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Home banking, 10 anni di crescita: dai 4mila utenti del 2002 ai 18mila del 2012

Nel 2002 erano meno di 4mila le famiglie che avevano deciso di aprire un conto online. Nel 2012 il numero è quasi quintuplicato (18.132). I dati di Banca d’Italia parlano chiaro: l’home banking, un servizio che fino a dieci anni fa era un lusso per pochi, è diventato un’abitudine irrinunciabile per gran parte delle famiglie italiane.

Con la banca online si possono fare bonifici, ricariche, pagare le tasse o le multe, comprare azioni, tenere sotto controllo il portafoglio di investimenti e la carta di credito. I vantaggi, come è emerso da uno studio Abi-Gfk Eurisko, sono molti: in primis la riduzione del costo del canone (la quota chiesta dalle banche online è di pochi eruo al mese); poi, non da meno, la comodita, la praticità e la semplicità di utilizzo; infine, la possibilità di risparmiare del tempo. Accanto ai vantaggi, anche dei rischi: intrusioni di hacker, mail trappola, virus che rubano le password. I casi riusciti di intrusione nelle reti bancarie sono pochi, anche perché le banche investono grandi cifre nella sicurezza dei conti dei propri clienti.

Ad aver contribuito alla diffusione dell’home banking è stato anche l’uso, in continuo aumento, degli smartphone e dei tablet. Questi strumenti consentono entrare nel proprio conto ovunque e in qualsiasi momento. Le banche vedono in questo settorie grandi possibilità di sviluppo e stanno implementando nuovi servizi in questa direzione. Banca Sella, il gruppo che nel 1998 ha lanciato il primo conto online in Italia, ha da poco presentato un nuovo servizio: si chiama “Up Mobile” e consente di effettuare il pagamento con il solo gesto di fotografare l’oggetto che si vuole acquistare.

Nonostante i numeri di home banking più che positivi, l‘Italia è comunque in fondo alle classifiche europee. Paesi come la Germania e l’Austria resgistrano tassi doppi rispetto al nostro. In Scandinavia si supera la quota del 70%.

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