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En Europa, el tiempo se agota en materia de inteligencia artificial (mientras que EE. UU. y China compiten): el nuevo paquete de medidas de la UE sobre soberanía tecnológica no debe quedarse solo en una buena intención.

Competitività digitale dell’Unione europea: Bruxelles si è occupata di intelligenza artificiale con grave ritardo ma il 3 giugno, il pacchetto sulla sovranità tecnologica ha rappresentato una svolta significativa. Ecco perché ora bisogna recuperare rapidamente il treno perduto

En Europa, el tiempo se agota en materia de inteligencia artificial (mientras que EE. UU. y China compiten): el nuevo paquete de medidas de la UE sobre soberanía tecnológica no debe quedarse solo en una buena intención.

El Unión Europea si è occupata di inteligencia artificial con grave ritardo. Colta di sorpresa dal fenomeno esplosivo di ChatGPT, la prima preoccupazione è stata quella di regolare un fenomeno su cui non disponeva ancora di un forte presidio industriale e tecnologico. Nel frattempo, Estados Unidos y China continuavano ad investire su una scala incomparabilmente superiore, collocando l’AI al centro della competizione per la supremazia tecnologica e per la futura crescita della produttività.

L’Europa – dove non mancano certo personalità di fondamentale importanza per l’AI da Demis Hassabis, britannico, a Yann LeCun, francese, a Jürgen Schmidhuber, tedesco – ha sofferto l’impatto di tre importanti limiti strutturali: un quadro regolatorio complicato e oneroso, una limitazione strutturale di accesso ai dati al quale invece gli americani non erano sottoposti e l’assenza di un sistema finanziario capace di sostenere investimenti ad alto rischio e ad alta intensità di capitale. Questi fattori hanno ampliato il divario con i principali poli globali dell’AI.

En particular, l’Europa ha perso terreno nello sviluppo di modelli fondativi continentali, cioè delle infrastrutture cognitive su cui costruire applicazioni, servizi e vantaggi competitivi. Una prima inversione di tendenza è arrivata con l’AI Continent action plan dell’aprile 2025, centrato sul potenziamento delle super-fabbriche dell’AI, già previste dal programma “European high performance computing joint undertaking” varato per dotare l’Europa di altissima capacità computazionale a supporto di startup, università e imprese.

La svolta più significativa si è però registrata il 3 junio di quest’anno, con il Pacchetto sulla sovranità tecnologica, che affronta in modo più organico i nodi essenziali della competitividad europea: semiconduttori, cloud, infrastrutture di calcolo e intelligenza artificiale. Due elementi risultano particolarmente differenzianti rispetto al passato: la scelta di promuovere l’open source, valorizzando la grande quantità di tecnologia di IA accessibile liberamente, e il ruolo della domanda pubblica come abilitatore dello sviluppo tecnologico anche per le startup europee.

Questa impostazione premia le scelte di operatori come Techvisory, che ha sviluppato la piattaforma TextGenius completamente open source con un’architettura cloud agnostic, compliant by design e dotata delle garanzie di tracciabilità e supervisione umana richieste dalla regolazione europea. TextGenius è progettato per non creare lockin e garantire bassi costi di esercizio con un modello non legato al consumo di token.

Ora la sfida è evitare che le proposte contenute nel pacchetto sulla sovranità tecnologica restino buone intenzioni senza produrre risultati concreti. Il tempo però stringe: l’Europa deve recuperare rapidamente il terreno perduto se non vuole perdere il treno della più importante rivoluzione tecnologica di questo secolo. Le risorse umane e finanziarie esistono. Occorre trasformarle in capacità industriale, domanda qualificata e infrastrutture tecnologiche autonome, senza perdere questa occasione.

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Il testo pubblicato è il primo di tre analisi dedicate a Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica a firma Franco Bernabé, presidente di TechVisory, che FIRSTonline ospiterà con cadenza settimanale per gentile concessione dell’autore e della RivistaAI.

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