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MPS, Lovaglio opens up to UniCredit's possible post-shareholders' meeting intervention: "It's an option. With the shareholders' approval, competitive pressure will be placed on the price of Intesa's takeover bid."

Parlando a Bloomberg Tv Lovaglio ha aperto a un possibile intervento di Unicredit dopo l’assemblea, spiegando che “il voto dei soci non è un referendum tra offerte”. Pubblicata la relazione del cda. Intesa ha già ottenuto il 75% delle autorizzazioni all’estero

MPS, Lovaglio opens up to UniCredit's possible post-shareholders' meeting intervention: "It's an option. With the shareholders' approval, competitive pressure will be placed on the price of Intesa's takeover bid."

In vista dell’assemblea del 29 ottobre, il ceo del Monte dei Paschi Louis Lovaglio rimescola ancora una volta le carte e apre a un possibile intervento di Unicredit nel risiko bancario che ha come protagonisti non solo Mps e Intesa Sanpaolo, ma anche Banca Generali, Banco Bpm e Generali. Intervistato da Bloomberg TV, il manager ha parlato delle indiscrezioni relative a un possibile interesse del gruppo guidato da Andrea Orcel per le attività che potrebbero essere cedute nell’ambito della doppia Ops su Banca Generali e Banco Bpm. “È un’opzione”, ha risposto Lovaglio, precisando però di non aver avuto colloqui con Unicredit che sul mercato italiano sta portando avanti una strategia “wait and see”. Dopo l’assemblea “la situazione può evolvere”, he added.

Lovaglio: “Il voto in assemblea non è un referendum tra offerte”

Il voto dell’assemblea straordinaria di Mps a favore delle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali “non è un referendum” tra la proposta di Siena e l’Opas di Intesa Sanpaolo, ha affermato l’amministratore delegato di Rocca Salimbeni, secondo il quale la doppia operazione lanciata ad agosto “offre la possibilità ai nostri soci di avere un’alternativa all’Opas e ci consente di esercitare una pressione competitiva sui prezzi e di perseguire quello che riteniamo essere il nostro obiettivo di generare il maggior valore per i nostri azionisti”, ha affermato Lovaglio a Londra intervistato da BloombergTV. Il numero uno di Mps ha poi risposto ad una domanda sui rumors relativi a una possibile nuova mossa aggressiva di Intesa prima dell’assemblea del 29 ottobre. “Ci sono rumors sul mercato su questo – ha affermato – per me è difficile che accada, quello che è ovvio che dovrebbero rivedere il prezzo". 

On the possible valutazioni dei soci Delfin e Caltagirone, il banchiere lucano ha spiegato: “credo che possano riconoscere il valore” delle due Ops, “dobbiamo vedere come evolve la situazione”, mentre riguardo alla Government position, azionista con il 4,8% del capitale, il ceo ha ricordato che l’Esecutivo ha affermato che avrà una posizione neutrale e “L’importante che non vogliano interferire con il mercato”, ha osservato.

La relazione per i soci: le indicazioni su Banco Bpm

Nel frattempo, a un mese di distanza dall’assise, Ps published la relazione del cda, approvata a maggioranza, sui tre punti all’ordine del giorno, ovvero la doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali e la fusione con Mediobanca. Nella relazione, Rocca Salimbeni fa riferimento anche all’offerta di Intesa, ribadendo che “a giudizio della banca”, se l’assalto di Ca’ de Sass dovesse andare a buon fine, ciò non determinerebbe “la decadenza, l’inefficacia o la facoltà di revoca delle offerte”.

Entrando nei dettagli dell’ops lanciata su Banco Bpm, il Monte ribadisce che l’aggregazione non prevede chiusure di sportelli, eccezion fatta per “eventuali interventi richiesti in esito alle valutazioni antitrust che si ritengono limitati”, né impatto sui dipendenti della banca milanese. Inoltre, non è escluso che il titolo della banca di Piazza Meda resti quotato a Piazza Affari. La banca guidata da Lovaglio ”si impegnerà a valutare soluzioni di governance idonee a riflettere l’apporto, le competenze e le specificità delle diverse realtà, assicurando un adeguato equilibrio nella gestione del percorso di integrazione e nei principali processi decisionali del gruppo risultante dall’aggregazione’. 

In assemblea Mps chiederà ai soci di votare una delega al cda per l’aumento di capitale al servizio dell’offerta su Bpm (potrà essere deliberato dal cda entro il 31 dicembre 2027), anche in una o più volte e in via scindibile, per un ammontare massimo di 14,05 miliardi, oltre eventuale sovrapprezzo, e massime 2.374.290.392 azioni di Mps di nuova emissione.

Le indicazioni su Banca Generali

Diverso l’approccio su Banca Generali con la quale Mps punta a rafforzare “il polo di Wealth Management del gruppo”. Con l’acquisizione dell’istituto controllato dalle Generali, il Monte avrebbe a disposizione “circa 2.500 financial advisors, 117 miliardi di euro di attività finanziarie totali e capacità proprietarie di Asset Management, combinate con soluzioni di investimento, assicurative e di protezione di elevata qualità”. “L’operazione – spiega il cda – ha una logica di add-on, volta a tutelare la completa autonomia di business di Banca Generali e in particolare della rete di consulenti finanziari, elemento distintivo del franchise. Di conseguenza, non è previsto alcun intervento di razionalizzazione delle reti consulenziali”.

La relazione del cda aggiunge che su base pro forma al 31 dicembre 2025, la combinazione del gruppo Mps con la sola Banca Generali presenta un totale attivo pari a 260 miliardi, crediti verso la clientela pari a 146 miliardi, raccolta diretta pari a 182 miliardi e masse finanziarie totali (total financial assets) pari a 433 miliardi. Mps scrive che ove l’offerta fosse accettata da tutti gli azionisti, Generali deterrebbe il 9,9% del capitale sociale di Mps (6,4% se anche l’offerta su Bpm andasse a buon fine con il 100% di adesioni).

Generali and Mediobanca

Altro argomento delicato è l’acquisizione del pacchetto pari al 13,3% del capitale sociale delle Generali detenuto da Mediobanca da parte di Banca Mps che secondo la banca non è condizionata all’esito delle due Ops su Bpm e Banca Generali e pertanto sarà perfezionata indipendentemente dall’esito delle due operazioni. La relazione spiega che a valle del extraordinary dividend che sarà erogato ai soci, l’investimento residuo in Generali, pari a circa l’8,8% del capitale sociale, continuerebbe ad essere valutato nel bilancio consolidato del gruppo con il metodo del patrimonio netto. 

Infine, parlando di Mediobanca, Monte dei Paschi fa sapere che le scissioni che caratterizzano la fusione tra Mps e Mediobanca verranno “prudenzialmente” sottoposte al voto dell’assemblea dei soci della banca senese il prossimo 29 ottobre nel rispetto della passivity rule scattata dopo il varo dell’Opas Intesa. ll documento rivela quindi che manca ancora l’autorizzazione Golden Power da parte della presidenza del Consiglio alla data della pubblicazione (29 settembre) della relazione e evidenzia che la fusione vera e propria, invece, non sarà sottoposta al voto dei soci “in quanto il perfezionamento della stessa rappresenta una condizione di efficacia dell’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa e, pertanto, non configura un atto od operazione idoneo a contrastare il conseguimento degli obiettivi dell’offerta medesima”.

Intesa: dall’estero ricevute già il 75% delle autorizzazioni per l’offerta su Mps

Nel frattempo, sul fronte opposto tutto sembra procedere a spron battuto. Almeno per il momento, va a gonfie vele l’iter autorizzativo abroad per l’offerta di Intesa Sanpaolo su Siena. I procedimenti interessano una trentina di Paesi in cui operano le società di Montepaschi, Mediobanca e Generali.

Le autorizzazioni alle diverse autorità all’estero sono all’incirca 46 e, ad oggi, il gruppo guidato da Carlo Messina ha incassato il via libera incondizionato per oltre il 75% delle richieste avanzate. Una procedura non semplicissima considerata la complessità delle diverse giurisdizioni. All’estero, va sottolineato, la Commissione Europea, le autorità antitrust e quelle equivalenti al golden power si sono pronunciate tutte con una approvazione incondizionata e senza prescrizioni.

Il completamento dell’iter autorizzativo fuori da confini nazionali è atteso per le prossime settimane, ovvero prima che arrivi the decision of the ECB, attesa tra metà e fine ottobre. In Italia, poi, restano aperti i fronti con the Antitrust la cui decisione dovrebbe arrivare per fine novembre e quella del golden power following. 

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