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Shein rompe las barreras de Pekín y se prepara para salir a bolsa: la OPV en Hong Kong en el tercer trimestre alcanzará los 40 millones de dólares.

Secondo il Wall Street Journal, Shein è pronta a sbarcare alla Borsa di Hong Kong con un’Ipo da oltre 40 miliardi di dollari. Il via libera delle autorità cinesi chiude una lunga corsa a ostacoli iniziata con i tentativi falliti di quotazione a Wall Street e Londra

Shein rompe las barreras de Pekín y se prepara para salir a bolsa: la OPV en Hong Kong en el tercer trimestre alcanzará los 40 millones de dólares.

Dopo tre tentativi in altrettante piazze finanziarie e oltre un anno di attesa per il via libera di Pechino, Ella en è pronta a sbarcare alla Bolsa de Hong Kong. Il colosso globale della fast fashion ha ottenuto l’autorizzazione della China Securities Regulatory Commission (Csrc), superando l’ultimo ostacolo regolamentare verso un’Ipo che, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Mayo debuttare già tra il terzo trimestre e l’inizio del quarto trimestre del 2026. Il quotidiano statunitense aggiunge che la società punta a una Valoración superior a 40 mil millones di dollari. Una cifra significativamente inferiore ai 100 miliardi di dollari raggiunti nel 2022, nel pieno del boom dell’e-commerce post-pandemia, ma comunque sufficiente a rendere l’operazione una delle quotazioni più rilevanti dell’anno sui mercati asiatici.

L’Ipo di Shein si inserisce in una nuova fase di fermento per il mercato globale delle quotazioni, dopo anni di rallentamento. Dopo il debutto record di SpaceX, l’attenzione degli investitori si concentra ora sulle future Ipo di OpenAI e Antrópico negli Stati Uniti, mentre Hong Kong scommette su uno dei marchi più influenti della fast fashion globale.

Shein: il via libera di Pechino sblocca l’Ipo

Lo scorso venerdì la Csrc ha autorizzato Shein a emettere fino a 341,6 milioni di azioni nell’ambito dell’offerta pubblica iniziale a Hong Kong.

Non si tratta di un semplice passaggio burocratico. Secondo Reuters, l’autorizzazione è arrivata dopo circa un anno di verifiche e avrebbe richiesto anche il consenso dei vertici del Partido Comunista de China. Ottenuto il via libera, la società avrà ora 12 mesi di tempo per completare la quotazione, con un debutto atteso tra settembre e ottobre.

La quotazione porterà inevitabilmente sotto i riflettori anche Cielo Xu, fondatore e amministratore delegato di Shein. Nato nel 1984 nella provincia cinese dello Shandong, Xu ha fondato la società nel 2012 con il nome Sheinside, poi trasformato in Shein nel 2015. A differenza di molti imprenditori della tecnologia, ha sempre mantenuto un profilo estremamente riservato: non concede interviste, non partecipa a eventi pubblici e non è presente sui social network. A rappresentare il gruppo è soprattutto l’executive chairman donald tan, ex banchiere chiamato a gestire i rapporti con investitori e istituzioni durante il lungo percorso verso la quotazione.

Un’Ipo inseguita tra New York, Londra e Hong Kong

Quella di Shein è una delle quotazioni più complesse degli ultimi anni.

Il primo progetto risale al Noviembre 2023, quando il gruppo aveva scelto Wall Street. L’operazione venne però ostacolata dalle autorità statunitensi, che intensificarono i controlli sulla catena di fornitura dell’azienda e sulle condizioni di lavoro presso alcuni fornitori cinesi.

Archiviata l’opzione americana, Shein puntò su Londres. La Financial Conduct Authority britannica aveva dato il proprio assenso preliminare, ma questa volta fu Pechino a fermare il progetto, negando l’autorizzazione richiesta dalle nuove norme cinesi sulle quotazioni all’estero.

Il tercer intento è arrivato con Hong Kong, dove la società ha presentato in via confidenziale la domanda di quotazione nel giugno 2025. Oggi quel percorso è finalmente arrivato al traguardo.

Perché la Cina mantiene il controllo su Shein

Pur avendo trasferito la propria sede legale a Singapore nel 2022, Shein continua ad avere un forte radicamento industriale in China.

Le regole introdotte dalla Csrc nel 2023 prevedono infatti che tutte le società con attività rilevanti nel Paese debbano ottenere l’autorizzazione di Pechino prima di quotarsi all’estero. Nel caso di Shein, la produzione resta affidata a migliaia di fornitori, concentrati soprattutto nella provincia del Guangdong.

La larga espera riflette anche le numerosas controversias che hanno coinvolto il gruppo negli ultimi anni, dalle accuse sulle condizioni di lavoro nella filiera produttiva fino alle polemiche su alcuni prodotti commercializzati in Europa, elementi che hanno reso il dossier particolarmente sensibile dal punto di vista politico.

La valutazione scende, ma Shein resta un gigante del fast fashion

L’Ipo arriva in un momento molto diverso rispetto al boom dell’e-commerce del periodo post-pandemico. Nel 2022 Shein era stata valutata 100 miliardi di dollari, mentre il round di finanziamento del 2023 aveva fissato il valore a 66 miliardi. Oggi la società punta a una capitalizzazione compresa tra 40 e 50 miliardi di dollari, anche a causa della crescente concorrenza di Hace, piattaforma del gruppo Pdd Holdings, e di un contesto geopolitico sempre più complesso.

Secondo Reuters, il collocamento potrebbe riguardare fino all’8% del capitale. Nonostante il ridimensionamento della valutazione, Shein varrebbe ancora circa il doppio di H&M e avrebbe chiuso l’ultimo esercizio con un utile netto di circa 2 miliardi di dollari, confermando una redditività che continua ad attirare l’interesse degli investitori.

Con il via libera di Pechino, Shein si avvia ora verso il capitolo più importante della propria storia finanziaria. Se il debutto a Hong Kong rispetterà i tempi previsti, il gruppo metterà fine a una lunga corsa a ostacoli che lo ha visto tentare senza successo la strada di New York e Londra prima di trovare il sostegno delle autorità cinesi.

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