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Taglio dell’Irpef, pensioni, contratti di lavoro a tempo: quante trappole sulla via delle riforme

Avrebbe meritato maggiore considerazione la ‘’Nota di lettura’’ del Servizio Bilancio del Senato a commento dell’Atto Senato n.1465 dal titolo ‘’Conversione in legge del dl n.66, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale’’, più conosciuto come decreto Irpef perché contiene il bonus fiscale in busta paga che è divenuto il cavallo di battaglia del governo Renzi. Il Servizio Bilancio del Senato, al pari di quello della Camera, e’ un ufficio chiamato ad esprimere con autonomia, autorevolezza e competenza, una valutazione sui testi sottoposti alla approvazione delle Commissioni e dell’Assemblea al fine di favorire un procedimento legislativo corretto, fornendo elementi di giudizio ai parlamentari.  Si tratta, quindi, di una funzione istituzionale che aiuta la politica pur senza condizionarne le decisioni. Far intendere, come è avvenuto da parte di alcuni settori della maggioranza, che le osservazioni al decreto IRPEF, soprattutto per quanto riguarda le coperture, rappresentino una sorta di ritorsione degli apparati burocratici contro il progetto di superamento del Senato e’ un atteggiamento disonesto ed irresponsabile.

Guai se nel ” nuovo corso” renziano prendesse piede la convinzione che alla politica sia consentito di tutto, a prescindere da ogni regola. In fondo questo era il medesimo comportamento  che veniva rimproverato a Silvio Berlusconi.

Il Documento, invece, compie una doverosa e puntuale disamina del provvedimento, soffermandosi in particolare, come ricordato, sulle coperture finanziarie ed esponendo diversi rilevi e richieste di chiarimento da non sottovalutare, in considerazione anche delle aspettative suscitate dalla promessa degli 80 euro e del significato politico attribuito a tale misura. In primo luogo, è finito nel mirino dei tecnici il taglio del 5% dei contratti in essere per la fornitura di beni e servizi,

in quanto ne potrebbe scaturire un contenzioso di esito incerto. Per quanto riguarda la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia dal 12% al 26%, in un’unica soluzione al posto delle precedenti tre rate, la Nota ipotizza, oltre al rischio di incostituzionalità, una sovrastima dell’eventuale gettito. Quanto all’incremento, dal 1° luglio, della tassazione delle rendite finanziarie dal 20% al 26%, l’ufficio del bilancio fa notare che occorrerebbe stimare anche l’effetto sostituzione nelle scelte dei risparmiatori, verso altri beni più convenienti, visto che la maggior parte di loro non soffre della ‘’sindrome di Tecoppa’’ che induce a stare immobili per consentire all’avversario di infilzarci. Quanto al taglio dell’Irap potrebbe determinarsi una maggiore perdita di gettito rispetto alle previsioni. Anche per ciò che riguarda i recuperi dalla lotta all’evasione mancherebbero indicazioni più precise sugli strumenti e le metodologie di intervento.

Infine, anche per il maggior gettito Iva derivante dal pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, vi sarebbe un’inadeguata considerazione degli effetti delle compensazioni. In buona sostanza, queste preoccupazioni vengono raccolte in una considerazione di fondo e cioè che, al dunque, risulteranno più attendibili le norme che assicurano maggiori entrate di quello che si propongono riduzioni di spesa. Si dirà che, come sempre, sono previste, alla fine dei conti,  clausole di salvaguardia che assicurererebbero comunque la copertura ovviamente nel modo più diretto e sicuro: gli incrementi della tassazione, magari delle accise.

La Nota, però, lascia intendere, nella parte finale che anche questa ‘’ultima ratio’’ sta per essere preclusa, perché troppo a lungo abusata. ‘’In merito alla clausola di salvaguardia – è scritto nel documento – posto che l’attivazione della garanzia ivi prevista dovrà essere attivata al fine di assicurare l’invarianza degli effetti di gettito per l’erario contabilizzati per il solo 2014, va rilevato, come già segnalato in precedenti occasioni, che l’efficacia di tali clausole, predisposte ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge di contabilità, mediante il previsto innalzamento delle aliquote dei tributi la cui base imponibile presenta di norma un elevato grado di anelasticità, oltre ad essere subordinata alla emanazione di appositi provvedimenti amministrativi, potrebbe rivelarsi fallace alla luce della fase economica in atto e della riduzione dei consumi che ne è conseguita. Siffatti meccanismi potrebbero pertanto doversi misurare con il problema della loro parziale efficacia a fronte degli oneri da dover compensare’’. In poche parole, la Nota (anche riprendendo precedenti considerazioni della Corte dei Conti), sostiene che non solo che la clausola di salvaguardia dovrà essere attivata (il che significa che, secondo la Nota, le misure di copertura non funzioneranno), ma che anche tale attivazione potrebbe risultare inadeguata.

‘’In tal senso – precisa ancora il documento  –  deve registrarsi, a conferma della problematicità in sé di prevedere una corretta stima ex ante degli effetti di retroazione per l’erario, in termini di maggior gettito in conto IVA, derivanti da misure di accelerazione dei pagamenti da parte delle Amministrazioni pubbliche,  lo scorso anno, l’emanazione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 30 novembre 2013, di attivazione della clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 15, comma 3, del decreto-legge n. 102/2013 (c.d. Decreto IMU), a cui venivano associati, tra gli altri, gli effetti di maggiore gettito IVA attesi, nel medesimo anno, pari a 925 milioni di euro con la constatazione di un gettito realizzato pari a soli 540 milioni di euro, per un importo equivalente ad appena il 58,3 per cento di quello originariamente previsto’’.

Se si volesse spiegare con una battuta  quanto scrive in proposito l’Ufficio del bilancio, basterebbe dire: ‘’Attenzione. Con le clausole di salvaguardia abbiamo già dato !’’. Ma il Governo sta per avventurarsi in un’altra trappola. Mercoledì 7 maggio il ministro Giuliano Poletti ha convocato le parti sociali, il ministero dell’Economia e l’Inps, perché intende riaprire il cantiere delle pensioni. Il ministro sembra intenzionato – a stare a sue recenti dichiarazioni – a rivisitare la proposta del suo predecessore Enrico Giovannini riguardante il prestito rimborsabile per chi volesse o dovesse anticipare il trattamento pensionistico alcuni anni prima della maturazione dei requisiti.

Ma i suoi interlocutori chiederanno di mettere all’ordine del giorno la questione degli ‘’esodati’’ (per fortuna Matteo Renzi fino ad ora non aveva questa ossessione) e di smontare il pezzo forte della riforma Fornero – l’incremento dell’età pensionabile e il superamento della pensione di anzianità – introducendo il c.d. pensionamento flessibile. In proposito esiste alla Camera, approvato dalla volitiva Commissione Lavoro, pure un testo unificato bipartisan (se c’è da fare demagogia nessuna forza politica si tira indietro) che la Presidente Laura Boldrini insiste per calendarizzare in Aula. Il fatto è che tale misura, a regime, costa almeno 20 miliardi. Sul fronte del lavoro giungono buone notizie dal Senato dove, nella XI Commissione, governo e maggioranza hanno trovata un’intesa su alcuni emendamenti correttivi del testo del decreto Poletti sui contratti a termine e l’apprendistato, varato dalla Camera. Maggiori preoccupazioni restano sul fronte del programma europeo ‘’Garanzia Lavoro’’: ai nastri di partenza, il 1° maggio,  mancavano ancora ben 13 regioni.

Cinque si aggiungeranno tra breve. Auguriamoci  che, nella revisione del Titolo V, ci si ricordi di questi ritardi. Che non sono i primi e che non saranno neppure gli ultimi.

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