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Liberalizzazioni, vincono ancora i tassisti: saranno i sindaci a decidere

Nel difficile e composito cammino che porta dal decreto di legge a una legge di conversione molte cose finiscono perdute nella traduzione. È il caso del decreto sulle liberalizzazioni che nella forma in cui compare oggi, affidata ai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbicco (Pd), dopo scioperi, incontri e infinite riscritture, appare ben lontano, per quanto riguarda i taxi, dal testo approvato dal governo e assai più vicino alle richieste dei tassisti.

La liberalizzazione più controversa, e anche la più visibilmente contestata, dopo le proteste che hanno paralizzato mezza Italia e infinite riscritture, infatti, rischia di risolversi in un sostanziale nulla di fatto.

I relatori, e i rispettivi partiti, infatti, sono stati messi d’accordo dall’emendamento proposto dal senatore Pd Paolo Giaretta in Commissione industria, che prevede che il numero di licenze e i livelli delle tariffe non siano stabiliti dall’Autorità dei trasporti, come affermato inizialmente dall’articolo 36 del decreto, ma dai comuni e, quindi, dai sindaci, che, com’è noto, sono assai più sensibili rispetto alle pressioni corporative della categoria, riducendo dunque, e non di poco, il potenziale di apertura del mercato contenuto nella norma originaria.

Verrebbe smentito, così, anche il ministro Passera che, non più tardi di due settimane fa, aveva negato la possibilità che il potere decisionale sulle licenze potesse tornare ai sindaci, affermando l’opportunità di un cambiamento in tal senso, mentre l’Autorità dei trasporti rimarrebbe relegata ad un ruolo semplicemente di vigilanza in tal senso, con la possibilità di esprimere un parere non vincolante e solo poi, in caso d’inadempienza da parte dei sindaci, di proporre un commissariamento.

Sempre lo stesso emendamento prevede inoltre che le nuove licenze vengano messe tutte in concorso, eliminando le licenze doppione a costo zero per chi ne possiede già una.

Ha vinto la linea morbida, dunque, hanno vinto i tassisti. La sensazione che rimane, amarognola, è quella di un brusco passo indietro, di un ritorno sui propri passi da parte del governo, verso più miti consigli, e di una categoria, quella dei tassisti appunto, che per l’ennesima volta ha saputo sfruttare, nel tentativo di rimanere ancorata ai propri privilegi, le armi a sua disposizione (gli scioperi e i blocchi del traffico) per insinuarsi con successo nelle debolezze strutturali di un sistema e nelle spaccature all’interno della maggioranza, ottenendo (solo per sè) una nuova vittoria. Assecondando le lobbies, i maggiori partiti pensano di raccogliere consensi elettoralisti, ma dimenticano che a votare non sono soltanto i tassisti. 

 

 

 

 

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