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Padoan: “Non diamo numeri di fantasia, la manovra aiuterà la crescita”

I numeri che produciamo sono basati su un’attenta valutazione degli impatti della manovra, non sulla fantasia, né su aspettative irrealizzabili. Sono aspettative realizzabili”. Queste le parole del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervenuto oggi al convegno “Obbligati a crescere”, organizzato a Roma da Abi e Messaggero. Il numero uno del Tesoro ha ribadito così la propria posizione in risposta alla Banca d’Italia, alla Corte dei Conti e all’Ufficio parlamentare di Bilancio, che nei giorni scorsi avevano giudicato troppo ottimistiche le previsioni di crescita contenute nell’ultimo aggiornamento del Documento di economia e finanza (Pil +1% nel 2017).
 
“La manovra tiene conto dei vincoli stringenti imposti alla finanza pubblica – ha continuato Padoan – e della necessità di sostenere la crescita attraverso gli investimenti privati, ma anche dando uno spazio crescente agli investimenti pubblici. Questi ultimi aumenteranno non solo perché ci saranno più risorse, ma anche perché stiamo migliorando i meccanismi di spesa. Noi siamo convinti che tutto questo avrà un impatto importante sulla crescita e sulle aspettative”.

E proprio sotto il profilo delle attese, un segnale positivo è già arrivato con “il lancio del Btp a 50 anni – ha sottolineato Padoan -, che è stato accolto positivamente sui mercati: io lo prendo come un segno di fiducia nel Paese nel breve e nel lungo periodo”. Il sistema bancario, invece, “ha problemi che spesso sono distorti e mal percepiti dall’opinione pubblica internazionale”.

Quanto agli ostacoli che l’Italia deve superare per tornare a una crescita soddisfacente, il ministro ritiene che il più significativo sia “il problema della produttività, che è scesa e continua a scendere: questo è l’indicatore più preoccupante quando si parla dell’Italia, non il debito o le sofferenze bancarie, ed è questa la grande sfida che le politiche di bilancio devono affrontare”.

Il governo, ha assicurato Padoan, “sta prendendo questa sfida molto sul serio, con la strategia Industria 4.0” e più in generale con un approccio fondato “sull’interconnessione fra politiche bilancio e politiche strutturali. Nel tempo questa strategia porta benefici. Lo dimostrano le riforme strutturali fatte dalla Germania nella prima parte degli anni 2000, che poi l’hanno aiutata a superare meglio degli altri gli anni della crisi”. Del resto, la crescita “non è una questione di decimali – ha concluso il ministro –  e non ci sono scorciatoie. Dobbiamo usare tutti gli strumenti a nostra disposizione: politica monetaria, politica fiscale e politica strutturale”.

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