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Eurozona, Bce: “Italia tra i peggiori per disoccupazione e fiducia”

L’Italia è tra i sette paesi dell’Eurozona che “spiccano per aver registrato aumenti del tasso di disoccupazione particolarmente cospicui e persistenti dall’inizio della crisi”. Gli altri sei sono Irlanda, Grecia, Spagna, Cipro, Portogallo e Slovenia. Lo scrive la Banca centrale europea nel suo ultimo bollettino mensile, precisando che “anche i tassi di avviamento al lavoro hanno registrato consistenti diminuzioni in Italia, Portogallo e Slovacchia”.

Negli ultimi mesi, inoltre, Eurolandia ha assistito ad un netto calo del generale clima di fiducia, rileva la Bce citando l’Economic Sentiment Indicator della Commissione europea, che monitora industria, servizi, costruzioni e commercio al dettaglio. La dinamica ha coinvolto tutti i Paesi tra maggio e settembre, ma fra le economie più grandi “l’Italia e la Germania hanno registrato le flessioni maggiori, seguite dalla Francia”. Per contro, in Spagna e Olanda la dinamica è stata meno accentuata.

Quanto alla congiuntura attraversata dell’area valutaria, l’istituto centrale sottolinea che “i dati delle indagini congiunturali disponibili fino a settembre confermano l’indebolimento della dinamica di crescita, pur rimanendo coerenti con una modesta espansione economica nella seconda metà dell’anno”. Prevalgono tuttavia “i rischi al ribasso”, perciò “occorre seguire con attenzione i fattori e le ipotesi principali” su cui si basano le aspettative per il 2015. L’istituzione monetaria appare quindi meno certa delle sue previsioni, che a fine anno potrebbero subire nuovi tagli.

“Il recente indebolimento della dinamica di crescita, unitamente all’acuirsi dei rischi geopolitici – si legge ancora nel bollettino –, potrebbe ripercuotersi sul clima di fiducia e soprattutto sugli investimenti privati. Inoltre, potrebbero registrarsi progressi insufficienti sul fronte delle riforme strutturali nei Paesi dell’area”. Per questa ragione è cruciale che alcuni Paesi dell’area euro “imprimano slancio al processo legislativo e attuativo delle riforme strutturali per quel che riguarda i mercati dei beni e servizi e del lavoro, nonché agli interventi volti a migliorare il contesto in cui operano le imprese”.

Infine, la Banca centrale ribadisce che il direttorio è “unanime nella determinazione” a ricorrere ad altre misure straordinarie di politica monetaria se fosse “necessario far fronte a rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato”. La Bce punta a un tasso d’inflazione inferiore ma vicino al 2%, mentre oggi nell’area euro il dato si attesta attorno allo 0,3%.

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