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Fichi Secchi, farsene scorta per ricordare l’estate, per la salute e per buon auspicio

Foto di Monika Schröder da Pixabay

L’estate è oramai alle spalle, ma possiamo comunque trattenere alcuni dei suoi sapori. Certamente i fichi hanno padroneggiato le tavole estive negli antipasti, nelle merende con la pizza, nelle torte e crostate.  Senza grande fatica possiamo prepararci dei fichi secchi in vista delle feste natalizie, come buon auspicio per l’anno che deve venire. Il metodo è piuttosto semplice: occorre raccoglierli quando hanno raggiunto il punto giusto di maturazione, tagliarli a metà facendo attenzione a non dividerli del tutto e lasciarli esposti al sole per almeno tre giorni.

Fondamentale è quindi rigirarli più volte al giorno ricordandosi poi di metterli al riparo dalle brume della notte in casa. Come ultima fase si passano per una decina di minuti in forno preriscaldato a 180 gradi. Ciò eliminerà ogni traccia residua di umidità.  A proprio gusto decidere prima della cottura in forno se rinchiudere le due parti dopo aver inserito al centro una mandorla, un gheriglio di noce.   

Fichi freschi e fichi secchi: le proprietà si invertono

Sotto l’aspetto nutrizionale il frutto fresco è estremamente povero di microelementi, tranne che di zuccheri semplici (13g/100 gr), potassio (270 mg/100 gr) e fibra (5 gr/100 gr). Questa apparente povertà viene completamente sovvertita nel prodotto seccato al sole poiché durante il processo di essiccazione il potassio assume valori molto interessanti (1010 mg/100g). La fibra (18.5 gr /100 gr) da sola può soddisfare quasi completamente il fabbisogno giornaliero di un adulto e gli zuccheri (53 gr/100 gr) forniscono un apporto calorico (212 kcal/100 gr) essenziale per lo svolgimento di lavori manuali.

Cibo degli schiavi e dei braccianti

Per secoli gli schiavi prima, e poi il bracciantato agricolo del sud, si è nutrito di fichi secchi per sopportare le dure giornate di lavoro senza danneggiare la funzionalità intestinale e l’intensa sudorazione che fa espellere grandi quantità di potassio.

Come l’agronomo romano Columella suggeriva di conservarli

Dopo il racconto dell’agronomo romano Columella nulla è pressoché mutato nella conservazione del frutto fresco […]”quando i fichi sono secchi bisognerà riporli in vasi ben spalmati di pece, durante un pomeriggio, quando sono caldi; in questi vasi i fichi vanno pigiati con cura, ma sul fondo si prepari prima uno strato di finocchio secco e così pure si disponga del finocchio secco in cima, quando il vaso è pieno; poi i vasi si devono subito chiudere con un coperchio, sigillare e riporre nel granaio, perché i fichi si conservino meglio.

Altri ancora scelgono dei fichi verdi ben grossi e polputi, li tagliano in due con una canna e con le mani, li aprono e li lasciano appassire al sole; poi quando sono ben asciutti, durante un pomeriggio, quando per il calore del solle sono un po’rammolliti, li raccolgono e, secondo gli usi degli africani e degli spagnoli, li avvicinano gli uni agli altri e li comprimono per far loro assumere la figura di stelle (stellarum) e di fioretti (flosculorumque) oppure li confezionano a forma di pane; poi li mettono di nuovo a seccare al sole e finalmente li ripongono in vasi”[…](RR XII,15).

Il brano, infatti, è la più antica testimonianza dell’uso di accostare due metà fresche di fichi tagliati per ottenerne qualcosa di molto simile alle attuali “crocette” calabresi.

Erroneamente associati alla vergogna

Erroneamente si associa il fico alla vergogna, poiché questo è il frutto della consapevolezza come si legge nel profeta Zaccaria […]” In quel giorno ogni uomo inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico” […] (Zac. 3, 10); anche nel vangelo di Giovanni si legge testualmente vocazione […]” Gli rispose Gesù ‘ perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi?” […] (Gv. 1, 50).

Il glucosio, infatti, è il nutriente principale del tessuto nervoso e del cervello e conferisce efficienza e funzionalità ai neuroni, per questo la sua reputazione era certamente ben meritata.

L’identificazione dei sicofanti associata al significato sessuale

Molto singolare è invece l’accezione negativa che veniva attribuito al frutto del fico nella identificazione dei sicofanti. Il termine, che letteralmente significa “mostrare il fico”, era stato coniato per identificare gli impostori, i delatori e più in generale coloro che si facevano portavoce di accuse false poiché si narrava che durante una carestia erano stati rubati dei fichi da un albero sacro e che il furto fosse stato denunciato solo tempo dopo.

In realtà il termine sicofante è legato alla ambiguità della parola che già in epoca greca era associata alla attività sessuale. L’ambivalenza del termine fico, che fa riferimento alla sfera genitale, è connessa alla figura del sicofante che era colui che svelava cose che non era opportuno descrivere e che metaforicamente dovevano restare celate.    

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