma senza diventare più rigida. Gli elettori elvetici hanno respinto con il 70,15% dei voti l’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità svizzera”, sostenuta da Pro Svizzera и 'Unione Democratica di Centro (Udc), la principale forza della destra conservatrice del Paese. Il Sì si è fermato al 29,85%, con явка составила 47,06%.. Il No ha prevalso in tutti i 26 Cantoni, anche se in Ticino il risultato è stato molto più equilibrato: 51,75% di No contro 48,25% di Sì.

Il referendum non chiedeva di cancellare la neutralità, che è sancita dalla Costituzione federale dal 1848, ma di renderne molto più rigida l’applicazione, trasformando alcuni principi in vincoli costituzionali. Una modifica che avrebbe inciso soprattutto sulla politica estera di Berna e sulla possibilità di adottare sanzioni internazionali.

Neutralità svizzera, cosa chiedeva la destra

L’iniziativa proponeva di stabilire nella Costituzione che la neutralità della Svizzera fosse “permanente e armata”. Il Paese non avrebbe potuto aderire ad alleanze militari o di difesa, né collaborare con esse, salvo nel caso di un’aggressione militare diretta o della preparazione di un’aggressione.

Il testo prevedeva inoltre che la Svizzera non partecipasse a conflitti militari tra Stati terzi и, особенно, non adottasse sanzioni contro Stati belligeranti. Sarebbero rimaste escluse dal divieto le sanzioni decise dalle Nazioni Unite e le misure necessarie a impedirne l’elusione. L’iniziativa chiedeva infine di utilizzare la neutralità per rafforzare il ruolo della Svizzera come mediatrice nei conflitti internazionali, attraverso i cosiddetti “buoni uffici”.

Era questo il cuore dello scontro politico. I promotori sostenevano che la neutralità fosse stata progressivamente resa più flessibile e che servisse invece una definizione chiara e permanente, capace di tenere la Svizzera lontana dai blocchi militari. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno sostenuto la posizione opposta: secondo le autorità, l’attuale sistema garantisce a Berna il margine di manovra necessario per adattare la propria politica estera alle circostanze internazionali.

Il nodo delle sanzioni alla Russia

La questione è diventata particolarmente concreta dopo вторжение России в Украину. Dal 2022 la Svizzera ha adottato in larga misura le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, una scelta compatibile con l’attuale interpretazione della neutralità. Il Consiglio federale decide caso per caso sull’adozione di sanzioni al di fuori di quelle imposte dall’Onu, sulla base della legge sugli embarghi.

Se l’iniziativa fosse passata, il quadro sarebbe cambiato in modo significativo. Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri, le sanzioni già in vigore contro Stati belligeranti avrebbero dovuto essere riesaminate e, sulla base del testo, quelle contro la Russia non avrebbero più potuto essere mantenute nella forma attuale. Sarebbero rimaste possibili le меры per impedire l’elusione delle sanzioni.

È proprio su questo punto che il referendum ha finito per essere anche un voto sul rapporto tra neutralità, politica estera e cooperazione internazionale. Il governo svizzero ha sostenuto che una neutralità flessibile non significa rinunciare alla neutralità, ma conservare la possibilità di reagire a situazioni che cambiano rapidamente.

Dopo il referendum, il dibattito resta aperto

Il risultato consegna quindi alla Svizzera una neutralità meno rigida di quella proposta dall’iniziativa della право, lasciando invariato l’attuale quadro costituzionale. Il politologo Urs Bieri, di gfs.bern, ha osservato che l’elettorato ha mostrato di preferire una neutralità che lasci al Consiglio federale un margine di manovra e permetta di decidere caso per caso.

Per i promotori, però, il voto non chiude la discussione. Dopo la sconfitta, esponenti dell’Udc hanno sostenuto che l’iniziativa abbia comunque riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza, della neutralità e dei rapporti della Svizzera con i blocchi internazionali.

Il punto politico rimane dunque quello emerso durante tutta la campagna: quanto deve essere flessibile la neutralità svizzera in un contesto internazionale sempre più conflittuale? Gli elettori hanno scelto di non trasformare una definizione più restrittiva in un nuovo vincolo costituzionale. La neutralità resta, ma con i margini di manovra che la Svizzera ha utilizzato anche negli ultimi anni, comprese le sanzioni contro la Russia.

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