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Banche Popolari: tassi più bassi e più credito per le Pmi

ImagoEconomica

La previsione dell’andamento del Prodotto Interno Lordo è oggetto, come sempre in Italia, di animate discussioni con evidenti contrasti che spesso poco hanno di analisi economica diventando, per lo più, elemento di contrapposizione politica.

Il dato del terzo trimestre 2018, registra un preoccupante zero, segno di una situazione di stagnazione che fa scendere il progresso tendenziale annuo dall’1,2 allo 0,8 per cento allontanando la previsione del +1,5 per cento per il 2019. Il primo dato negativo degli ultimi tre anni evidenzia un PIL che risente del calo della produzione industriale già segnalato nel trimestre precedente. Una performance, non isolata nel panorama europeo, che non promette nulla di buono. Molti analisti iniziano a parlare di primi segnali di una nuova “recessione”, seppur congiunturale.

Un elemento, in Italia, è però consolidato. Come in passato, l’economia italiana continua ad essere ancora trainata dai distretti industriali e dalle piccole e medie imprese che rappresentano il 70% del valore aggiunto prodotto e nelle quali si concentra, ancora oggi, l’80% dell’occupazione. Una conferma, spiegata dalla struttura dell’economia italiana, alla quale contribuisce anche il Credito Popolare.

Proprio nelle aree dove il peso delle PMI risulta maggiore, le Banche Popolari sono più presenti con una costante azione in favore delle attività produttive locali che permettono all’Italia di continuare, malgrado tutto, ad essere il secondo Paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania. Non solo le Popolari mostrano di avere un livello di prossimità più alto nelle zone in cui operano le piccole e medie imprese attraverso la loro rete di sportelli, ma concentrano in tali aree oltre due terzi degli impieghi e dei depositi contro una media che per le altre banche – quelle con una maggiore concentrazione nei centri urbani o nei territori caratterizzati dalla presenza delle grandi imprese – si ferma al 30 per cento.

Il legame tra PMI e Credito Popolare, si basa, oltre che su una lunga tradizione, su una precisa politica di finanziamenti di sostenibilità. Con il tasso d’interesse relativo agli impieghi alle PMI praticato dalle Popolari a giugno che è stato inferiore all’1,9% risultando così più basso del dato di sistema. Una politica che viene pratica anche per i finanziamenti alle famiglie per acquisto delle abitazioni, il cui tasso risulta al di sotto del dato medio di circa 15 basis point, in linea con i mesi precedenti. Un dato, quello del minore costo dei prestiti per la propria clientela, che è stato recentemente apprezzato anche dal Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il quale ha ricordato come in Italia l’aumento dello spread, abbia prodotto un aumento dei tassi d’interesse sugli impieghi di circa 20 basis point cosa che, invece, non trova riscontro per gli istituti del Credito Popolare.

Prestiti a tassi più bassi, dunque, ma anche espansione del credito erogato alla clientela con 20 miliardi di euro di nuovi finanziamenti alle piccole e medie imprese e 10 miliardi di euro alle famiglie, soprattutto mutui. Si tratta di risultati che, visti nel loro insieme, rafforzano la centralità del ruolo per l’economia italiana del Credito Popolare. Preservare la biodiversità degli intermediari finanziari che ha garantito lo sviluppo del Paese insieme alla coesione sociale all’interno delle comunità è una necessità per il bene dell’economia. Diventa una priorità nelle fasi negative e recessive dell’economia, come quella da poco superata e quella che, come sembra, caratterizzerà i prossimi mesi. L’azione anticiclica che le banche del territorio hanno saputo mettere in atto nell’interesse generale dell’economia reale con politiche di lungo periodo basate sul legame con la clientela e i territori, sarà ancora essenziale.

°°° L’autore è il Segretario Generale dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari

 

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