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Riccardo Gallo (ex Iri): 3.733 dipendenti Rai su 11.458 sono di troppo, uno su tre è inutile

Ma la spending review vale solo per i ministeri e per gli pubblici o anche per le aziende di Stato? Il dubbio è lecito se si leggono sull’ultimo numero dell'”Espresso” i risultati di un’acuta analisi sui costi e sulla produttività del lavoro dei dipendenti della Rai condotta dal professor Riccardo Gallo, economista industriale dell’Università “La Sapienza” di Roma e uno dei maggiori esperti italiani di bilanci. Gallo, che essendo stato in passato vicepresidente dell’Iri, conosce molto da vicino la Rai, ha già dimostrato in precedenti studi che “la produttività netta del lavoro in Rai è inferiore a quella di Sky e meno della metà di quella di Mediaset”. Ma stavolta, esaminando i costi e i risultati del servizio pubblico, arriva a conclusioni più dirompenti che non mancheranno di far discutere e di sollevare la reazione dei sindacati interni.

Secondo Gallo il costo del lavoro medio di un dipendente Rai è di 93 mila euro, cioè “quasi il doppio di quello delle medie e grandi società italiane” mentre i ricavi da abbonamenti sono stagnanti (.1.737 milioni di euro nel 2013), gli introiti da pubblicità sono leggaremente calati ma addirittura dimezzati rispetto a dieci anni fa e lo sbilancio tra servizio pubblico e canone ammonta a 346 milioni l’anno (pari a 2 miliardi e 300 milioni dal 2005 al 2013).

Si può discutere sull’utulità del servizio pubblico offerto dalla Rai così com’è, ma in ogni caso – osserva Gallo – “se dividiamo i 346 milioni di sbilancio del 2013 per 93 mila (il costo del lavoro medio di un dipendente) troviamo il numero di dipendenti in esubero da licenziare per riequilibrare servixio pubblico e introiti da abbonamento. Ebbene, il risultato è di 3.733 dipendenti, che si ragguagliano esattamente a un terzo degli 11.458 in esubero”. La conclusione di Gallo è perentoria ma difficilemente controvertibile sul piano economico: “in rai un dipdenete su tre è obiettivamente di troppo”.

Vedremo pressto se la presidente Anna Maria Tarantola, che viene dalla Banca d’Italia, e il direttore generale, Luigi Gubitosi, che viene dalla Fiat, essendo due persone che sanno di conti aziendali, avranno qualcosa da dire. certamente molto da dire avranno partiti e sindacati che hanno letteralmente occupato la Rai a danno del contribuente ma i numeri dannomloro torto

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