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Fincantieri-STX, la partita non è finita: si affacciano nuove soluzioni

Suggerisco di aspettare a valutare l’esito della vicenda Fincantieri-STX. La partita non è finita, è in corso. Martedì si giocherà un altro set, e forse non sarà l’ultimo.

L’irritazione italiana è, ovviamente, del tutto giustificata, dato che si nega a una azienda italiana leader in Europa (e anche nel mondo, almeno in alcune  nicchie di mercato, come i transatlantici da crociera, i megayachts, le piattaforme offshore oil&gas), quel che è stato concesso ai sudcoreani, che in pochi anni hanno condotto STX Europe al fallimento.  E dato che un accordo con il Governo francese era già stato raggiunto e firmato, nelle ultime settimane della presidenza Hollande: fino a prova contraria, il principio della continuità delle istituzioni fa parte della cultura giuridica europea (meno, Trump docet, di quella USA) e …. la responsabilità precontrattuale dovrebbe valere anche quando il contraente è uno Stato.

Comprensibile è anche la fermezza italiana nel respingere una soluzione 50/50, che non assicurerebbe una gestione efficace di un business complesso, come quello della cantieristica (mercato fortemente competitivo, produzioni complesse che richiedono il coordinamento di centinaia di subfornitori, termini di consegna rigidissimi, con forti penali in caso di ritardi, rapporti complicati con le organizzazioni sindacali, ecc.).

Altri aspetti non sono stati valutati finora a sufficienza:

  • quando St.Nazaire fu venduto ai coreani, il suo portafoglio ordini era ridotto al lumicino, ora si è rimpolpato, anche se molto meno di quello di Fincantieri e anche se alcune commesse hanno margini esigui, e secondo alcuni esperti sarebbero addirittura sottocosto (ma anche i margini di Fincantieri sono tuttora modesti, anche se il suo portafoglio ordini è invece notevole, più di quattro volte quello di St.Nazaire);
  • sospinta da Carnival, Fincantieri ha costruito una joint venture con una azienda leader in Cina, e questo alimenta preoccupazioni francesi di possibile trasferimento di tecnologie e know how;
  • la spinta al consolidamento europeo è inarrestabile e, ancorché in ripresa, Saint Nazaire non sembra in grado di reggere stand alone alla concorrenza di Fincantieri e di Meyer Werft (che ha acquisito i cantieri finlandesi di Turku sempre da STX);
  •  tra francesi di DCNS e italiani di Fincantieri permane la convenienza a rafforzare la loro collaborazione industriale nel settore navale militare, anche valutando soluzioni più strutturate di quelle sperimentate fino a ora;
  • l’interesse di Fincantieri per il bacino di Saint Nazaire resta forte per la sua ampiezza che lo rende adatto alla costruzione di transatlantici di stazza gigante (il prolungamento di Monfalcone costerebbe più dell’acquisizione di STX France e imporrebbe un arresto temporaneo del lavoro in quel bacino, incompatibile con il rispetto dei tempi delle commesse in atto).

Dopo l’esibizione dei muscoli, da una parte e dall’altra, riprenderà il negoziato. La Francia ha esercitato il diritto di prelazione (che non è una nazionalizzazione) e ha contestualmente affermato di non volere riportare l’azienda sotto il controllo dello Stato; ha la consapevolezza che l’accordo con Fincantieri è per St. Nazaire una strada pressoché obbligata, ma ha difficoltà a gestire un’opinione pubblica che ha sposato acriticamente la causa della “nazionalizzazione” (chi insegue demagogicamente i populisti rischia la fine dell’apprendista stregone…).  L’Italia ha, giustamente, respinto una soluzione 50/50 che non garantirebbe una gestione industriale efficace. Si cominciano a profilare anche ipotesi di soluzione nuove e altre, non nuove, che però erano state abbandonate per strada. Wait and see!

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