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L’olio dell’Emigrazione, mostra O.N.A.O.O. sulle lattine d’artista di inizio secolo

Olio Caruso

L’ O.N.A.O.O. organizzazione nazionale di assaggiatori olio di oliva, la più antica scuola di assaggio di oli d’oliva al mondo, attiva a livello internazionale per la formazione olearia,  e per essere, ha scelto un modo originale e molto interessante per celebrare i suoi 35 anni di attività: una mostra che rivela un aspetto, poco noto ai più, del mondo degli emigrati italiani all’estero di fine secolo.  Le cifre sono impressionanti, furono circa 28 milioni i nostri connazionali che cercarono fortuna nelle Americhe soprattutto ma anche in Europa fra la fine dell’800 e primi decenni del ‘900. E questa popolazione avvertiva forte il richiamo della patria, la nostalgia dei sapori domestici dei loro paesi che i nuovi mondi non potevano certo loro offrire: due su tutti, la pasta e l’olio. Nella città di Imperia, dove 35 anni fa nacque l’O.N.A.O.O., le famiglie dei frantoiani ebbero una grande intuizione, organizzarsi in gruppo commercialmente. Da Genova partivano i grandi battelli della speranza 0ltreoceano. Spedire per nave l’olio in bottiglie di vetro sarebbe stato pressoché impossibile. Ma da una ventina d’anni inglesi e americani avevano scoperto l’utilità di contenitori realizzati in lamiera  stagnata per la spedizione e la conservazione dei cibi deperibili fino a quel momento trattati sfusi.

Gli imprenditori di Imperia adottarono subito l’idea e fecero realizzare lattine da 10 litri  che potevano essere così assemblate nelle stive delle navi e spedite senza rischio di rotture.  Nel giro di pochissimi anni, si registrò lo sviluppo di importanti opifici dediti alla produzione di packaging per l’industria italiana dell’olio d’oliva. Tutto questo mondo è spiegato  con dovizia di particolari in una mostra a Roma  in occasione della 4° Meeting Internazionale indetto dall’ O.N.A.O.O. che ha richiamato soci da diverse parti del mondo, curata da Daniela Lauria, storico dell’arte e  Manuela Guatelli, la cui famiglia nel 2006, nell’entroterra di Imperia, all’interno di un frantoio del XVII secolo ha creato il “Museo della latta d’olio”, una collezione formata da ben 6000 imballi.

L’imprenditoria ligure, con largo anticipo rispetto a quelli che sarebbero stati gli sviluppi del commercio internazionale, aveva compreso dunque negli anni 20 che per rendere il proprio prodotto più apprezzato dai potenziali consumatori, non solo doveva essere ottimo, ma soprattutto avere una confezione accattivante, in grado di incontrare i desideri e le aspirazioni dei suoi acquirenti .
Per soddisfare le richieste del mercato internazionale, in Liguria si iniziarono a produrre contenitori con effigiate tutte quelle  immagini che meglio rappresentavano il nostro Paese.

Intelligentemente e anticipando i tempi sul marketing non ci si limitò a realizzare  semplici contenitori di latta. “Se la qualità del prodotto  era garantita dall’importatore, che era sempre di origine italiana, i nostri connazionali all’estero – spiega Riccardo Guatelli, erede della dinastia — vollero una lattina che doveva ricordare la terra d’origine”.

Per cui per rendere più emozionale il contenuto si pensò di  abbellire la confezione  con immagini artistiche che facessero riferimento all’Italia, alla patria, ai grandi personaggi orgoglio dell’Italia nel mondo. Fu indispensabile, pertanto, rivolgersi all’arte grafica, in particolare ai giovani designer che, usciti dalle varie Accademie  e specializzati in disegno industriale, trovarono impiego presso gli stabilimenti di banda stagnata litografata.
Nonostante il loro encomiabile lavoro, come si può evincere dalla qualità dei progetti realizzati per i diversi imballaggi, poco si conosce circa la loro identità.
Furono affiancati  anche da importanti disegnatori che si dedicarono alla rappresentazione grafica delle lattine, come ad esempio Gino Boccassile, Aurelio Craffonara, Plinio Nomellini e più tardi Armando Testa.

Ed ecco che sulle lattine d’olio compaiono, Enrico Caruso, Giuseppe Verdi, titoli di opere liriche, come l’Aida, Rigoletto,  Otello, Norma, ma anche Napoleone (evidentemente richiamo all’Europa che sbarcava nel nuovo continente). I santi non mancano di certo da San Gennaro a Santa Rosalia a papa Pio X .

Non ha invece bisogno di commenti un olio che si chiama Marca La Patria con tanto di stemma Savoia. Non poteva certo mancare in questa serie un olio dedicato a Cristoforo Colombo, ritratto seduto con una cartina geografica sulle ginocchia mentre medita sulle sue spedizione cui se ne aggiungono tante altre  che raffigurano sempre un’Italia di fanciulle sorridenti, giovani operosi, o vedute di città, laghi e monti che fanno sospirare i cuori degli acquirenti in terra straniera. Molto bella quella con la raffigurazione della Grotta Azzurra anche se l’olio che vi era contenuto era di un produttore barese. E per i nostalgici dell’impero c’è l’imbarazzo della scelta fra l’Olio Duce, Il Fascio, Tripoli. C’è perfino un Olio Faccetta nera, con una negretta  ripresa in primo piano perché non ci siano errori od omissioni.

“Sicuramente la figura femminile ricopre un ruolo privilegiato – osserva ancora Guatelli  Viene rappresentata alternativamente nei panni della donna-angelo, come ad esempio nell’olio Madonna, nel quale la protagonista appare avvolta in un morbido peplo, secondo la tipica rappresentazione liberty che permetteva di sveltire le immagini e imprimere loro uno slancio elegante di forme con simboli grafici floreali o astratti; non mancano, però, rappresentazioni tipiche della Belle Epoque, caratterizzate da vite sottili e décolleté generosi, vistosa sinuosità delle forme come nel caso dell’olio Odalisca, oppure quelle che fanno riferimento alla tradizione popolare contadina come ad esempio nell’Olio Tana, in cui la donna appare effigiata con il tipico costume folcloristico siciliano”.

Di questa cultura delle latte “d’artista”  venne a conoscenza anche il grande regista Francis Ford Coppola, che ne usò  una per una ripresa nel suo film     ma poi si appassionò al tema al punto che ne fece incetta sul mercato raccogliendone oltre 600 che ora sono in mostra  in California nella sua tenuta di Napa Valley.

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