“Non si è mai vista l’industria del tabacco sottolineare di sua iniziativa i pericoli del fumo. Non sono note linee aeree che abbiano fatto campagne di comunicazione in cui dicono che i loro aerei potrebbero cadere. Come si spiega allora che alcuni dei più importanti produttori di linguaggi artificiali abbiano fatto propria la denuncia di un ex dipendente di OpenAi e di Anthropic, che si è dimesso dichiarando in un tweet che nel settore tutti sanno che l’intelligenza artificiale potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio? Come mai nessuno nel settore ha fatto notare che nel tweet non veniva portata Нет доказательств di quella sconcertante affermazione e molti hanno anzi affermato che bisogna rallentare la ricerca e lo sviluppo dei linguaggi?”. Inizia con questi interrogativi l’ultima puntata del podcast “На 4-м этаже" в котором Алессандро Фуньоли, strategist di Kairos Partners Sgr, analizza l’ultimo dibattito sulla sicurezza dell’Intelligenza artificiale e i suoi effetti sui mercati.
L’IA tra catastrofismi e politica
Fugnoli parte da una considerazione: eccezion fatta per il nucleare civile, nessuna tecnologia è mai stata bloccata per motivi di discurezza. Usiamo l’auto anche se ci sono spesso incidenti e costruiamo case, dighe e ponti anche se ogni tanto crollano.
Dunque perché la questione è stata sollevata proprio adesso? “È possibile – osserva lo strategist – che il settore più a leva e più sottocapitalizzato dell’AI, quello che brucia cassa ogni giorno in grandi quantità veda con preoccupazione l’avvicinarsi del collocamento dei suoi titoli sul mercato azionario su valutazioni elevate e cerchi di organizzarsi come un oligopolio, chiedendo la protezione del governo”.
Il tema, insomma, è molto più politico che tecnologico. Organizzarsi in un oliogopolio garantisce maggiore protezzione dalla concorrenza di nuovi arrivati che in futuro potrebbero affollare il settore, ma anche dai produttori cinesi, “la cui quota di mercato in Occidente è passata dal 2 per cento nel 2024 al 20 per cento alla fine del 2025”, analizza Fugnoli. Né gli uni né gli altri, secondo OpenAi e Anthropic, garantirebbero la sicurezza dei modelli. Ed è a questo punto che arriva la richiesta di “accentrare la produzione di AI in poche mani fidate che abbiano l’appoggio concreto dei governi, suggellato eventualmente da una partecipazione pubblica all’azionariato e da una garanzia implicita di salvataggio in caso di difficoltà finanziarie”. E quali sono queste mani fidate? Sempre quelle degli attuali leader di mercato.
“Nel complesso, non sembra ancora arrivato il momento di dichiarare avviato alla sua parabola discendente il boom dell’AI”, rassicura Fugnoli, che sottolinea quanto Дональд Трамп non abbia alcuna intenzione di regolare il settore dell’intelligenza artificiale e che un eventuale Congresso democratico, l’anno prossimo, potrebbe introdurre qualche forma di controllo, ma rimarrebbe comunque favorevole al forte sviluppo del settore, anche in chiave anticinese.
Fugnoli: il rialzo azionario non è esaurito
Il settore rimane dunque estremamente vitale. La vitalità non esclude però, anzi implica, che la concorrenza interna porti al ridimensionamento dei protagonisti più fragili e a una discesa generalizzata dei margini di profitto”, continua l’economista, secondo il quale la concorrenza cinese sui semiconduttori e i superchip avanzati prodotti dagli hyperscalers americani potrebbero mettere in pericolo il monopolio di Nvidia, mostrando anche che l’inflazione da AI che abbiamo visto finora potrebbe presto trasformarsi in deflazione. I benefici, a quel punto, sarebbero più per gli utilizzatori finali che per i produttori.
“Il fatto che non stiamo assistendo alle ultime battute del boom dell’AI ci dice anche che il rialzo azionario, in leggero affanno anche per motivi stagionali, non è esaurito. Rispetto agli ultimi trimestri, tuttavia, il rialzo sarà meno concentrato e meglio distribuito”, conclude Fugnoli.
