X

Nuova Zelanda, cineturismo da… hobbit

Il comune di Wellington e Tourism New Zealand cavalcano la grande attesa. La Warner Bros immette sul mercato centinaia di prodotti di merchandising. A poco meno di una settimana dalla prima mondiale di “The Hobbit-An Unexpected Journey” (che avrà luogo nella capitale neozelandese mercoledí prossimo) il personaggio ideato dalla fervida fantasia di J.R.R. Tolkien sembra la classica gallina dalle uova d’oro. Ma è tutto oro quello che luccica? L’effetto sarà, come sperano i burocrati di Wellington, di lungo periodo per il turismo del Paese down under? E poi, il gusto per il fantasy, che ha conquistato gli spettatori di tutto il mondo negli ultimi anni, è destinato a durare? 

LA CITTA’ SI PREPARA – Non c’è che dire, in Nuova Zelanda ci credono eccome. Il Wellington City Council ha fiduciosamente commissionato un logo che definisce la capitale neozelandese “the middle of Middle-earth” ovvero il “centro della Terra di Mezzo”. L’aeroporto locale, che sfoggia una gigantesca statua del Gollum, ha pure allegramente adottato questo motto al posto del tradizionale “wild at heart”. Air New Zealand, la compagnia di bandiera neozelandese ha entusiasticamente predisposto un nuovo video per le norme di sicurezza aerea.

Al posto di hostess e stewart che spiegano come indossare la cintura di sicurezza, hobbit, nani ed elfi, nonche’ lo stesso regista della trilogia Peter Jackson, ‘istruiscono’ i divertiti (una volta tanto) passeggeri in arrivo nella capitale per la grande festa del 28 novembre.  Con investimenti pari a 1,1 milioni di dollari neozelandesi (pari a 700mila euro), il sindaco Celia Wade-Brown spera che, in occasione della première, l’economia locale riesca ad incassare almeno tanto quanto spuntato con la prima di “The Return of the King”, ovvero 9,5 milioni (6 milioni di euro). Oltre centomila persone sono attese per il 28 novembre per un evento coperto da 100 giornalisti da tutto il mondo.

CINETURISMO DA HOBBIT – Anche l’ente del Turismo neozelandese punta sul successo dello “Hobbit”, ma più sul lungo termine. Forte di una ricerca che mostra che nel 2004 oltre 150mila mila turisti hanno indicato la trilogia del “Signore degli Anelli” come una delle motivazioni principali per passare le vacanze in Nuova Zelanda, Tourism New Zealand ha investito 10 milioni di dollari in una nuova campagna chiamata “100% pure Middle-earth” che associa la Nuova Zelanda alla mitica Terra di Mezzo. La campagna di cineturismo, tuttavia, non è stata priva di polemiche, con l’opposizione laburista che ha criticato l’invadenza della Warner Bros, lo studio americano dietro la trilogia dello Hobbit, che avrebbe controllato e approvato ogni mossa dell’ente turismo kiwi. C’è poi chi crede che questo tipo di campagne non necessariamente funzionino.

I RISCHI – Campagne turistiche che associano un film al luogo delle riprese funzionano solo se il film è un successo al botteghino. Il Governo australiano si sta ancora leccando le ferite per il grande battage pubblicitario per il blockbuster “Australia” di Baz Luerhmann. Atteso un grande ritorno in termini di turisti, l’epopea che vedeva protagonisti Nicole Kidman e Hugh Jackman, è stato un clamoroso flop al botteghino e l’atteso afflusso non si è materializzato. Nel caso dello Hobbit, poi, c’è un elemento in più che va considerato. La storia di Bilbo Baggins non è ambientata in Nuova Zelanda, ma nell’immaginaria Terra di Mezzo. Scenari e paesaggi kiwi sono stati ampiamente utilizzati, ma è stato fatto anche un grande uso di tecnologia per riprodurre gli scenari del film. “Non è automatico che uno spettatore veda il film e poi dica: ‘Fantastico! Vado in Nuova Zelanda per le prossime vacanze’ – spiega Bruce Poon Tip, fondatore della compagnia di viaggi G Adventures – Mi sembra un approccio un po’ strano, visto che la storia non ha esplicitamente luogo in Nuova Zelanda”.

D’accordo è anche l’ex membro di Tourism New Zealand Mike Tamaki, che ora ha una società specializzata nei tour di cultura maori: “Quello che stanno facendo è promuovere un prodotto, non un luogo e credo che questo sia uno sbaglio”. Simon Milne, direttore del New Zealand Tourism Research Institute rincara la dose: “Dobbiamo stare attenti a associarci al 100% con il film – sostiene – Non rappresenta chi siamo veramente, è solo un set cinematografico e non porterà vantaggi nel lungo periodo. Se guardiamo ai trend globali nel settore del turismo, il vero focus dovrebbe essere l’autenticità”. E se si guarda ai dati del 2004, si vede anche che i 150mila turisti arrivati anche a causa del “Signore degli Anelli” rappresentano solo il 6% del numero globale di turisti per quell’anno. Dei 150mila solo l’1% ha dichiarato che il film di Peter Jackson è stata l’unica ragione della loro scelta.

GIORNI CONTATI? – Phil Darkins, del sindacato degli attori neozelandesi, durante una conferenza alla Victoria University di Wellington, ha anche avvertito che i giorni dei film fantasy ad alto budget sono numerati. Dopo l’indigestione degli ultimi anni, con l’esordio nelle sale di 55 titoli nel 2011 e di 70 nel 2012, tra cui “Hunger Games”, “Hansel and Gretel: Witch Hunters”, e “Mirror Mirror” gli spettatori potrebbero disaffezionarsi al genere e un Paese che si associa al 100% con un film fantasy potrebbe esserne penalizzato.

MERCHANDISING – Grandi attese ci sono anche nel merchandising, per il quale la Warner Bros la fa da padrona.  La trilogia del “Signore degli Anelli” il cui primo film è apparso nel 2001, ha generato finora profitti per 1,17 miliardi di dollari Usa, ma sulla nuova campagna di merchandising pesa la causa che gli eredi di Tolkien hanno fatto agli studios americani, per un uso illegittimo del diritto di copyright che sarebbero “altamente offensivi” della memoria dello scrittore britannico. Nel mirino slot machine online con le facce di Gollum e Gandalf.

Related Post
Categories: News