“La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”. Lo ha detto a chiare lettere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inaugurando lunedì l’anno scolastico in una dei luoghi simbolo della ricostruzione del terribile terremoto del 2016, Amatrice. Poco prima anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi aveva sottolineato che “una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”, augurandosi che le aule siano “luoghi in cui nessuno si senta escluso”.
Le parole di Mattarella e Zuppi arrivano a poche ore dall’annuncio della premier Giorgia Meloni di due riforme che toccano proprio il mondo dell’istruzione: il tetto nelle classi agli studenti stranieri e il divieto di indossare il burka nelle aule. I due interventi dovrebbero essere contenuti all’interno di un decreto legge che potrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri giovedì.
Le parole di Mattarella
Nel suo intervento alla scuola dedicata a Sergio Marchionne, il capo dello Stato ha affermato che “gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”. Contesti difficili, quindi, che certamente stanno preoccupando l’opinione pubblica. Bullismo, bande giovanili ed anche aggressioni agli insegnanti: tutti problemi che Mattarella elenca nel suo discorso davanti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, anche allargando parte delle responsabilità alle famiglie. “La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati”.
“La scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”, ha aggiunto il presidente che poi per chiarire ancora meglio il concetto ha richiamato la Costituzione: “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – ‘È aperta a tutti’: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”.
Una scuola “aperta a tutti”, proiettata nel futuro, libera nel pensiero e facilitatrice di dubbi ha bisogno di risorse: “la società ha bisogno della scuola e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza”.
Le parole del cardinal Zuppi
Poche ore prima, aprendo il Consiglio episcopale permanente a Roma, di scuola aveva parlato anche il cardinale Matteo Zuppi. Il tema centrale del suo discorso è stata infatti la questione educativa, “non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza”, ha affermato.
“Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo” ha spiegato Zuppi, secondo il quale i recenti episodi di violenza devono “spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo”. Il cardinale ha ricordato le sfide “non più rinviabili” indicate da Leone XIV nell’Enciclica Magnifica Humanitas. “La prima è quella delle disuguaglianze educative. Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace” ha concluso Zuppi.
