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Distretti industriali, l’export frena ma brillano i ciclomotori di Bologna e il prosecco di Valdobbiadene

L’export dei 147 distretti industriali italiani mappati e monitorati da Intesa Sanpaolo nei primi nove mesi dell’anno ha mostrato un lievissimo calo, pari al -0,7% tendenziale. Si è dunque momentaneamente interrotta la corsa dei distretti sui mercati esteri, che li aveva visti protagonisti di una crescita dell’export per 6 anni consecutivi e di un aumento cumulato del 44% rispetto al 2009 (pari a +29 miliardi di euro).

Segnali di rallentamento sono emersi anche nei 22 poli tecnologici italiani: nei primi nove mesi dell’anno l’export ha registrato un lievissimo aumento (+0,4% la variazione tendenziale nei primi nove mesi del 2016). Le buone performance del biomedicale (+4,1%), dell’aerospazio (+2,7%) e della farmaceutica (+1,8%) sono, infatti, state quasi annullate dal calo subito dall’ICT (-4,5%). Più che di una battuta d’arresto, si può più propriamente parlare di una fase di assestamento sui livelli di eccellenza del 2015, quando l’export distrettuale aveva toccato un nuovo massimo storico, a quota 94,6 miliardi di euro, il 13,6% in più rispetto al 2007.

Su questa pausa ha inciso e non poco la fase di debolezza del ciclo economico internazionale (e, nello specifico, di alcuni mercati emergenti) e, più in particolare, degli scambi mondiali. Nello stesso periodo e negli stessi settori di specializzazione dei distretti le esportazioni tedesche hanno anch’esse mostrato una lievissima riduzione.

Non è dunque in discussione la competitività delle aree distrettuali italiane. A conferma di questo, va rilevato che tra gennaio e settembre più della metà dei distretti monitorati ha registrato un aumento delle esportazioni (79 su 147). Si è dunque in presenza di un quadro congiunturale altamente eterogeneo, come è evidente anche dalla lettura dei dati a livello settoriale, regionale e di sbocco commerciale.

Alla crescita dell’export dei distretti specializzati nei prodotti e materiali da costruzione (+5,6% la variazione nei primi nove mesi del 2016 rispetto all’anno precedente), negli altri beni intermedi (+4,6%; rappresentati dai distretti della gomma e della plastica), nei mobili (+0,9%), nell’alimentare e bevande (+0,4%) e negli intermedi per il sistema moda (+0,4%), si è contrapposto il calo delle vendite estere nella meccanica (-0,4%), nei beni di consumo del sistema moda (-2,1%), negli elettrodomestici (-3%), nei prodotti in metallo (-3%) e nella metallurgia (-7,1%).

A livello regionale i distretti del Nord-Est hanno ottenuto i risultati migliori, trainati da due delle regioni italiane a più alta intensità distrettuale, l’Emilia Romagna (+2,4% la variazione tendenziale nel periodo gennaio-settembre 2016) e il Veneto (+1%), dove si sono messi in evidenza le piastrelle di Sassuolo (+8,6%), i ciclomotori di Bologna (+11,7%), la termomeccanica di Padova (+8,5%), il prosecco di Conegliano Valdobbiadene (+14,1%) e le carni di Verona (+17,8%). L’andamento dei distretti è stato meno positivo nelle altre regioni italiane.

Un quadro a luci e ombre è presente anche a livello di sbocco commerciale: le esportazioni dei distretti hanno continuato a crescere nei mercati maturi (+1,1%), mentre hanno subito un calo nei nuovi mercati (-4%). Spiccano, in particolare, le performance positive conseguite in Spagna (+6,1%) e il nuovo progresso sperimentato negli Stati Uniti (+1,9%), dove l’export distrettuale ha aggiornato i livelli record toccati nel 2015. I deludenti risultati ottenuti nei nuovi mercati risentono, invece, del rallentamento di alcune importanti economie emergenti, come Emirati Arabi Uniti e Cina, e della crisi del mercato russo.

Va però segnalato il balzo delle vendite dei distretti in Iran (+43,5%), grazie soprattutto alla capacità delle imprese della meccanica di sfruttare al meglio le opportunità di crescita emerse in seguito al ritiro delle sanzioni internazionali su questo Paese. Nel 2017 l’export dei distretti, dopo un anno di sostanziale assestamento sui livelli record toccati nel 2015, potrà tornare a crescere in presenza di un quadro macroeconomico in miglioramento. Gli ultimi indicatori congiunturali disponibili, infatti, segnalano una generalizzata accelerazione della produzione manifatturiera e dei servizi, soprattutto in Europa, negli Stati Uniti e nell’area asiatica.

Il mercato europeo dovrebbe continuare a offrire un contributo lievemente positivo alla crescita delle esportazioni distrettuali, in presenza di un quadro economico ancora dipendente dallo stimolo monetario e condizionato nel breve e nel medio periodo da un crescente grado di incertezza politica.

I mercati extra-europei torneranno, pertanto, a essere trainanti nel corso del 2017. In particolare, gli Stati Uniti potranno dare una spinta all’export distrettuale, grazie alla crescita sostenuta e al di sopra del potenziale e a condizioni di cambio che, almeno nella prima metà del nuovo anno, saranno favorevoli (cambio dollaro/euro tra 1,03 e 1,08). Resta da capire se e come questo scenario sarà modificato dalla vittoria di Trump che da un lato ha promesso una politica fiscale più espansiva e dall’altro lato si è espresso su posizioni protezionistiche.

La ripresa delle quotazioni delle materie prime sta poi riportando su un sentiero di crescita molte economie emergenti, con in testa la Russia che, prima della crisi russa-ucraina, aveva rappresentato un motore per l’evoluzione dell’export di molti distretti specializzati nella moda, nel mobile e nella meccanica. Il 2017 potrà dunque rappresentare un anno di recupero dei flussi distrettuali verso questo mercato. La dinamica delle esportazioni distrettuali potrà poi tornare a essere sostenuta dai paesi OPEC, grazie alla ripresa delle quotazioni petrolifere che alimenterà la domanda di questi mercati.

Il canale estero, tuttavia, da solo non può bastare a ridare fiato alla crescita del tessuto distrettuale, soprattutto per quelle realtà con una bassa propensione a esportare. Una ripartenza della domanda interna è quindi fondamentale per quei distretti industriali più orientati al mercato italiano.


Allegati: Monitor dei distretti

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