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Tennis, Sinner e Alcaraz estão exaustos pela agenda lotada. Mas será que realmente estão sendo disputadas mais partidas do que no passado? Aqui estão os números.

As constantes lesões dos dois tenistas mais icônicos desta era realmente sugerem um sistema fora de controle. Mas talvez fosse mais preciso relacionar as lesões a outros fatores além do número de partidas: a comparação com Federer, Djokovic e Nadal.

Tennis, Sinner e Alcaraz estão exaustos pela agenda lotada. Mas será que realmente estão sendo disputadas mais partidas do que no passado? Aqui estão os números.

Ma è proprio vero che nel tennis contemporaneo si gioca troppo e che, come sta sostenendo qualcuno, “stanno uccidendo il tennis”? I ricorrenti acciacchi dei due giocatori più forti del momento, il nostro Jannik Sinner e il rivale spagnolo Carlos Alcaraz, farebbe pensare di sì: tra vomitate in campo, malori, infortuni veri e propri o riposi precauzionali, i due hanno giocato in questa stagione, finora, in tutto meno di 80 partite (47 Sinner, 30 Alcaraz). La percentuale di vittorie è stata altissima per entrambi, che nonostante ne abbiano avuta sempre una si sono comunque aggiudicati uno Slam ciascuno: l’italiano ha vinto il 93,6% degli incontri disputati, Carlitos l’86,7%.

A guardare la loro traiettoria, dunque, ci sarebbe effettivamente da allarmarsi per un tennis sempre più logorante, soprattutto al livello più alto, ma ad onor del vero c’è anche da aggiungere che non corrisponde a verità dire che il numero di partite giocate sia esploso. Né rispetto al passato, né tantomeno in confronto con altri giocatori della Top-30 attuale. Forse sarebbe più corretto dire che è aumentata l’intensità del gioco, e che gli atleti hanno bisogno di più momenti di recupero durante la stagione. La realtà comunque è che solo una manciata di giocatori nella top 30 del ranking Atp hanno giocato più di 50 partite: il tedesco Alexander Zverev, che ha vinto due Slam su quattro e potrebbe chiudere la stagione da numero 1 al mondo, ha giocato ad oggi 63 partite, Ben Shelton 52, Flavio Cobolli 50, Frances Tiafoe 59, Rafael Jodar 51, Tommy Paul 55, Luciano Darderi 56, Daniil Medvedev 50 e Brandon Nakashima 50.

La media di tutti gli altri rimane in effetti paragonabile ai numeri di Sinner e Alcaraz, quindi un numero di partite giocate relativamente basso considerando che siamo quasi a fine stagione: Joao Fonseca 32, Andrey Rublev 45, Lorenzo Musetti 31, Casper Ruud 39, Arthur Fils 43, Novak Djokovic addirittura solo 21, ma nel suo caso è una scelta dovuta all’età molto avanzata. All’età di Sinner e Alcaraz e cioè nel prime della carriera, tuttavia, i Big Three della precedente generazione giocavano molto di più: allo stesso punto della stagione e quindi metà settembre, nel 2012 Djokovic aveva giocato 54 partite, Rafa Nadal 60 partite nel 2011 e Roger Federer 72 incontri nel 2006. Federer nel 2004 chiuse addirittura con 80 partite complessive, 74 vittorie e 6 sconfitte; nel 2006 arrivò a 97 partite (92-5).

Facendo una media delle ultime stagioni, emerge che Sinner e Alcaraz giocano una quindicina di tornei all’anno, e meno di 80 partite totali. Djokovic e Nadal, da giovani, partecipavano in media a 18-20 tornei a stagione, e andavano sempre sopra le 80 partite, spesso intorno alle 90. Allargando il confronto ai top 20 dell’Atp, vent’anni fa potevano giocare circa 25 tornei l’anno, oggi stanno tra i 18 e i 22. Un giocatore top 50 oggi gioca mediamente circa 45-65 partite annue; un top 50 del 2005-2010 spesso era nella fascia 55-75. All’età attuale di Sinner, 25 anni, quanti tornei avevano giocato i Big Three? Jannik 121 tornei e 454 partite, Federer 159 tornei e 590 incontri, Nadal 153 e 640, Djokovic 141 e 575. E all’età attuale di Alcaraz, 23 anni? Carlos 93 tornei e 375 partite, Federer 127 e 410, Nadal 119 e 475, Djokovic 109 e 415.

Si gioca più duro, evidentemente, ma si gioca meno. Il vero problema sembra essere l’intensità del gioco e soprattutto le condizioni, ad incominciare dalle palline. Per le quali la questione è duplice: cambiano praticamente in ogni torneo e secondo gli stessi giocatori sono troppo leggere e morbide, dunque per dargli potenza bisogna tirare più forte, imponendo uno sforzo maggiore a muscoli e articolazioni. Inoltre, alcuni esperti ritengono che le superfici dei tornei siano state rallentate e omogeneizzate (anche se su questo i pareri e i riscontri sono discordanti), il che porta a scambi più lunghi e dunque più logoranti. Alcuni infortuni agli arti superiori, come quelli di Alcaraz e Draper, sono infine dovuti a racchette più leggere e corde rigide, che imprimono forza attraverso il braccio. Il risultato effettivamente è che nella prima parte della stagione 2026, rispetto alla media dei 7 anni precedenti, gli infortuni alla parte superiore del corpo sono aumentati del 42%, quelli al braccio del 112%, i ritiri durante i match sono cresciuti del 53% e i re-infortuni del 55%.

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