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Infrastrutture: ecco le priorità

Nei giorni scorsi il Premier Matteo Renzi ha affrontato in modo molto concreto il tema dello sviluppo infrastrutturale del Paese. In primo luogo, ha evidenziato la grande opportunità per il Paese che deriva da oltre 150 miliardi di fon di Ue da destinare a infrastrutture e innovazione: un’opportunità che impone d’individuare con precisione gli interventi prioritari in grado di generare i maggiori ritorni economici, ambientali e sociali per il Paese. Il Premier ha annunciato anche il decreto Sblocca Italia per riavviare i cantieri bloccati e chiesto ai Comuni d’indicare entro il 15 giugno le loro priorità di investimento.

“Lo Studio 2013 dell’Osservatorio I Costi del Non Fare, attraverso l’Analisi Costi Benefici, propone un chiaro ordine di priorità degli investimenti infrastrutturali – evidenzia il professor Andrea Gilardoni, dell’Università Bocconi, presidente dell’Osservatorio Cnf –. In primo luogo, le reti a banda larga e ultralarga che, grazie alla estrema pervasività, aumentano la produttività e l’efficienza di tutti i settori dell’economia reale, ma anche l’inclusione sociale e la qualità della vita. Seguono gli investimenti in mobilità e logistica, di estrema importanza per incrementare la competitività delle nostre merci, e quelli nel settore energetico e della efficienza energetica, volano indispensabile per rilanciare importanti settori industriali del Paese”.

Secondo l’Osservatorio, la mancata realizzazione di queste opere potrebbe generare quasi 900 miliardi di € di Costi del Non Fare nell’arco dei prossimi sedici anni (circa 60 miliardi all’anno): costi economici, ambientali e sociali che gravano su tutta la collettività.

Dallo Studio “Verso un nuovo Piano infrastrutturale lombardo. Problematiche e modalità di finanziamento”, invece, emergono le priorità infrastrutturali espresse dagli amministratori locali grazie ad una survey su circa 180 comuni lombardi. Queste risultano essere: strade (25,7% delle opere prioritarie segnalate) e piste ciclabili (5,9%), scuole (12,3%), efficientamento energetico degli edifici (6,4%) e illuminazione (5,3%), banda larga (7,5%).

“Tali opere, solo in Lombardia, potrebbero smuovere oltre 13 miliardi di investimenti – dice Gilardoni- con ricadute molto positive su PIL, occupazione e tutela ambientale”. 

Il rilancio degli investimenti infrastrutturali, deve, tuttavia, passare da una serie di riforme di policy che qui ricordiamo brevemente:

1. Inserire le scelte infrastrutturali in un’ottica di strategia complessiva del Paese, avendo ben presente gli obiettivi politici ed economici di lungo periodo.

2. Selezionare le priorità realizzative attraverso criteri e metodiche razionali (a.e.Cost Benefit Analysis) elaborate da soggetti competenti.

3. Sviluppare confronti intersettoriali per una efficiente allocazione  delle risorse.

4. Progettare le opere con sobrietà evitando l’overdesign, contenendo tempi e costi di realizzazione e ottimizzando i costi di gestione durante la vita dell’infrastruttura.

5. Razionalizzare i processi di autorizzazione e realizzazione definendo iter standardizzati e chiaramente strutturati che non lascino spazio alla reiterazione delle decisioni.

6. Privilegiare le soluzioni tecnologiche più avanzate idonee ad un più efficiente utilizzo dell’esistente.

7. Investire in protezione e sicurezza per garantire la continuità e la qualità dei servizi erogati.

8. Avviare un forte processo di de-infrastrutturazione razionalizzando i sistemi esistenti e restituendo spazi al territorio.

9. Aumentare il consenso delle popolazioni sulle opere utili alla collettività. Sviluppando strumenti di maggior coinvolgimento nei processi decisionali.

10. Favorire lo sviluppo del PPP come sistema stabile e continuativo di realizzazione, gestione e finanziamento delle infrastrutture.

11. Adottare sistemi di governance pubblica con soggetti competenti in grado di elaborare e proporre modelli e soluzioni innovative anche ai fini della finanziabilità.

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