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A Consob informa que a bolsa de valores italiana vale € 1.209 bilhão, mas perdeu 30 empresas em 2025. Qual é o peso das ofertas públicas iniciais (IPOs)?

La relazione annuale della Consob fotografa il paradosso di Piazza Affari: la capitalizzazione sale a 1.209 miliardi di euro, ma nel 2025 si contano 30 delisting, nessuna nuova quotazione sul mercato regolamentato e un divario crescente con Stati Uniti e Cina. Sulla nomina del nuovo presidente, Giorgetti assicura: “Questa settimana ce ne occuperemo”

A Consob informa que a bolsa de valores italiana vale € 1.209 bilhão, mas perdeu 30 empresas em 2025. Qual é o peso das ofertas públicas iniciais (IPOs)?

Piazza Affari continua a guadagnare valoreMas si svuota progressivamente di società quotate. È il paradosso che emerge dalla relazione annuale della Consob, presentata a Milano dalla presidente vicaria Chiara Mosca. Nel 2025 sono state trinta le aziende che hanno lasciato il listino, provocando una perdita complessiva di capitalizzazione pari a circa 2,5 bilhões. Il fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia che coinvolge diversi mercati europei. Mentre gli indici salgono e le società rimaste in Borsa aumentano di valore, il numero delle imprese quotate continua infatti a ridursi, con effetti negativi sulla capacità del mercato di finanziare la crescita e attrarre nuovi capitali.

Consob: delisting in aumento, pesano le offerte pubbliche

Una parte consistente degli addii a Piazza Affari è arrivata al termine di offerte pubbliche di acquisto o di scambio. Sul mercato regolamentato Euronext Milan, nove operazioni su undici si sono concluse con l’uscita dell’emittente, determinando una perdita di capitalizzazione di circa 1,75 miliardi di euro. Sul segmento Euronext Growth Milan, dedicato soprattutto alle piccole e medie imprese, i delisting successivi a Opa o Opas sono stati undici su diciannove, per un valore perso vicino a 570 milioni. Considerando anche le uscite avvenute per ragioni differenti, il conto complessivo del 2025 sale a circa 2,5 miliardi.

“La capitalizzazione persa nel 2025 in seguito a tutti i delisting, non solo a seguito di Opa, è stata di circa 2,5 miliardi di euro”, ha sottolineato Mosca. La contrazione del numero delle società quotate non riguarda soltanto l’Italia. Nell’ultimo decennio le imprese presenti sul mercato regolamentato sono diminuite del 20% sia nel nostro Paese sia nel Regno Unito, mentre in Francia il calo ha raggiunto il 46%.

Piazza Affari vale 1.209 miliardi, ma mancano nuove quotazioni

Il progressivo assottigliamento del listino contrasta con l’andamento positivo delle quotazioni. Nel 2025 il Ftse Mib ha guadagnato il 31,5%, registrando la migliore performance degli ultimi vent’anni. La corsa è proseguita anche nel primo semestre del 2026, quando l’indice ha superato il precedente massimo storico che resisteva dal marzo del 2000. Alla fine dello scorso anno la capitalizzazione del mercato azionario italiano aveva raggiunto 1.077 miliardi di euro. Al 30 giugno 2026 il valore era già salito a 1.209 miliardi.

La crescita, tuttavia, è stata sostenuta prevalentemente dall’aumento dei prezzi delle azioni, non dall’ingresso di nuove imprese. Tra il 2010 e il 2025 il rialzo delle quotazioni ha aggiunto circa 750 miliardi di capitalizzazione, mentre il saldo tra nuove ammissioni e delisting ha sottratto 96 miliardi. Le società uscite hanno cancellato 187 miliardi, contro i 91 miliardi portati dalle nuove quotazioni. La situazione è peggiorata soprattutto negli ultimi cinque anni, durante i quali il saldo negativo ha raggiunto 69 miliardi. Nel 2025, inoltre, sul mercato regolamentato non si è registrata alcuna nuova ammissione.

Anche Euronext Growth Milan mostra segnali di rallentamento. Le ammissioni nette sono scese dalle 36 del 2021 ad appena due nel 2025. Nell’ultimo anno sono entrate 21 società, con una raccolta di 127 milioni e una capitalizzazione iniziale stimata in 485 milioni, mentre 19 imprese hanno abbandonato il segmento, cancellando circa 773 milioni.

La fuga dalla Borsa non riguarda soltanto l’Italia

La debolezza di Piazza Affari riflette un problema estrutural che riguarda l’intera Unione europea. Il ridimensionamento dei mercati azionari non rappresenta un fenomeno esclusivamente italiano. Secondo la Consob, nell’ultimo decennio il numero delle società presenti sui mercati regolamentati è diminuito del 20% sia in Italia sia nel Regno Unito, mentre in Francia la contrazione ha raggiunto il 46%. “La contrazione della Borsa è una tendenza diffusa a livello internazionale, in particolare in Europa”, ha osservato la presidente vicaria.

La questione assume una dimensione ancora più evidente nel confronto con gli Stati Uniti. Al 31 maggio 2026 il rapporto tra capitalizzazione delle Borse e Pil era pari al 75% nell’Ue e al 51% in Italia. Negli Stati Uniti raggiungeva invece il 247%. I mercati azionari americani rappresentano oggi il 45% della capitalizzazione mondiale, contro appena il 10% dell’Europa. Un divario molto più ampio rispetto alla distanza tra le due economie in termini di prodotto interno lordo, considerando che gli Stati Uniti valgono il 26% del Pil globale e l’Unione europea il 18%.

“La dimensione della raccolta sui mercati europei e la capitalizzazione complessiva delle imprese non sono rappresentative della dimensione del prodotto interno lordo dell’Unione europea”, ha osservato Mosca. Il ritardo emerge anche dalle offerte pubbliche iniziali. Tra il 2015 e il 2025 la Cina ha raccolto 647 miliardi di dollari attraverso le Ipo, davanti agli Stati Uniti con 425 miliardi e all’Unione europea con 221 miliardi.

Ipo europee più piccole e meno sostenute dal capitale privato

Il divario emerge anche osservando il mercato delle nuove quotazioni. Tra il 2015 e il 2025 la Cina ha raccolto attraverso le Ipo circa 647 miliardi di dollari, precedendo gli Stati Uniti con 425 miliardi e l’Unione europea con 221 miliardi. Le operazioni europee risultano mediamente più contenute. Circa tre quarti delle Ipo realizzate nell’Unione europea nell’ultimo decennio hanno raccolto meno di 100 milioni di dollari. Negli Stati Uniti e in Cina è invece più elevato il peso delle quotazioni comprese tra 100 e 500 milioni e di quelle superiori ai 500 milioni. Le Ipo con una raccolta superiore a 10 miliardi di dollari sono concentrate quasi esclusivamente negli Stati Uniti.

Il divario non riguarda soltanto le Borse. Anche i mercati privati europei mostrano una minore capacità di sostenere le imprese nelle fasi avanzate dello sviluppo. Le quotazioni appoggiate da questi operatori rappresentano circa il 20% del totale negli Stati Uniti e in Cina, contro l’8,4% europeo. La conseguenza è che molte aziende innovative europee faticano a raggiungere dimensioni globali oppure dipendono da grandi investitori internazionali. Secondo Mosca, “la differenza tra Europa e Stati Uniti risiede nel diverso contributo che i mercati offrono alla crescita. Mercati integrati e più profondi potrebbero consentire alla ricerca scientifica europea di tramutarsi in imprese di dimensione globale”, ha sottolineato Mosca, indicando nella frammentazione finanziaria e infrastrutturale uno dei principali ostacoli allo sviluppo del continente.

Il fabbisogno finanziario necessario a rilanciare la competitività europea nei settori strategici, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie quantistiche, dalle biotecnologie alla difesa, è stimato tra 750 e 800 miliardi di euro l’anno. Una parte delle risorse potrebbe arrivare dagli oltre 11 mila miliardi di ricchezza finanziaria detenuta dalle famiglie dell’area euro, a condizione di riuscire a indirizzare maggiormente il risparmio verso gli investimenti produttivi.

La sfida dell’integrazione e la riforma dei mercati

Per la Consob, il rafforzamento dei mercati europei passa dalla riduzione della frammentazione normativa e infrastrutturale. L’obiettivo è favorire operatori paneuropei, semplificare le attività transfrontaliere e rendere più uniforme la vigilanza, anche attraverso un ruolo più ampio dell’Esma. Allo stesso tempo, sarà necessario facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese alla quotazione, riducendo complessità e costi senza indebolire la protezione degli investitori. In questa direzione si muovono il Listing Act europeo e la recente riforma del Testo unico della finanza.

L’integrazione dei mercati e la semplificazione delle regole, secondo la presidente vicaria, non devono essere considerate strategie alternative. L’Europa ha bisogno sia di mercati più grandi e connessi sia di un ambiente capace di accompagnare in Borsa le Pmi.

Il nodo resta quello evidenziato dai dati italiani. Piazza Affari non è mai valsa così tanto, ma continua a perdere imprese. Senza nuove quotazioni e senza una maggiore capacità di finanziare la crescita, il rialzo degli indici rischia di nascondere un mercato sempre più concentrato e meno rappresentativo dell’economia reale.

Consob prepara la riforma dei contributi di vigilanza

Nel corso dell’incontro annuale con il mercato, Mosca ha affrontato anche il funzionamento interno della Consob, attualmente guidata in via vicaria dopo la conclusione del mandato di Paolo Savona. La presidente ha chiarito che la Commissione sta esercitando pienamente le proprie funzioni e che non si tratta della prima fase di guida vicaria nella storia dell’Autorità. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, interpellato sulla nomina del nuovo presidente, ha dichiarato che il governo affronterà la questione nel corso della settimana.

La Consob si prepara intanto a rivedere il sistema dei contributi richiesti ai soggetti vigilati, con l’obiettivo di migliorarne equità, sostenibilità, trasparenza e prevedibilità. Attualmente il funzionamento dell’Autorità dipende quasi interamente dalle somme versate dagli operatori sottoposti a vigilanza.

Sul fronte sanzionatorio, nel 2025 sono stati conclusi 56 procedimenti. Le istanze presentate per ricorrere all’istituto degli impegni, introdotto dalla Legge Capitali, sono state 21 e sono state accolte in 16 casi. Dall’inizio del 2026 all’8 luglio le domande sono salite a 25, con 19 accoglimenti. Secondo la Consob, il nuovo strumento ha contribuito a ridurre di circa il 10% la durata media dei procedimenti, offrendo le prime indicazioni positive sulla possibilità di contenere il contenzioso e utilizzare in modo più efficiente le risorse dell’Autorità.

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