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Mediobanca, Nagel: “Sosteniamo Mps, ma no alla fusione”

Mediobanca è pronta a contribuire per togliere dai guai Mps, ma esclude ogni ipotesi di M&A. “E’ una banca a cui siamo molto vicini e con cui collaboriamo molto bene. Ci farebbe piacere contribuire a risolvere questo tema di shortfall, vedremo nelle prossime settimane”, ha detto il Ceo Alberto Nagel parlando oggi agli analisti in occasione della presentazione dei risultati di Piazzetta Cuccia del primo trimestre

L’assise annuale del salotto meneghino, storico regista delle grandi partite finanziarie italiane, si svolge a due giorni dai risultati dell’esame della Bce e mentre a Siena il managment del Monte dei Paschi, con l’aiuto degli advisor Ubs e Citigroup, ragiona su come disinnescare la mina accesa dalla Bce (che ha individuato per Siena una carenza di capitale di 2,1 miliardi). 

Il presidente di Mps Alessandro Profumo si è detto pronto a valutare “qualsiasi opzione” e da Bankitalia è arrivato un chiaro endorsement a favore di una aggregazione “che renda la Banca più solida e in grado di erogare credito”. E’ partita così da parte del mercato la ricerca di un possibile cavaliere bianco. Ma Mediobanca, che ha chiuso il primo trimestre del nuovo esercizio 2014/2015 con un utile trainato dalla sostenuta ripresa delle attività bancarie ed è impegnata in un sostanzioso disimpegno dalle sue partecipazioni azionarie, non ha alcuna intenzione di riportare indietro le lancette della sua metamorfosi degli ultimi anni avventurandosi in operazioni non in linea con il nuovo corso.

Il business oggi si fa con logiche diverse: vendere le partecipazioni per proteggersi da oscillazioni negative in settori in cui la tecnologia cambia le dinamiche in modo imprevedibile, specializzarsi su alcune attività, non mettere troppo a rischio il capitale e crescere geograficamente. “Abbiamo fatto un piano che consente a Mediobanca di crescere ed aumentare redditività pur stando in un ambiente non favorevole – ha spiegato Nagel nel corso dell’assemblea – questo lo si fa specializzandosi in alcune attività, non mettendo troppo a rischio il capitale e crescendo geograficamente. Tanto che noi quest’anno prevediamo utili in aumento”. 

Risultati che lasciano scommettere in un aumento della remunerazione degli azionisti. “Speriamo di poter aumentare il dividendo – ha detto Nagel –. Preferisco proporre un dividendo maggiore che proporre la distribuzione di azioni proprie che possono servire per piccole acquisizioni”.

M&A PICCOLO E FOCUS SULLA BANCA D’AFFARI
ESAME BCE DA PRENDERE CUM GRANO SALIS 

Sull’M&A, Nagel è però stato chiaro: “Non vediamo opportunità di acquisizioni di asset bancari di dimensioni rilevanti, potremo essere interessati a piccole aggiunte su CheBanca, Compass o risparmio gestito che possano accelerare strategia, ma si tratterà di operazioni di importo limitato”. In particolar modo, l’unico ruolo in relazione all’M&A riguarda l’attività della Banca d’affari all’interno di un processo che porterà al rafforzamento patrimoniale e al consolidamento nei prossimi 18 mesi sia intra-market sia tra mercati diversi.

Non sarà quindi Mediobanca il cavaliere bianco di Mps. “Non ci interessano acquisizioni e fusioni – ha detto Nagel – un matrimonio tra la rete CheBanca! e altre banche non avrebbe senso”, anche perché “abbiamo intrapreso una strada di forte innovazione nel retail”. La Banca del conto Yellow lanciata cinque anni fa con il primo obiettivo di servire come braccio per il funding ora sta puntando a diventare sempre più un interlocutore delle famiglie anche sul fronte del risparmio gestito: da gennaio a fine settembre ha collocato 800 milioni.

Nagel ha dato “un giudizio molto positivo di come il sistema bancario italiano è uscito dagli stress test, tenuto conto della severità delle ipotesi”. Per Nagel il risultato va preso cum grano salis ed è inutile paragonarsi con altri Paesi, per le banche italiane il comprehensive assesment è stato un triplo stress, dopo che nel 2013 ci sono state forti rettifiche sui crediti per la recessione che è in corso da anni: si è avuto un effetto moltiplicativo e alla fine comunque lo shortfall è stato contenuto a soli due intermediari. 

“I risultati – ha precisato Nagel – vanno letti con attenzione, dopo una prima reazione emotiva, nelle prossime settimane su questo tema si tornerà a lavorare sugli indici patrimoniali reali delle banche”.

PIU’ UTILI DA ATTIVITA’ BANCARIA
CESSIONI SECONDO I PIANI

Dopo un primo trimestre che ha battuto le attese degli analisti (nel pomeriggio il titolo sale in Borsa del 3,47%), Mediobanca prevede di chiudere il nuovo esercizio con un “apprezzabile incremento dei ricavi”. Nella conference call di presentazione dei risultati, Nagel ha riferito di essere positivo sull’anno, a meno di correzioni brusche del mercato. “Sui ricavi vediamo un’attività di corporate investment banking in ripresa, un margine d’interesse del consumer che rimane molto tonico e un contributo di Generali comunque apprezzabile”, ha spiegato. Anche sul fronte della redditività, “l’outlook è positivo perché prevediamo un recupero delle attività caratteristiche bancarie e quindi una redditività più sostenuta dalla componente ordinaria”. 

Piazzetta Cuccia, che sul fronte del business ha deciso di entrare anche nel factoring (l’obiettivo sono 24 milioni di ricavi e 5 di utile in tre anni) proseguirà con la cessione delle partecipazioni nel secondo semestre, dopo la pausa del primo trimestre 2014-2015. Nessuno slittamento rispetto ai piani. Entro il 30 giugno conta di cedere la quota in Telecom, la cessione di Generali è confermata per l’ultimo anno di piano e quella di Rcs dipende un po’ dai prezzi e dai mercati.

AL VIA IL NUOVO CDA, TARAK PRESENTA MARIE (BOLLORE’)
IN ASSEMBLEA NON C’E’ PEOPLE’S BANK OF CHINA

In un’assemblea particolarmente agitata sul fronte degli interventi dei piccoli azionisti (iniziata alle 11 del mattino e ancora in corso alle quattro del pomeriggio), ha fatto il proprio debutto Marie Bolloré, che da oggi entra ufficialmente nel cda di Mediobanca al posto del padre, il finanziere bretone Vincet Bollorè che oggi l’ha accompagnata in piazzetta Cuccia per presentarla ai vertici dell’istituto e ai principali soci. 

“Scortata” da Tarak Ben Ammar, Marie ha fatto il suo ingresso anche in sala stampa per presentarsi ai giornalisti. “Da molto tempo sento parlare di Mediobanca, sono entrata per la prima volta nei consigli del gruppo dal 2006 e un po’ alla volta ho iniziato a far parte di diversi Cda – ha detto rispondendo alle domande –. Il nostro è un gruppo familiare e spesso noi figli siamo stati messi al corrente delle attività di mio padre e di quelle in Italia sentiamo parlare da parecchio tempo”. Da quest’anno Marie si occupa anche dell’auto elettrica che viene prodotta in Italia. 

Secondo i dati emersi in assemblea, Bollorè si conferma secondo azionista al 7,5%. “Sono molto soddisfatto e molto felice della squadra di manager” oltre che “del ruolo di Mediobanca in Italia – ha detto – Siamo qui per il lungo termine”. Invariate anche le quote di Unicredit (8,75%), Groupama (4,9%), Mediolanum al 3,5%, Carisbo al 2,9%, Edizione al 2,2% e Fininvest al 2,1%. La People’s Bank of China si conferma al 2% ma secondo quanto emerge non ha depositato le quote per essere presente in assemblea.

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