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Tassazione sugli utili delle attività finanziarie non penalizza le banche

La tassazione separata al 35% sugli utili delle attività finanziarie detenute dalle banche per la negoziazione*, contenuta nella manovra correttiva che sarà approvata oggi dal Consiglio dei ministri, non dovrebbe essere troppo impattante per la maggior parte degli istituti italiani.
Secondo uno studio della Royal Bank of Scotland, i cospicui portafogli di trading gestiti dalle nostre banche consistono in buona parte di asset a reddito fisso, i quali generano guadagni non soggetti alla nuova tassazione (se l’interpretazione della legge da parte dell’istituto scozzese è corretta).
Stando ai dati del 2010, la tassazione separata, così come prevista dalla manovra, avrebbe avuto effetti marginalmente negativi solo su Monte dei Paschi e Unicredit. Queste sono infatti le uniche banche che generano guadagni netti positivi dagli asset finanziari soggetti alla nuova tassazione, per un valore complessivo rispettivamente di 390 e 47 milioni di euro.
Unicredit e Mps sarebbero dunque, secondo la Royal bank, “le più penalizzate dalla proposta del Governo, anche se la misura della diluzione sarebbe piuttosto limitata e pari rispettivamente al 6% e al 5% degli utili adjusted”.
Dallo studio emerge anche che Unicredit e Mps gestiscono i portafogli trading più consistenti in proporzione al common equity tangibile: 3,2 e 3,5 volte rispettivamente sul 2010, contro 2,6 volte di Intesa Sanpaolo e Mediobanca, 1,8 volte di Banco Popolare, 0,7 di Popolare Milano e 0,5 di Ubi.
Secondo Royal bank la nuova tassazione potrebbe incentivare nel tempo una riduzione di questi portafogli trading.
A Milano alle 13.15 Unicredit sale dello 0,42% e Mps dello 0,10%.

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