Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, le divisioni tra le potenze e le difficoltà delle Nazioni Unite nel fermare i conflitti fanno da sfondo all’intervento di Donald Trump at81esima Assemblea generale dell’Onu. Dal Palazzo di Vetro, il presidente degli Stati Uniti rivendica la forza americana, difende l’operazione contro l’Iran e prospetta un accordo con Teheran dopo le elezioni di medio termine. Sull’Ucraina annuncia una pace più vicina del previsto, mentre attacca la Corte penale internazionale e respinge un controllo globale sull’intelligenza artificiale che da ora (almeno nei documenti Usa) si chiamerà superintelligence.
Trump prende la parola dopo il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che denuncia la debolezza dell’organizzazione. “L’Onu sta fallendo nella sua missione più importante: evitare le guerre”, afferma Lula. Il presidente americano presenta invece la potenza statunitense come lo strumento decisivo per affrontare le minacce e tutelare gli interessi nazionali.
Trump rivendica il primato degli Stati Uniti: “L’America è tornata”
“Posso riferirvi con orgoglio che l’America è tornata e che oggi il nostro Paese è più forte che mai“. Trump apre con un bilancio celebrativo della propria presidenza, passando dall’economia alla difesa, dalla tecnologia all’energia. “La nostra economia è l’invidia del mondo. Le nostre forze armate sono le più potenti della Terra. La nostra tecnologia non è seconda a nessuno e siamo leader praticamente in ogni campo. La nostra energia alimenta il pianeta”, dichiara davanti all’Assemblea. Il presidente descrive un Paese in piena espansione. “L’America sta risorgendo. La nostra nazione sta crescendo. La nostra potenza si sta espandendo. Il nostro Paese sta meglio che mai e il nostro futuro è davvero radioso”.
È la stessa impostazione degli estratti diffusi dalla Casa Bianca, nei quali Trump contrappone la propria azione alle promesse degli altri leader. “Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l’ho realizzata. Mentre altri ignoravano le minacce, io le ho affrontate”. La forza americana diventa così il filo conduttore del suo messaggio all’Onu.
Trump sull’Iran: “Accordo o li anniento”. L’intesa ipotizzata dopo le midterm
Il dossier iraniano occupa un posto centrale nell’intervento. Trump difende l’operazione militare e, richiamando gli attacchi del 7 ottobre, sostiene di aver agito per impedire il ripetersi di una catastrofe. “Dopo aver concesso all’Iran ogni possibilità di raggiungere un accordo, ho agito per garantire che né gli Stati Uniti né alcuna nazione dovessero mai trovarsi ad affrontare un simile incubo, un problema così catastrofico”, afferma. Alla rivendicazione affianca una minaccia esplicita, lasciando aperta la possibilità di un’intesa. “Con l’Iran o un accordo o li anniento. Credo un accordo”. Il presidente indica anche un possibile orizzonte per il negoziato. “Sono convinto che l’Iran farà l’accordo dopo le elezioni”, afferma, riferendosi alle midterm. E poi categorico su Teheran: “Non avrà mai l’arma nucleare”, un passaggio accolto dagli applausi dell’Assemblea.
Intanto, dai Guardiani della Rivoluzione iraniani arriva una dichiarazione di chiusura sui contatti con Washington. “Gli americani hanno cercato di contattarci ma rifiutiamo simili contatti”, afferma all’Afp il portavoce Hossein Mohebi. “I nostri affari con il nemico, fin quando resterà ostile, vengono gestiti solo con le armi”, aggiunge, precisando però che della diplomazia si occupa il ministero degli Esteri.
Trump sull’Ucraina: “La pace prima di quanto si pensi, Groenlandia accordo straordinario”
"La pace tra Russia e Ucraina si farà prima di quanto si pensi“. Dal podio dell’Assemblea generale, Trump prospetta una conclusione del conflitto e sostiene che tanto Kiev quanto Mosca siano ormai esauste, senza indicare una scadenza né precisare le condizioni di un possibile accordo. Rivendica inoltre un risultato sul fronte mediorientale. “Ho fatto terminare la guerra a Gaza”, dichiara, richiamando il risultato ottenuto “con il ritorno degli ostaggi”.
Sull’America Latina, l’attacco a Cuba provoca una reazione immediata. “Cuba è uno Stato fallito e cadrà“, afferma il presidente americano. Dopo le sue parole, la delegazione cubana si alza e abbandona l’aula dell’Assemblea generale.
Trump ha annunciato poi un rafforzamento della presenza militare statunitense in Greenland definendo “straordinaria” l’intesa con Danimarca e Groenlandia, la cui firma è attesa a breve al Palazzo di Vetro. Dopo l’accordo gli Stati Uniti invieranno subito sull’isola “una massiccia presenza militare”. Il presidente precisa anche la portata dell’intervento. Gli Stati Uniti “cominceranno a sviluppare una significativa presenza militare costruendo due basi militari di grande importanza”.
Trump e l’IA, no al controllo globale: “Si chiamerà superintelligenza”
Trump porta all’Onu anche la competizione tecnologica, opponendosi a un controllo internazionale dell’intelligenza artificiale. “Gli Stati Uniti respingono categoricamente qualsiasi tentativo di costruire un piano globalista per controllare l’intelligenza artificiale”. Il presidente ha poi annunciato inoltre che nei documenti ufficiali americani la tecnologia sarà chiamata “superintelligenza” motivando la scelta contestando il termine “artificiale”, che a suo giudizio suggerisce qualcosa di falso. “La fa sembrare falsa, e non lo è”, sostiene.
Pur riconoscendo che ogni innovazione comporta delle sfide, Trump attacca chi prospetta scenari catastrofici legati all’IA. Accosta questi allarmi a quelli sul cambiamento climatico e alle controversie politiche sulla Russia e sull’Ucraina, che descrive come “bufale” riconducibili agli stessi ambienti. Al centro del suo ragionamento resta la supremazia tecnologica americana. “Chiunque ottenga la superintelligenza, vince”, afferma. Il presidente sostiene che gli Stati Uniti siano già davanti ai concorrenti e promette di difendere questa posizione. “Al momento siamo in netto vantaggio sulla Cina e su tutti gli altri. E manterremo questo vantaggio”.
Trump attacca la Corte penale internazionale: “Via tutti dalla Cpi”
Nel suo show Trump ha poi aperto un altro fronte contro la Corte penale internazionale, invitando i Paesi aderenti a lasciarla. “Gli Stati Uniti si oppongono con pari fermezza all’istituzione fuori controllo nota come Corte penale internazionale. Non permetteremo mai che militari statunitensi o chiunque altro vengano sottoposti a indagini o a processi farsa da parte di un tribunale antiamericano privo di giurisdizione su di noi”, dichiara. Poi aggiunge un insulto diretto alla Corte. “Siete un gruppo di persone malvagie”.
Il presidente sollecita quindi un ritiro collettivo. “Invito tutte le nazioni membri della CPI a ritirarsi ufficialmente e immediatamente da questa istituzione fuorilegge”. Prende di mira anche gli alti funzionari dell’Onu per i diritti umani, contestando le critiche alle politiche americane sulla transizione di genere e sull’immigrazione.
Insomma tra promesse di pace, minacce militari e attacchi alle istituzioni internazionali, Trump trasforma il Palazzo di Vetro nel palcoscenico della propria forza, lasciando sullo sfondo la domanda più concreta: come tradurre lo show in accordi capaci di fermare le guerre.
