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Omicidio nautico, approvata la legge che lo punisce equiparandolo all’omicidio stradale

FIRSTonline - Lorenzo Gennari

Ci è voluta la caparbietà di un apneista, di una persona che conosce il problema davvero da vicino per annullare definitivamente la disparità di trattamento tra chi uccide in strada e chi lo fa in mare o in acque interne. Fino a pochi mesi fa, infatti, chi provocava morte o lesioni violando le regole della navigazione, non riceveva lo stesso trattamento di chi provocava morte o lesioni violando il codice della strada. L’idea di andare a colmare questo vuoto legislativo al senatore Alberto Balboni, oggi Presidente della Commissione Affari Costituzionali, era venuta fin dall’epoca del Governo Draghi, ma proprio a causa della fine prematura di quell’Esecutivo, non era stato possibile portare a termine il progetto di introduzione di quello che solo oggi va sotto il nome di “omicidio nautico”.

Balboni non si è dato mai per vinto e, da buon avvocato, ha seguito l’iter per tentare nuovamente l’approvazione della legge nel 2022, a 6 anni dall’introduzione del reato di “omicidio stradale”. A febbraio del 2023 il progetto viene approvato dal Senato e trasmesso alla Camera dove – il 20 settembre – con 268 voti favorevoli e un solo voto contrario, ha il via libera definitivo.

Nello specifico, il testo della legge è composto da tre articoli ed estende le pene previste per il reato di omicidio stradale (art. 589 bis del codice penale) a quello nautico. Pertanto, chiunque si trovi al timone di un’imbarcazione e causi la morte di un’altra persona, potrà essere punito con la reclusione, da un minimo di 2 anni ad un massimo di 7, 12 anni nel caso in cui venisse accertato lo stato di ebbrezza al timone o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Chi causa lesioni gravi è punito invece con la reclusione da 3 mesi a 1 anno, 3 anni nel caso di lesioni “gravissime”.

Balboni ha dedicato la nuova legge alla memoria di due giovani vittime – Umberto Garzarella di 37 anni e Greta Nedrotti di 24 anni – travolti e uccisi, nel 2021, da un motoscafo condotto da due tedeschi ubriachi nelle acque del Lago di Garda. All’epoca, nonostante le accuse nei confronti dei due turisti fossero quelle di aver navigato ad una velocità quattro volte superiore al limite consentito e in stato di ebbrezza, le condanne furono quelle previste per le accuse di omicidio colposo e naufragio colposo, proprio in mancanza di un reato che sanzionasse nello specifico l’omicidio nautico.

La prospettiva di chi è appassionato di pesca e attività subacquee – come lo è il senatore Balboni – è forse la migliore per cogliere molte inadeguatezze di chi si mette al timone di un mezzo nautico. Le tragedie sfiorate sono numerose ogni anno e vengono raccontante nei forum dedicati a questo settore. Oltre alla semplice disattenzione di chi possiede un’abilitazione per la conduzione di barche e natanti, c’è da considerare anche il caso della totale inesperienza di chi – in maniera del tutto legale – prende in affitto una barca senza conoscere nessuna delle regole della navigazione. Di fatto la legge consente la conduzione di barche con motori fino a 40 cavalli senza patente nautica. Balboni ritiene che manchi attenzione anche su questo aspetto e che, senza arrivare a soluzioni drastiche, sarebbe possibile introdurre delle linee guida o anche una campagna di sensibilizzazione per migliorare la consapevolezza e l’attenzione dei navigatori occasionali.

Questo e altri temi saranno oggetto di discussione dei diversi incontri del Salone della Giustizia, evento dedicato al mondo dell’avvocatura, della magistratura e della politica, che si terrà a Roma dal 24 al 26 ottobre. Il 25 ottobre – nel pomeriggio – è infatti previsto un incontro a tema “trasporti e infrastrutture” al quale ha confermato la presenza anche Nicola Carlone, Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, di cui è atteso un commento proprio in merito alla nuova legge firmata da Balboni.

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