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Accordo sul lavoro: apertura dalle imprese, sindacati ancora lontani

Proseguono serratissime le trattative fra Governo e parti sociali sulla riforma del lavoro. Uno spiraglio sembra essersi aperto, ma per ora solo da parte delle imprese. “Siamo più vicini all’accordo. Sono stati fatti passi in avanti, penso che se smusseremo le altre questioni si arriverà all’intesa”. Queste le parole di Marco Venturi, presidente di Rete Imprese Italia, al termine del vertice di questa mattina a Palazzo Chigi con il premier Mario Monti. Erano presenti anche la numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari. “Abbiamo ragionato e su alcune questioni, come quella dei costi, c’è stata qualche risposta positiva”, ha detto ancora Venturi. 

Meno ottimismo da Confindustria: “Non ci sono state risposte positive, ma su alcuni punti importanti ci stanno pensando – ha detto il direttore generale di viale dell’Astronomia, Giampaolo Galli -. Non voglio dire che la faccenda sia chiusa, su alcuni punti importanti ci hanno detto che è in corso una riflessione, però non abbiamo avuto risposte positive“.

In precedenza Monti aveva incontrato separatamente anche i leader dei sindacati maggiori: Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl), Luigi Angeletti (Uil) e Giovanni Centrella (Ugl). Dai rappresentanti dei lavoratori sono arrivati però segnali molto meno incoraggianti: fonti sindacali hanno fatto sapere che l’accordo è ancora lontano. Anzi, secondo la Cgil sarebbero stati fatti addirittura dei “passi indietro” nel corso di un successivo tavolo tecnico fra governo e sindacati, stavolta nella sede del ministero del Lavoro. Dopo gli incontri informali di questa mattina, in ogni caso, la trattativa ufficiale riprenderà questo pomeriggio. Le parti sociali sono convocate nuovamente a Palazzo Chigi per le 16

L’apertura da parte delle piccole imprese rappresenta fin qui l’unico passo avanti nell’ambito dell’intero negoziato. Non è poco, considerando che solo la settimana scorsa proprio Venturi era stato duramente polemico nei confronti dell’Esecutivo: “L’aggravio di costi previsto dalla riforma del lavoro presentata dal Governo è inaccettabile – aveva scritto il presidente dell’associazione che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani -. Aggiungendo l’accresciuto costo del lavoro, l’aggravio di costi per le assunzioni a tempo determinato, una nuova ‘tassa sui licenziamenti’ (i contributi per partecipare all’Assicurazione sociale per l’impiego, ndr) e l’aumento dell’Iva si ottiene un mix esiziale”.

Il muro più difficile da abbattere rimane però quello che separa il Governo dai sindacati, Cgil in testa. Camusso ha riunito la segreteria confederale per fare il punto sulla trattativa in corso. Non è da escludere che, prima di rientrare a Palazzo Chigi, ci possa essere un incontro separato tra i segretari generali dei quattro sindacati. Intanto, continua il pressing da parte dell’ala più radicale della Cgil, la Fiom, contraria a qualsiasi intervento sull’articolo 18. Questa mattina mattina i metalmeccanici hanno scioperato per protestare contro a riforma e i cortei hanno creato blocchi stradali in diverse città d’Italia.   

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