X

Italgas torna in Borsa dopo 13 anni (VIDEO)

#IGisback, questo è l’hashtag scelto per il ritorno di Italgas in Borsa a 13 anni dall’ultima volta, quando era ancora controllata da Eni, e a 113 anni dal suo esordio a Piazza Affari. Il vero esordio della società fondata nel 1837 a Torino avvenne in realtà addirittura nel lontano 1951 alla Borsa del Regno di Sardegna, prima ancora dell’Unità d’Italia.

Ma ora Italgas guarda al futuro, è di tendenza su Twitter e ha un logo tutto nuovo per questa scissione parziale da Snam, che continuerà a controllarne il 13,5%, con il 26% in mano a Cdp e il restante 60% immesso a partire dalle 9.07 di oggi sul mercato telematico azionario (MTA) di Piazza Affari. Ma soprattutto, il nuovo corso guidato dal Ceo Paolo Gallo, sotto la presidenza di Lorenzo Bini Smaghi, guarda avanti con gli investimenti, perché come ricorda l’ad di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi nel saluto iniziale “la quotazione è un punto di partenza, non di arrivo”.

INVESTIMENTI E CORSA ALLE NUOVE CONCESSIONI

“In tutto investiremo più di 4 miliardi nei prossimi cinque anni – spiega alla platea di Palazzo Mezzanotte Paolo Gallo, illustrando il piano industriale -. Due miliardi saranno destinati al rinnovo dei contatori, alla rete e alla manutenzione. Al momento abbiamo sostituito un milione di contatori analogici con quelli intelligenti, entro il 2018 tutti gli operatori industriali e metà del mass market sarà aggiornato, e entro il 2020 tutti avranno i nuovi contatori. Per quanto riguarda le reti, pensiamo soprattutto alla copertura del Sud”. Al momento i contatori del primo player italiano (e terzo in Europa) sono 6,5 milioni, l’obiettivo è di arrivare a 8 milioni entro il 2020, cioè quando saranno concluse le gare per le nuove concessioni, che stanno iniziando in questo periodo.

“L’obiettivo – rivela Gallo – è di passare dall’attuale quota di mercato del 33% al 40%, grazie alle nuove gare d’ambito che favoriscono gli operatori più attrezzati finanziariamente e industrialmente”. Con le nuove regole le concessioni non saranno più assegnate città per città ma attraverso 177 ambiti territoriali rilevanti (cosiddetti Atem). Al momento Italgas è presente in 113 (cui corrispondono 1.470 comuni e 7,6 miliardi di metri cubi di gas trasportato) su 177, mentre il mercato è ancora molto frammentato: “Con la liberalizzazione del mercato del gas del 2000 gli operatori sono passati da 730 a 227, ancora troppi rispetto alla media europea. Le nuove gare di concessione favoriranno i gruppi più attrezzati sia per acquistare le concessioni stesse, sia per fare innovazione”.

Per le concessioni, appunto, Italgas ha già previsto un ulteriore investimento di circa 2,2 miliardi, da qui al 2020: 1,3 miliardi per aggiudicarsele e un altro miliardo, quasi, per rinnovare gli impianti, in alcuni casi giunti al limite della loro funzionalità. “Al termine di questa operazione – svela l’amministratore delegato di Italgas – la nostra RAB passerà dagli attuali 5,7 a 7 miliardi”.

UN BUON ESORDIO

Tornando alla quotazione, Italgas ha esordito bene, in un inizio di seduta particolarmente positivo per l’intero listino milanese: dopo pochi minuti il titolo guadagnava più dell’1%, a 4,044 euro per azione, mentre le Snam cedeva il 14,8% a 3,9 euro. Entrambi i titoli si sono poi assestati e, in chiusura, Italgas ha perso lo 0,7%, mentre Snam è tornata in rialzo (+4,23%). Per via della scissione parziale e proporzionale da Snam, 700.127.659 azioni ordinarie prive di valore nominale sono state attribuite agli azionisti di Snam nel rapporto di 1 azione Italgas ogni 5 azioni Snam possedute. 

Snam, che ha rilevato il 100% di Italgas da Eni nel 2003 per circa 1,5 miliardi di euro, continuerà da parte sua a concentrarsi sul suo core business preferito: quello della trasmissione, a livello intercontinentale, con un ruolo di primo piano in Europa nel progetto della Energy Union.  “Qualcuno – ha detto l’ad di Snam Marco Alverà – ha pensato che la scissione potesse indebolire le due società, ma noi pensiamo esattamente il contrario. Ognuna potrà dedicarsi al proprio business, con gli investimenti necessari. Due campioni nazionali sono meglio di uno”. E così mentre Italgas entrerà nelle case di quasi la metà degli italiani, Snam parteciperà alla grande connessione di reti in Europa, a partire dal gasdotto Tap ma non solo: “Lo scenario europeo sta cambiando – ha spiegato Alverà -, nei prossimi anni l’Europa aumenterà il proprio fabbisogno di gas e dunque le importazioni. E noi siamo qui per questo. L’Italia ha un ruolo strategico come hub dell’area mediterranea e dopo gli accordi COP21 firmati a Parigi il gas avrà un ruolo sempre più rilevante nel mercato dell’energia”.

Related Post
Categories: News