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Sigarette elettroniche: Oms verso il divieto, ma sale la polemica

“Le sigarette elettroniche stanno aiutando milioni di persone a smettere di fumare. Di conseguenza, non riesco a capire perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità stia minacciando di vietarle”. Le parole, che riaprono il dibattito sulle e-cig e sui prodotti alternativi al tabacco, sono di Mark Pawsey, membro del Parlamento del Regno Unito e Presidente del Gruppo Parlamentare Interpartitico sulle Sigarette Elettroniche. Alle sue fanno eco quelle di David Williams, presidente di Taxpayers Protection Alliance, un’organizzazione non-profit con sede negli Usa: “L’eccesso di zelo normativo sulle sigarette elettroniche porterà la gente a continuare con le sigarette tradizionali, piuttosto che passare ai prodotti a rischio ridotto”. Tutt’altra, però la posizione dell’Oms: “Tutti i governi dovrebbero vietare le sigarette elettroniche o i sistemi elettronici a rilascio di nicotina”, ha dichiarato il direttore generale Margaret Chan.

Ma andiamo con ordine. Negli ultimi anni le sigarette elettroniche e in generale i prodotti alternativi alle sigarette tradizionali (come quelli a tabacco riscaldato ma senza combustione, cosiddetti “heat not burn”) hanno visto un boom tra la popolazione di tutto il mondo. Il risultato è che oggi sul mercato sono disponibili ben 500 marchi di sigarette elettroniche ma, sostiene l’Oms, “solo alcuni sono stati analizzati. La maggior parte contengono nicotina – spiega un comunicato del 2015 -, una sostanza che crea dipendenza. Il vapore spesso contiene sostanze che possono causare il cancro (come la formaldeide), ma a livelli 1-2 volte più bassi rispetto al fumo del tabacco. Le e-cig sono quindi meno tossiche delle sigarette tradizionali, tuttavia vi è ancora indecisione su quanto effettivamente siano meno tossiche. Prove mostrano che le e-cig sono pericolose per i giovani, per le donne incinte e per le persone che non fanno uso di nicotina”.

Nel tentativo di dare un quadro normativo, l’Unione europea ha emanato la direttiva 40/2014, recepita a maggio dall’Italia con l’entrata in vigore di una legge che regola il mercato del tabacco ma anche quello delle e-cig e gli altri prodotti alternativi attraverso ad esempio il divieto, anche per questi ultimi come per le sigarette tradizionali, di vendita online, anche per i contenitori di liquido di ricarica con presenza di nicotina. È stato inoltre introdotto il divieto di vendita ai minori di 18 anni di sigarette elettroniche e di liquido di ricarica con presenza di nicotina. La legge invece non vieta l’uso delle sigarette elettroniche in locali pubblici, ma rimane la possibilità per gli esercenti o per i gestori di sale e ristoranti, così come per le aziende, di dare indicazioni sulla possibilità o meno di “svapare” in pubblico. 

Tuttavia, alla corrente di pensiero dell’Oms, secondo la quale andrebbero addirittura vietate, si contrappongono quelle di altri autorevoli scienziati che invece vedono nelle sigarette elettroniche una delle soluzioni possibili per rimediare ad un problema sanitario mondiale che nel ventesimo secolo ha provocato nel mondo circa 100 milioni di morti, più delle due grandi guerre messe insieme. Nel 2020, secondo le stime della stessa Oms, nel mondo ci saranno un miliardo di fumatori: per questo il dibattito sulle alternative disponibili è – o dovrebbe essere – sempre più attuale.

Come emerge da uno studio indipendente pubblicato nell’agosto 2015 da Public Health England, le sigarette elettroniche sono meno nocive di circa il 95% rispetto al fumo di tabacco e potrebbero contribuire ad abbattere le percentuali di fumatori tra i giovani e gli adulti nel Regno Unito. Lo studio di Public Health England ha infatti scoperto che quasi tutti i 2,6 milioni di adulti che utilizzano le e-cig in Gran Bretagna sono attualmente fumatori o ex-fumatori: la maggior parte di loro usa questi dispositivi come un aiuto per smettere di fumare o per evitare di ricadere nella dipendenza dalle sigarette. Dal testo emerge inoltre una prospettiva rassicurante: pochissimi adulti e giovani che non hanno mai fumato sono diventati utenti abituali di sigarette elettroniche (meno dell’1% in ciascun gruppo).

“Le e-cig non sono completamente esenti da rischi, ma rispetto al fumo di tabacco, le prove dimostrano che provocano danni in maniera molto ridotta”, conferma Kevin Fenton, Direttore del reparto Salute e Benessere presso Public Health England, ente indipendente dal ministero della Sanità britannico. “Le sigarette elettroniche potrebbero essere un punto di svolta per la sanità pubblica, in particolare riducendo le enormi conseguenze sulla salute causate dal fumo”, gli fa eco Ann McNeill del King College di Londra.

A supporto di queste tesi è arrivata lo scorso aprile una nuova relazione del Royal College of Physicians (RCP), intitolato “Nicotine without smoke: tobacco harm reduction” (La nicotina senza fumo: riduzione del danno da tabacco), che punta soprattutto su un aspetto: le sigarette elettroniche non sono un passaggio preliminare al fumo di tabacco. “L’uso di sigarette elettroniche nel Regno Unito è limitato quasi esclusivamente a coloro che fanno uso di tabacco o agli ex-fumatori”, scrive la RCP sostenendo in definitiva che “le e-cig possono essere considerate un modo per smettere di fumare”, e riconoscendo che “la possibilità che l’uso della e-cig risulti in qualche modo nociva nel lungo termine non può essere esclusa, vista l’inalazione di ingredienti diversi dalla nicotina, ma è probabile che sia molto ridotta e sostanzialmente inferiore agli effetti del fumo di tabacco”.

Queste analisi sono oggetto di dibattito anche in Italia, dove è stato costituito Comitato Scientifico internazionale a sostegno della sigaretta elettronica, con l’appoggio della Lega Italiana Anti Fumo (LIAF) di cui fanno parte 12 autorevoli medici e scienziati internazionali tra cui Umberto Veronesi. A seguito di un articolo della prestigiosa rivista Nature, contro la demonizzazione dei prodotti innovativi da parte dell’Oms, il famoso oncologo ha recentemente affermato che “uno studio pilota pubblicato sul Bmc Public Health dall’Università di Catania ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza della sigaretta elettronica. Insieme ai miei colleghi, sosteniamo quindi la posizione di Nature e rinnoviamo l’invito, già presentato all’Oms con una lettera firmata da altri 50 scienziati europei e americani, a non criminalizzare la sigaretta elettronica, e non lanciare allarmi e divieti basati su supposizioni, ma al contrario, promuoverne lo studio scientifico e l’utilizzo nella lotta al cancro e alle malattie cardiovascolari”.

Vietare qualsiasi prodotto alternativo alle sigarette tradizionali oppure permetterne, al contrario, lo sviluppo al fine di dare un’alternativa al miliardo di fumatori. Di questo soprattutto si parlerà nella prossima conferenza dell’Oms dedicata al fumo, in programma a novembre a New Delhi: sempre che il dibattito ci sarà, vista la decisione dell’Organizzazione di limitare la partecipazione ai lavori ai soli rappresentanti governativi che non hanno nessun rapporto con la filiera del tabacco e dunque di fatto di escludere la maggioranza dei governi occidentali, tra cui quello italiano. I prodotti di nuova generazione, a pochi anni dalla loro introduzione, rischiano di essere vietati senza diritto di appello.

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