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Vittoria di Hollande o sconfitta di Sarkozy ? La Francia vota per il nuovo presidente

Com’è possibile che in un Paese profondamente a destra come la Francia, afflitta sempre più dai mali del populismo e dall’indifferenza per la politica, un uomo della sinistra abbia forti chance di vincere? Com’è possibile che il candidato del Partito socialista francese, a rischio esplosione due anni fa e ancora diviso nell’ottobre scorso, al momento delle primarie, possa diventare oggi Presidente? E’ vero, esiste sempre l’incognita indecisi, questa nuova tribù che i media a Parigi cercano penosamente di definire, la «Francia invisibile», che può spostare il proprio voto da sinistra e destra, andata e ritorno, molto rapidamente. Ma se i sondaggi dell’ultima ora verranno confermati e la carta Hollande sarà davvero quella vincente, come si è arrivati a tale epilogo?

La sua vittoria, se verrà confermata dai fatti, sarà dovuta in gran parte agli errori del suo avversario. A parte quelli contigenti (una campagna partita troppo tardi, con la scusa che era meglio creare suspence: in realtà è stato un grave errore), esiste un problema di base per Sarkozy: l’iperpresidente, come lo chiamavano quando piaceva a tutti o quasi (anche a molti della sinistra), iniziò nel 2007 facendo troppe promesse. Molte di queste giuste, badiamo bene. La riforma di una funzione pubblica, relativamente efficiente, ma elefantiaca, ormai troppo cara per un Paese che cresce poco. La riforma del mercato del lavoro, per adeguarsi alla concorrenza non solo dei Paesi emergenti, ma addirittura della Germania, ormai più conveniente della Francia per il costo della manodopera. Sarkozy, allora, rompeva un tabù dietro l’altro. A sentirlo parlare negli ultimi giorni, con un discorso praticamente di estrema destra, per rincorrere penosamente il voto di chi al primo turno ha votato Marine Le Pen, uno si dimentica chi sia stato. Un uomo di destra che parlava di ecologia. Che scelse per un posto chiave come quello di ministro degli Esteri un uomo proveniente dalle Ong e targato a sinistra come Bernard Kouchner.

Sarkozy voleva cambiare tutto. Poi c’è stata la crisi economica (lui lo dice sempre, per giustificarsi, e in parte è vero). Ma soprattutto ha avuto il torto di lanciare troppi cantieri, in maniera ansiogena, eccessiva, disorganizzata: troppe promesse, troppo difficile mantenerle tutte. Ci sono stati anche diversi affaires che lo hanno più che sfiorato, accuse (i procedimenti sono in corso) di avere incassato tangenti: i soldi sono un punto debole del nostro, come il fascino che subisce da parte dei ricchi, lui nato in un contesto borghese, ma in una famiglia economicamente più o meno decaduta. Però, al di là di tutto, quello che la stragrande maggioranza dei francesi gli rinfaccia è proprio di non aver mantenuto le promesse. Si dimentica così anche quello che forse ha fatto di buono. Come gli interventi pensati dopo il tracollo del 2008, quando decise di varare un vasto prestito obbligazionario da 35 miliardi di euro, per rilanciare la competitività del sistema Francia, ora in fase di attuazione. E che forse darà i suoi frutti, soprattutto quei 19 miliardi investiti nell’università, che stanno già servendo a trasformare tanti atenei. Si dimenticherà anche che la sua fibrillazione è servita in determinati frangenti a livelo internazionale, vedi la crisi finanziaria del 2008. Nel secondo semestre di quell’anno la Francia assicuro’ la presidenza dell’Unione europea. Ed è stato uno dei semestri più difficili (anche per la deriva in Georgia) ma sicuramente meglio gestiti. Allora i francesi erano fieri di avere un Presidente decisionista come lui.

L’idillio sembra finito. E da un pezzo. Se Hollande vincerà, è anche per la delusione Sarkozy, è inutile andarsi a scervellare. I programmi dei due candidati sono diversi, ovviamente, ma non siamo più ai tempi di Mitterrand. Hollande promette più imposte e meno spesa pubblica esattamente come Sarkozy: sul piano economico non è più la Francia a decidere. Hollande è una persona seria, che sa di cifre. Ma non ha un carisma debordante. Non è mai stato neanche ministro. E’ stato per una vita un tecnocrate di partito. Se sarà miracolo domenica sera, non sarà solo grazie a lui.

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