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Crisi di Governo: Gas, Pnrr, cuneo fiscale, Concorrenza e riforma del fisco. Tutti i dossier a rischio

Marco Verch on Flickr

La crisi di Governo e l’ormai probabile addio di Mario Draghi a Palazzo Chigi, nonostante il temporaneo rifiuto del presidente Mattarella e i tentativi in extremis di alcuni partiti, mettono a rischio il futuro dell’Italia. Tanti i dossier sul tavolo che rischiano di bloccarsi in un momento delicatissimo in cui, tra guerra, inflazione e Covid, il Paese avrebbe bisogno di un Esecutivo autorevole in grado di lavorare senza sosta e nel pieno dei suoi poteri.

E invece la presa di posizione del Movimento 5 Stelle e le conseguenti dimissioni di Draghi rischiano di ottenere l’effetto contrario, con lo spettro recessione che diventa di giorno in giorno più minaccioso.

Gas, Pnrr, Ddl Concorrenza, taglio del cuneo fiscale, riforma del fisco sono solo alcuni (i più importanti) dei temi su cui stava lavorando l’attuale Governo e che ora rischiano di impantanarsi nei meandri di una crisi che fa male in primis al Paese.

Gas: corsa contro il tempo per riempire gli stoccaggi e diversificare le forniture

L’agenda del gas, un’agenda entrata in una fase di cruciale emergenza è particolarmente danneggiata dalla crisi politica innescata dal M5S. L’appuntamento di Mario Draghi e Luigi Di Maio, lunedì e martedì ad Algeri per sigillare l’accordo siglato in aprile con il presidente Tebboune, è infatti della massima importanza per l’Italia. La crisi innescata dalla guerra Russia-Ucraina ci costringe a renderci rapidamente indipendenti da Gazprom. Come? Innanzitutto diversificando l’approvvigionamento. Ed è legittimo chiedersi come può l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi – che si è lanciato con forza nella realizzazione operativa di questa diversificazione – procedere senza avere le spalle coperte da un governo in carica e determinato. Finora il tandem Draghi-Descalzi ha raggiunto ottimi risultati: l’import dalla Russia è sceso dal 40% al 25%, gli stoccaggi gas hanno raggiunto il 65% della capienza, non ci sono stati contraccolpi sul sistema elettrico. Ma bisogna arrivare al 90% prima dell’inverno ed è una corsa contro il tempo.

Dall’Algeria devono arrivare 9 miliardi di metri cubi in più entro il 2023, l’appuntamento di lunedì è fondamentale. Ma ora cosa succederà? Il governo, supportato da Eni sta portando avanti colloqui per  volumi aggiuntivi di gas da Qatar, Egitto, Mozambico, Azerbaijan. Sullo sfondo resta l’ipotesi che Gazprom chiuda i rubinetti definitivamente dopo il 21 luglio: razionamento e misure di contenimento sono da considerare probabili. Infine, in Europa Draghi aveva sostenuto la necessità di un tetto ai prezzi del gas: ora Putin può tirare un sospiro di sollievo.

Pnrr: due scadenze fondamentali a rischio

L’autorevolezza e la credibilità internazionale di cui gode il Premier Draghi fino ad oggi ha consentito all’Italia di superare senza problemi i vari test relativi agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Senza di lui, la strada diventa più impervia. In questo contesto l’Italia dovrà superare due importanti step. Il primo è la valutazione che la commissione Ue svolgerà sugli obiettivi raggiunti al 30 giugno. Dal risultato dipenderà l’erogazione della nuova rata da 21 miliardi di euro. Superato questo importante passaggio si aprirà una fase ancora più impegnativa, quella relativa alle scadenze di fine anno che l’Italia dovrà rispettare nonostante la crisi di Governo e le possibili elezioni in autunno. Gli obiettivi del Pnrr saranno portati avanti dalla macchina amministrativa che però, senza un Governo alle spalle, potrebbe marciare a rilento.

Il taglio del cuneo fiscale

Direttamente sulle tasche dei cittadini influirà il probabile stop al taglio del cuneo fiscale a cui il Governo stava lavorando da mesi insieme a imprese e parti sociali. L’obiettivo era quello di inserire la misura nella prossima legge di bilancio per dare ai lavoratori e ai pensionati alle prese con l’inflazione una risposta sul breve termine. La riduzione delle tasse sul lavoro era considerata una priorità dal Governo Draghi, che intendeva stanziare risorse pari ad almeno 4-5 miliardi da destinare al taglio del cuneo per i redditi inferiori a 35mila euro. Ma senza un Esecutivo in carica il provvedimento sembra destinato ad arenarsi e, anche se le elezioni riuscissero a dare all’Italia un nuovo Governo entro l’autunno, difficile che chi si insedierà a Palazzo Chigi avrà il tempo necessario per lavorare su una misura di tale portata. 

Il Ddl Concorrenza e i taxi

A rischio anche il destino del Disegno di Legge Concorrenza, fondamentale per portare avanti le riforme chieste da Bruxelles nell’ambito del Pnrr. Lunedì si sarebbe dovuta tenere una nuova riunione della commissione Attività produttive alla Camera che avrebbe dovuto chiudere il provvedimento. Dopo la mancata fiducia del M5S in Senato e le dimissioni di Draghi, la seduta non è nemmeno stata convocata e anche se la conferenza dei capigruppo dovesse confermare l’arrivo del testo in Aula, la commissione non voterebbe emendamenti senza il parere positivo del Governo. Primo fra tutti l’ormai celebre articolo 10 che ha portato i tassisti a fare fuoco e fiamme nelle piazze e a convocare scioperi non autorizzati per fare pressione sui legislatori. Il pericolo è quindi quello di andare incontro non solo allo stralcio dell’articolo che manterrebbe iintatto l’attuale status quo senza alcun cambiamento, ma anche al blocco totale del provvedimento se il presidente Sergio Mattarella sciogliesse le Camere prima del via libera.

La riforma del Fisco

Potrebbe finire in soffitta anche la tanto attesa riforma del Fisco contenente le norme sul catasto, ma anche il taglio dell’Irpef, il superamento dell’Irap e il cashback fiscale. Dopo mesi di polemiche e mediazioni Palazzo Chigi era riuscito a “blindare” il testo, assicurandosi un passaggio senza modifiche in Senato allo scopo di dare il via libera definitivo al provvedimento entro l’estate. Con l’addio di Draghi, tutto potrebbe essere rinviato a data da destinarsi.

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