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Taranto e Bagnoli: risanamento ambientale a due velocità

La bonifica ambientale di Bagnoli è partita, quella dell’area di Taranto ha bisogno ancora di alcuni passaggi. Le due grandi operazioni di risanamento di aree industriali (ex nel caso di Bagnoli) del Mezzogiorno hanno tempi differenziati. Taranto ha necessità soprattutto di condivisione dei progetti con la comunità locale. A Napoli, Governo, Regione e Comune hanno firmato l’intesa per l’area ex Italsider, ma per l’area pugliese bisogna aspettare settembre, quando da Bruxelles arriveranno nuove indicazioni su come procedere.

La partita è grossa. Gli investimenti annunciati per il medio periodo sono di oltre 2,5 miliardi di euro e vanno ben organizzati. Opportunità straordinaria per istituzioni ed imprese di sfidare il futuro avendo le carte in regola per sostenibilità, profitti, occupazione. Una delegazione dell’europarlamento ha visitato i luoghi del siderurgico e delle raffinerie. I deputati della Commissione Petitions del Parlamento europeo sono arrivati a Taranto su richieste di associazioni ambientaliste e comitati di base, non ancora del tutto convinti della bontà e dell’efficacia dei programmi annunciati. I tempi sono lunghi e prima del 2023 non si pensa di concludere. Nonostante tappe intermedie. 

La delegazione guidata dall’eurodeputata Cecilia Wikstrom ha incontrato istituzioni, sindacati, associazioni, avendo in mano petizioni sugli impianti Ilva ed Eni. Un confronto incentrato sugli aspetti della tutela della salute e dell’ambiente, da tempo sostanziale punto di scontro sul destino della grande area. Sia i nuovi proprietari di Ilva, che l’Eni sono impegnati a bonificare le aree di propria competenza. La delegazione europea ha acquisito molti documenti e promesso che a settembre approverà un testo in commissione e farà sapere cosa altro fare operativamente. In pratica nuove indicazioni, oltre quelle già deliberate dagli altri organismi italiani ed europei.

Alcune indicazioni sono state anticipate dalla stessa Wikstrom. Sia per l’Ilva (impresa di interesse strategico nazionale dal 2013) che per il progetto Tempa Rossa dell’Eni, la tutela della salute, la protezione dell’ambiente, la salvaguardia dell’occupazione e la crescita sostenibile sono fattori che devono andare “mano nella mano e non possono essere considerati separati”. Conseguenza pratica: maggiore e migliore dialogo con i cittadini. Se non si dialoga con chi vive il territorio, denuncia inquinamenti, morti e danni pregressi nessun obiettivo potrà essere raggiunto. Da questo versante, i tre anni di incomprensione vissuti a Napoli sulla vicenda Bagnoli, tra Comune, Regione, comitati, ci dicono qualcosa. 

Raccomandiamo che le organizzazioni dei cittadini siano resi più partecipi delle decisioni che verranno prese, hanno detto gli europarlamentari. Tutto lascia prevedere che a settembre il documento della commissione insisterà molto su questo tasto. Al management della raffineria Eni sono state dette le stesse cose e i dirigenti dello stabilimento si sono dimostrati consapevoli dell’importanza del dialogo con la città. Industria e ambiente possono coesistere, basta capirsi e sgombrare il campo da equivoci e contrapposizioni.

Legambiente, per esempio, critica l’assenza del Piano ambientale e i tempi lunghi per gli interventi ritenuti, viceversa, più urgenti previsti anche dall’AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale) del Ministero dell’Ambiente. I sindacati seguono con estrema attenzione gli impegni della nuova proprietà Ilva. Ieri hanno incontrato il sottosegretario allo Sviluppo economico Teresa Bellanova riconoscendo che il percorso di rilancio di Taranto non è affatto facile. La ArcelorMittal, che con Marcegaglia ha acquisito il controllo dell’Ilva mediante la Am Investco Italy, ha spiegato la filosofia operativa da applicare a Taranto basata su un “ focus attento alla salute, alla sicurezza, all’ambiente, alla ricerca e alla responsabilità sociale d’impresa”. 

Tutto da verificare, controllare e condividere, con il governo attore non disinteressato. Il Segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli ha detto che la trattativa va suddivisa su singoli aspetti del piano industriale e ambientale. Il piano ha una visibilità fino al 2023, ma molti aspetti andranno chiariti da settembre in avanti. La partita, come si diceva, si gioca in un campo molto ampio che raccoglie tutti gli elementi di una moderna programmazione economica. A maggior ragione se la si gioca nel Sud Italia. E a settembre bisognerà tener conto anche del documento della commissione Petitions, che avrà il suo peso nel dialogo con il territorio.

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