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Elezioni comunali, alleanze in tilt: Meloni surclassa Salvini, il flop M5S avvicina il Pd a Renzi e Calenda

Imagoeconomica

Non sempre i risultati delle elezioni locali anticipano i trend nazionali e questo vale anche stavolta, ma pensare che il voto del 12 giugno non abbia alcun riflesso sulla scena politica nazionale sarebbe completamente sbagliato. È vero che molte partite sono rimesse ai ballottaggi del 26 giugno, che possono ribaltare i risultati del primo turno, ed è al tempo stesso improbabile che il voto di domenica scorsa possa ribaltare il Governo Draghi, che nessuno ha interesse a far cadere nel pieno di una guerra e di un tempesta economica e finanziaria che, senza una guida autorevole, potrebbe costare molto cara all’Italia. Ma, detto ciò, alcune tendenze emergono con chiarezza dal recente voto amministrativo.

Elezioni comunali: la vittoria del centrodestra consegna la leadership a Meloni

La prima è che il centrodestra esce nettamente rafforzato, anche se spesso diviso, dal primo turno delle elezioni municipali rispetto al centrosinistra, che ha perso la guida di un capoluogo importante come Palermo e che solo con un esercizio di fede può sperare di conquistare Verona al ballottaggio. Se si votasse oggi per il Parlamento nazionale e se, come è altamente probabile, la legge elettorale restasse il Rosatellum, non c’è dubbio che vincerebbe il centrodestra, anche se bisognerà vedere se avrà i numeri per formare una maggioranza stabile e accettabile sia per le cancellerie europee che per i mercati.

La seconda conseguenza è il netto sorpasso di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni sulla Lega di Matteo Salvini, che, oltre allo smacco dei referendum, perde molti sindaci nel Nord, alimentando sempre di più il malessere del partito verso il Capitano dopo le sue ripetute sbandate e le infinite gaffe.

Il flop dei 5 Stelle fa traballare il campo largo del Pd

La terza conseguenza del voto municipale è il clamoroso flop dei Cinque Stelle, che o non si sono presentati o hanno offerto un contributo elettorale modestissimo agli alleati del Pd. E il punto è proprio questo: al Pd, che si conferma il primo partito, conviene insistere nell’alleanza con i Cinque Stelle – da cui sono divisi su punti politici essenziali come le armi alla Russia e il termovalorizzatore di Roma – oppure conviene prendere atto che il cosiddetto campo largo di cui parla il segretario del Pd, Enrico Letta, non decolla e anzi prepara una secca sconfitta alle elezioni politiche dell’anno prossimo?

Nel Pd i dubbi crescono e forse in molti avanza la convinzione che non aver cercato per tempo di riformare in senso proporzionale la legge elettorale, come proponeva Base riformista, sia stato un clamoroso errore. Ma ormai è tardi ed è per questo che nel Pd cresce la spinta di chi incalza Letta perché molli i Cinque Stelle al loro destino e apra invece l’alleanza alla cosiddetta Area Draghi, composta da Azione di Carlo Calenda (che ha riscosso un eccellente successo elettorale) e da Italia Viva di Matteo Renzi, che ha retto nelle elezioni municipali dove era presente ma soprattutto è rinvigorita dall’intuizione strategica di dar vita alla cosiddetta Area Draghi.

È presto per dire come andrà a finire, ma quel che è certo è che stavolta l’onda lunga del voto municipale si farà sentire eccome anche sulla scena politica nazionale.

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