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Les voitures électriques sont désormais une bonne option. Mais la pression fiscale freine leur développement.

La tecnologia avanza e sorprende: batterie più capienti e super-ricarica in pochi minuti. Arrivano i nuovi modelli e l’auto elettrica comincia ad essere un affare. Ma in Europa, e non solo, il fisco rischia di tirare il freno. Meno incentivi e una sovratassa sull’energia delle colonnine, anche quelle che installiamo a casa nostra. In aperta contraddizione con gli impegni per la mobilità pulita e la riduzione della dipendenza dal barile di petrolio.

Les voitures électriques sont désormais une bonne option. Mais la pression fiscale freine leur développement.

Spinge la tecnologia. Incalza il fisco, un po’ per necessità e un po’ per ingordigia. E questa volta la consueta altalena tra le promesse roboanti e le azioni in senso contrario potrebbe frenare pericolosamente la corsa verso una mobilità più pulita e più economica. Un vero peccato, perché oggi, già oggi, la mobilità elettrica ci fa risparmiare, seppure a due condizioni. Dobbiamo ricaricare a casa con le tariffe domestiche o scegliere attentamente qualche formula di abbonamento alle colonnine pubbliche, perché altrimenti la ricarica ci fa risparmiare poco o nulla rispetto ad un corrispondente mezzo a motore termico. E intanto dobbiamo sorbirci la ricerca non sempre facile di un punto di ricarica quando siamo in giro e il nostro mezzo rimane a secco di elettroni, rassegnandoci ad un rifornimento tutt’altro che istantaneo.

Ma ecco le gradite sorprese: con i nuovi modelli di auto e di moto la capienza delle batterie aumenta al punto da non far rimpiangere l’autonomia di un tradizionale serbatoio di benzina. Nel frattempo le colonnine pubbliche si diffondono con una buona accelerazione e le nuove tecnologie di ricarica promettono un Ravitaillement di elettroni in meno di un quarto d’ora.

Problemi virtualmente superati, dunque. Largo alle agevolazioni che premiano l’elettrico (per ora) nell’acquisto, nella circolazione e nelle soste in città. Largo, soprattutto, al vantaggio economico: con un po’ di attenzione (ricarica domestica, tessere di abbonamento) possiamo tagliare i costi al chilometro della metà o anche di più rispetto ad un motore termico equivalente. Nella speranza, naturalmente, che l’intera strategia per la generazione elettrica acceleri il suo percorso verso le alternative agli idrocarburi con il crescente ricorso alle renouvelable e, con tutte le incognite del caso, al nucleare di nuova generazione.

Ecco però la possibile mazzata, la vera controriforma che contraddice tutti gli annunci dei nostri politici che promettono e regalano nuovi incentivi anche in nome di una generale elettrificazione taglia-barile petrolifero, come i nuovi sussidi dedicati alle colonnine di ricarica domestica e condominiale lanciati in questi giorni.

Il gioco c’è il buon senso, ma anche i fragili equilibri della Finance publique. Già, perché se dovessero calare in maniera significativa le vendite di benzina e gasolio lo Stato dovrebbe rinunciare al corposo introito fiscale che ne deriva. Cifre colossali se pensiamo che circa il 50% del nostro salasso in carburanti, che nel nostro Paese supera la bellezza di 70 miliardi di euro l’anno, viene travasato nelle casse dello Stato sotto forma di tasse.

Compensare l’eventuale perdita aumentando il carico fiscale sul nuovo “carburante” costituito dagli elettroni dedicati ai mezzi di locomozione? Ci stanno pensando tutti, compreso non da oggi il nostro Governo. E ora i segnali prendono forza e sostanza, da noi e oltrefrontiera, sull’onda del comprensibile ma comunque inquietante gioco di lobby che viene anche dai nostri petrolieri.

La tecnologia che spinge. Arriva la super-ricarica.

Ricarica sempre più rapida, batterie sempre più capienti. Un nuovo deciso passo in avanti viene dal gruppo automobilistico integrato cinese Geely, un colosso che ha acquisito tra l’altro la svedese Volvo e insieme a Mercedes sta per lanciare nei mercati mondiali la nuova piccola e attesissima Smart elettrica. La ricarica quasi completa in meno di 10 minuti? Se all’annuncio seguirà una dimostrazione pubblica Geely batterebbe l’altro colosso cinese concorrente anche nell’attacco ai mercati europei, Byd.

Il nuovo sistema integrato di ricarica si chiama Geely Smart Charging e concentra molte delle suggestioni tecnologico-futuristiche che stanno tenendo banco. Funziona con l’l'intelligence artificielle per ridurre i tempi di ricarica, controllando minuziosamente la temperatura della batteria (il fattore forse più critico) e coordinandola con l’intensità di carica, tagliando i tempi dell’operazione e allungando la vita operativa della stessa batteria, che ancora oggi rappresenta l’elemento in proporzione più critico e costoso dell’intero mezzo elettrico.

Risultato: la nuova generazione delle stazioni di ricarica Geely Smart Charging promette una puissance de crête di oltre 2 chilowatt (kW), un’enormità, che supera con un balzo la super ricarica presentata (e dimostrata) da Byd solo pochi mesi fa. In pratica? Nei test descritti da Geely, svolti su mezzi standard già circolanti, ovvero la Lynk & Co 10 e la Zeekr 001, la ricarica dal 10 al 70% avrebbe impiegato solo quattro minuti e 30 secondi, mentre quella dal 10 al 97% (praticamente un vero pieno di elettroni da zero) avrebbe segnato un tempo di otto minuti e 40 secondi. Il problema dei temps de charge rispetto al rifornimento di benzina sarebbe cancellato.

Elettroni contro idrocarburi. Le nuove stime del risparmio

Torniamo allora ai risparmi oggi comunque garantiti (fisco permettendo) da un mezzo elettrico. I conti aggiornati giungono dall’associazione dei consumatori Adiconsum, nell’edizione di agosto 2026 del suo Observatoire national sui prezzi delle tariffe di ricarica.

In sintesi: nel caso dello scenario più favorevole per i prezzi, ovvero una ricarica domestica con la tariffa casalinga, se questa fosse l’unica modalità di ricarica usata (scenario un po’ estremo, non facilmente realizzabile) su una percorrenza di 10mila chilometri in un anno, la spesa per l’elettricità risulterebbe di circa 325 euro contro i 1.090 euro di una corrispondente automobile diesel e 1.151 euro per un mezzo a benzina (meno cara, ma conteggiata sulla base di un consumo medio superiore rispetto al motore diesel, più efficiente).

Più nel dettaglio, come sintetizzano gli analisti di Gazette électronique, per un’auto elettrica che consuma 13 chilowattora (kWh) ogni 100 chilometri in città una ricarica domestica a 0,25 euro per kWh produce un costo di 3,25 euro ogni 100 km, con un risparmio di 7,65 euro rispetto al gasolio, 8,26 euro rispetto alla benzina e 2,84 euro rispetto al Gpl. Il risparmio annuo sarebbe rispettivamente di 765, 826 e 284 euro.

Più difficile – sottolinea Adiconsum – confrontare i costi e le soglie di convenienza nel caso delle ricariche alle colonnes publiques, caratterizzate da una moltitudine di tariffe, convenzioni, abbonamenti e promozioni. In linea generale possiamo confermare che la ricarica alla colonnina può variare dalla sostanziale equivalenza alla ricarica domestica (ma i casi sono rarissimi) a ben oltre il doppio, fino ad annullare il vantaggio economico. Ecco perché l’associazione dei consumatori “continua a chiedere maggiore trasparenza nel mercato della ricarica”.

La tassa al chilometro spunta in Inghilterra ma non solo

Il fisco spariglierà tutto frenando la corsa? Il rischio c’è. Mentre da noi le tentazioni riaffiorano anche nei dossier delle istituzioni, il cattivo esempio viene dall’Inghilterra. Che se non altro annuncia la mazzata con buon anticipo. Scatterà infatti dal 1 aprile 1028 la tassa britannica legata ai km percorsi con un mezzo elettrico. Battezzata Electric Vehicle Excise Duty (eVED) riguarderà in maniera differenziate i veicoli totalmente elettrici, le ibride plugin e anche quelle a celle a combustibile alimentate ad idrogeno. Motivazione: la perdita di entrate fiscali, appunto, con il progressivo transito degli automobilisti all’elettrico.

Come definito in un documento governativo pubblicato nel luglio scorso, la tariffa iniziale, che potrà essere ritoccata anche in base all’inflazione, sarà di 3 centesimi di sterlina per miglio sia per le auto totalmente elettriche che per quelle ad idrogeno, mentre sarà della metà, 1,5 centesimi per miglio, per le plugin, considerando che queste condividono la propulsione elettrica con quella termica, già abbondantemente tassata.

Decisamente cervellotico il meccanismo applicativo: ogni anno il proprietario del veicolo dovrà comunicare la lettura del contamiglia, stimare la percorrenza dell’anno successivo pagando il corrispettivo anche con una rateazione per procedere ad un conguaglio al termine del periodo. Secondo le stime governative la tassa dovrebbe colpire circa 5,6 milioni di mezzi nel primo biennio di applicazione assicurando alle casse dello Stato oltre 1 miliardo di sterline che salirebbero a quasi 1 miliardo e mezzo nel biennio successivo e a poco meno di 2 miliardi dopo il 2030.

Gli inglesi faranno scuola? Lo stanno già facendo, non solo nei paesi con i quali la parentela è più stretta. In Nuova Zelanda già da due anni le auto elettriche leggere pagano 76 dollari locali (poco meno di 39 euro) ogni 1.000 chilometri, con un lieve sconto per le ibride plug-in. Più agevole il meccanismo applicativo: l’automobilista compra in anticipo buoni chilometrici e li integra strada facendo.

Ma attenzione a quello che sta accadendo molto vicino, in Suisse. Il Consiglio Federale ha avviato una consultazione su due alternative per tassare dal 2030 i veicoli elettrici, anche qui per compensare il salasso che potrebbe arrivare dal minor consumo di carburante. La prima soluzione prevede l’imposta sulla percorrenza differenziata in base al peso del mezzo, ma che dovrà essere equivalente in media a circa 58 centesimi di euro a chilometro. La seconda soluzione prevede un prelievo diretto sull’elettricità utilizzata per la ricarica.

Insomma il nostro Governo (e forse anche quello venturo) qualche scusa per alimentare in questo modo la fame fiscale ce l’ha. Magari prenderà spunto da chi è già andato in avanscoperta sulle tasse per la ricarica. O da chi, e sono in molti, ha cominciato a smantellare una per una le altre agevolazioni ancora dedicate ai mezzi elettrici. Dai bonus per l’acquisto a quelli per l’installazione delle colonnine domestiche, dagli sconti sul bollo all’esenzione dalle soste a pagamento. Prepariamoci ad uno sgradevole addio.

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