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Ferrarotti: “Lo sviluppo non è fatto solo di numeri, occorre un nuovo riformismo sociale”

Viviamo ormai, pur non essendone del tutto consapevoli, nel mondo della precisione, ridotta a cifra, in cui già i neonati hanno il codice fiscale. E’ un mondo che si conta i giorni, gli averi e le perdite, i dati positivi e negativi, le quantità espresse in bilanci preventivi e consuntivi. E un mondo misurato, calcolato, essenzialmente numerico. Per gli antichi Greci, di cui forse gli Europei odierni sono figli degeneri, il non poter esprimere un valore in termini numerici era occasione di gioia. Ci si avvicinava al pensiero puro, numericamente non commensurabile. Il mondo di oggi vive l’imprecisione e l’imprevedibilità come una sconfitta. Anche per questo degrada la morte a incidente tecnico.

La qualità della vita viene fatta dipendere dal prodotto interno lordo, la felicità individuale dal reddito medio pro-capite. E’ un mondo inaridito e dominato da una tendenza isomorfica planetaria. Può avere solo la nuda bellezza di un cranio spolpato. Misura il suo progresso unicamente in termini quantitativi. Non può fermarsi, indugiare, riflettere. La sua forma capitalistica di produzione ha una sola molla: il profitto privato, il differenziale fra costo di produzione e prezzo di vendita, massimizzare il profitto nel più breve tempo possibile. Quindi, aumentare la produzione e comprimere i salari; addirittura, con la robotizzazione e l’elettronica applicata su vasta scala, produrre senza operai. Ma allora scatta il corto circuito fra sovrapproduzione e sottoconsumo. Non basta più produrre il prodotto. Occorrerà produrre il prodotto e produrre il consumatore del prodotto. «More and more».

Di più, sempre di più. Lo sviluppo come pura, caotica espansione. Non è solo la transizione dall’operaio all’operatore, dalla tuta blu al camice bianco. Passiamo dalla società irretita, dominata dal Web, alla società saturnina, che fa i figli e poi li divora. La politica, di fronte a questa situazione, non ha denti. Passa dal massimalismo, rivoluzionario a parole e impotente nella realtà, al minimalismo del riformismo spicciolo, che dimentica lo scopo del viaggio lungo la via. Occorre un nuovo riformismo sociale, capace di fare la politica dei piccoli passi senza dimenticare e, anzi, alla luce dei grandi ideali di eguaglianza sociale e di convivenza civile. Adriano Olivetti aveva intravisto e tentato di dar corso a questo riformismo, nello stesso tempo rigoroso e ragionevole. Il suo tentativo resta esemplare.

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