X

Ue, Germania sotto accusa: troppo export

FIRSTonline

Nella lista dei cattivi, stavolta, compare anche la Germania. La Commissione europea ha aperto un’indagine sui conti di Berlino per la violazione delle regole comunitarie in materia di commercio. Nulla di preoccupante per i cittadini tedeschi: i numeri della locomotiva d’Europa non sono affatto negativi. Al contrario, il problema è proprio nell’andamento eccessivamente positivo dell’export, che può creare squilibri macroeconomici nell’Ue a discapito degli altri Paesi membri. 

“Abbiamo deciso di preparare una analisi approfondita su potenziali squilibri in 16 paesi – ha detto il presidente della Commissione, José Manuel Barroso –. Tra questi figura anche la Germania, a causa di un surplus delle partite correnti persistentemente elevato. Dobbiamo capire se questo attivo abbia un impatto negativo sul funzionamento dell’economia europea, anche se siamo consapevoli che il surplus tedesco riguarda il rapporto commerciale della Germania con il mondo, non soltanto con la zona euro”.

Secondo gli accordi comunitari, la soglia per il surplus delle partite correnti (ovvero i conti con l’estero ricavati dal rapporto fra importazioni e esportazioni) è pari al 6% del Pil nella media degli ultimi tre anni. Un limite costantemente violato dalla Germania, che ha registrato un avanzo del 6,24% nel 2010 e del 6,21% nel 2011, arrivando l’anno scorso addirittura oltre il 7%. La media sui tre anni fa 6,5%. In generale, il surplus tedesco supera il 6% ormai dal 2007.   

Ma non è finita. La bilancia commerciale non è l’unica voce su cui Berlino ha sforato: in tutto sono quattro. L’elenco comprende anche il tasso di cambio effettivo in termini reali, il calo delle quote di mercato e il debito pubblico. “Sarà avviata una verifica per valutare meglio la posizione con l’estero e analizzare gli sviluppi interni”, si legge in una nota della Commissione, che concluderà la procedura tra febbraio e marzo 2014, indicando eventualmente le correzioni da operare. Nel caso in cui la Germania ignorasse le raccomandazioni di Bruxelles, sarebbe punita con una sanzione pari allo 0,1% del Pil.

L’indagine s’inserisce in un contesto politico ad alta tensione. Da tempo diversi Paesi accusano Berlino di ostacolare la ripresa dell’Europa (soprattutto meridionale) puntando troppo sulle esportazioni e troppo poco sul rilancio della domanda interna. La critica più violenta è arrivata due settimane fa dagli Usa. 

Nel suo ultimo rapporto sulle valute e le politiche economiche dei Paesi concorrenti, il Tesoro degli Stati Uniti accusava la Germania per “l’anemico passo della crescita della domanda domestica e la dipendenza dalle esportazioni”: due fattori che “hanno impedito un riequilibrio nel momento in cui molti altri Paesi dell’area euro sono sotto forte pressione per ridurre la domanda e comprimere le importazioni al fine di promuovere aggiustamenti” di bilancio. Tutto ciò avrebbe provocato “una tendenza alla deflazione sia per la zona euro che per l’economia mondiale”. 

Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, inoltre, anche il vice direttore del Fondo Monetario Internazionale David Lipton – nel corso della sua ultima visita a Berlino – avrebbe chiesto alla Germania di ridurre il surplus della bilancia commerciale.

Il ministero delle Finanze tedesco aveva definito “incomprensibili e inaccettabili” le critiche arrivate dagli Usa, sostenendo che l’avanzo di bilancio della Repubblica Federale “non è fonte di preoccupazione né per la Germania né per l’Eurozona o l’economia mondiale”, in quanto esclusivo merito della grande competitività tedesca. Non rimane da capire da che parte stia Bruxelles. 

Related Post
Categories: Commenti