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Baxi produce caldaia 100% idrogeno: il Veneto può diventare l’Hydrogen Valley Italiana

Commissione europea

Il Veneto potrebbe diventare il polo nazionale delle tecnologie ad idrogeno. A Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, la Baxi Spa è già in grado di produrre una caldaia funzionante al 100% utilizzando l’idrogeno

La Baxi Spa di Bassano del Grappa

A livello mondiale, solo la Baxi è arrivata a certificare questa tecnologia potenzialmente rivoluzionaria per il riscaldamento domestico ed industriale. Non che Baxi sia una new entry nel mondo delle caldaie, visto che ne produce circa 3.000 al giorno e dal 1978 ne ha prodotte qualcosa come 11 milioni nello stabilimento, quello bassanese, più grande d’Europa. 

La prima installazione pilota di una caldaia premiscelata ad idrogeno per uso domestico è avvenuta nel 2019 a Rozeburg in Olanda. Ora Baxi, su incarico del gruppo di appartenenza BDR Thermea, è pronta per una produzione su vasta scala di caldaie ad idrogeno, con l’obiettivo di riscaldare l’acqua senza emissioni di anidride carbonica. 

In progressione ci sarà una prima fase in cui Baxi produrrà caldaie ad alta efficienza certificate a lavorare con una miscela composta di metano e 20% di idrogeno, in attesa di arrivare entro il 2025 alla diffusione su larga scala di caldaie alimentate interamente ad idrogeno. 

«Il nostro centro di ricerca a Bassano ha brevettato dalla “a alla z” la parte tecnologica. L’obiettivo è quello di diventare il più importante produttore al mondo di caldaie all’idrogeno», osserva l’ingegner Alberto Favero, Ceo di Baxi

A livello europeo, i tedeschi sono all’inseguimento per produrne una altrettanto innovativa anche in versione teutonica, e la partita della competizione industriale si gioca anche nella parte politica e burocratica che serve per accompagnare questa transizione. 

«Nel mondo la ricerca prosegue in modo veloce nella sperimentazione per produrre idrogeno verde, derivante da fonti completamente rinnovabili, per esempio dal fotovoltaico. Stiamo predisponendo proprio in queste settimane importanti accordi con le principali utilities di livello nazionale, è fondamentale accelerare i tempi perché le infrastrutture del nostro Paese devono essere aggiornate il più velocemente possibile», spiega il Ceo. 

Produzione al via a luglio 

Da inizio luglio inizierà a Bassano del Grappa la prima produzione di 500 caldaie ad idrogeno da destinare al mercato olandese e inglese, nazioni dove sono già in corso da tempo progetti pilota per riorganizzare il riscaldamento domestico. 

«Si aprirà un mondo nuovo – prosegue l’ingegner Favero – e c’è bisogno di aggiornare tutte le normative di sicurezza, le strategie con le società di distribuzione, bisognerà fare chiarezza anche sugli incentivi in tema di energia. Nessuno crede che si possa sostituire completamente l’uso del gas ma l’idrogeno in poco tempo è diventato una delle alternative più interessanti». 

Va detto che già adesso comunque le infrastrutture energetiche nazionali permetterebbero di utilizzare la modalità blending, ovvero 80% gas e 20% idrogeno. 

Il Veneto polo nazionale dell’idrogeno

Non c’è solo la parte privata che sta facendo passi da gigante nella transizione green, perché nel frattempo anche il Veneto nell’ottica di una politica energetica a medio-lungo termine sta gettando le basi per diventare la nuova “Hydrogen Valley” italiana, a partire dal polo strategico di Marghera.

L’Hydrogen Strategy europea prevede di raggiungere entro il 2050 la maturità tecnologica per un utilizzo su larga scala dell’idrogeno, stimando che per quella data il 25% del consumo di energia sarà rappresentato dall’idrogeno verde

Uno degli obiettivi della Fondazione “Venezia capitale mondiale della sostenibilità” è proprio la creazione di un polo dell’idrogeno a Porto Marghera, un’area che ospita infrastrutture come canali navigabili e bacini, un porto commerciale, infrastrutture stradali, ferroviarie e numerosi incubatori di ricerca. 

Sempre sul versante dell’autonomia energetica, si stanno diffondendo molto rapidamente sul territorio veneto le Comunità energetiche rinnovabili e i Gruppi di consumatori collettivi, nuove configurazioni di produzione e consumo energetico che potrebbero contribuire concretamente a ridurre i costi delle bollette. Si stima inoltre che le risorse del PNRR sarebbero in grado di supportare la nascita di circa 670 comunità energetiche nei Comuni della regione con meno di 5.000 abitanti. 

«Serve in questa fase un maggiore decisionismo della politica. All’estero sono più veloci e stanno tagliando il più possibile gli ostacoli burocratici. Colossi come Snam e Italgas parlano dell’idrogeno in maniera sempre più decisa, non dobbiamo farci trovare impreparati dal punto di visto normativo e infrastrutturale», conclude il Ceo di Baxi.

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