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Auto elettrica o a metano? Tra Enel e Snam riparte la grande sfida

Sarà l’auto elettrica o quella a metano l’auto “ecologica” dei prossimi anni? La sfida è stata lanciata nell’autunno 2016: da un lato Snam con Fca e Iveco, dall’altro Enel con Renault e Nissan (ma anche Bmw e Volkswagen). Ed è stata rilanciata, da entrambi i protagonisti, proprio negli ultimi giorni. Snam ha messo in cantiere, in occasione della presentazione del piano strategico 2017-2021 la scorsa settimana a Londra, un programma di investimenti di 5 miliardi, di cui 4,7 in Italia.

I PIANI DI SNAM, MOBILITÀ A METANO

Con questa motivazione nelle parole dell’Ad Marco Alverà: “Il mercato italiano beneficia dell’infrastruttura gas più estesa dell’intero continente e nei prossimi 5 anni investiremo 5 miliardi di euro per rendere il nostro sistema ancora più forte, più interconnesso e più sostenibile, contribuendo significativamente alla realizzazione dell’Energy Union e offrendo una soluzione efficace al processo di decarbonizzazione”. Guardando più in concreto nelle slide presentate dal management agli analisti, in ballo ci sono 150 milioni in cinque anni per realizzare 300 nuovi distributori di metano per auto e camion. I colloqui preliminari, ha precisato Alverà, sono stati avviati con tre primari operatori. E’ facile immaginare chi siano visto che Agip, Api-Ip (che ha già firmato accordi sia con Snam che con Enel) e Q8 sono i primi tre network nella distribuzione di carburanti in Italia. Anche TotalErg potrebbe essere della partita.

I PIANI DI ENEL, e-MOBILITY

Sull’altro versante, quello dell’auto elettrica, il protagonista è Enel e i piani non sono meno battaglieri. Anzi. L’investimento messo in campo dal campione elettrico nazionale è circa il doppio: “Si tratta di 300 milioni che finanzieremo in parte con fondi europei – ha detto l’Ad e direttore generale di Enel Francesco Starace, intervistato da FIRSTonline ai primi di marzo –  in altra parte il costo sarà a carico dei rifornimenti che di volta in volta faranno i clienti. Non ricadrà dunque sulle bollette elettriche. Le circa 12.000 colonnine che installeremo in due-tre anni saranno sia a ricarica veloce che normale, e ci piacerebbe che fossero tutte abilitate per la tecnologia Vehicle to Grid (V2G), in grado cioè di prelevare ma anche di restituire, vendendola, energia alla rete secondo un brevetto che siamo gli unici ad avere realizzato e che stiamo già sperimentando con successo in Uk e Danimarca”.

La svolta dunque c’è anche se i numeri possono sembrare piccoli – 300 milioni nel triennio 2017-19 — per un gruppo che ha in programma di investire per la crescita 5,2 miliardi nelle rinnovabili e 5,8 miliardi nelle reti nei prossimi tre anni. La vera novità è che l’investimento è calibrato sull’attesa di un mercato da 360.000 auto elettriche a fine triennio. Un vero balzo in avanti considerato che oggi sono circa 6.000 e rappresentano appena lo 0,01% di quelle in circolazione. Secondo i dati Unrae, fermi al 31 dicembre 2015, erano in tutto 36 milioni all’epoca, le auto circolanti in Italia. Le percentuali d’altronde cambiano rapidamente e le ultime immatricolazioni di febbraio indicano che le auto a metano contano per l’1,42% sulle circa 355.000 auto nuove. Quelle elettriche erano lo 0,06%, il grosso rimane il diesel (56%) mentre la benzina rappresenta circa un terzo delle nuove immatricolazioni.

DUE RETI A CONFRONTO

Nel caso dei carburanti, si parte da una rete con 21.000 distributori – unanimemente giudicata sovradimensionata e costosa rispetto ai consumi – in base alle statistiche rilevate dall’Unione petrolifera. Di questi, i distributori a metano risultano essere appena 1.101 nel 2016 contro i 358 del 2001, quindici anni fa. L’obiettivo dichiarato da Snam con Fca e Iveco, lo scorso ottobre, era di raddoppiare la dotazione a oltre 2000 distributori Cng (Compressed natural gas) nei prossimi 10 anni. L’Ad di Snam, Marco Alverà, ha precisato che il costo dell’infrastruttura sarà ripagato in parte dagli automobilisti, in parte con accordi di lungo termine con gli operatori e che i primi impianti frutto dell’intesa a tre saranno in rete a metà 2018.

Proprio il 2018 e il 2019 sono considerati come anni cruciali per il decollo dell’auto elettrica poiché tutte le case hanno annunciato per quel periodo i nuovi modelli con autonomia di 500 km. Per questo l’Enel spinge ancora di più sull’acceleratore per lanciare su tutto il territorio nazionale una rete di ricarica che consenta di percorrere la penisola da Nord a Sud, o viceversa, senza intoppi per i rifornimenti. Si parte da una rete attuale, valutata dal presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci con circa 1.700 colonnine complessivamente (un migliaio sono quelle Enel). Entrambi i gruppi, Snam e Enel, sono spinti dalla Direttiva europea DAFI (sulle infrastrutture per carburanti alternativi) ormai approvata a livello europeo e in corso di recepimento in Italia. E dalla necessità, evidente agli occhi di tutti, di decongestionare le grandi città dalla cappa asfissiante dell’inquinamento per il quale l’Italia rischia, oltretutto, una procedura d’infrazione europea.

I PIANI DEL GOVERNO

Chi vincerà la corsa alla nuova mobilità? Alla fine la contesa potrebbe risolversi in una condivisione della torta: il metano potrebbe avere più successo per il grande trasporto su gomma (camion e Tir) e non è un caso che l’accordo con Snam riguardi anche Iveco; l’auto e gli autobus elettrici vincerebbero invece il primato nelle grandi città. Ma soprattuto, da che parte spingerà il governo? Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha battezzato l’unione Snam-Fca-Iveco fondata sul metano; l’ex premier Matteo Renzi aveva invece chiesto all’Enel un piano nazionale per le colonnine di ricarica. La nuova Sen (strategia energetica nazionale) è attesa per aprile. Non resta che attendere.

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