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Trump alza i dazi sull’acciaio e Wall Street trema

Pxhere

I venti della guerra commerciale hanno cominciato a soffiare a Washington poco dopo quel che potrebbe esser ricordato come un mezzogiorno di fuoco. A quell’ora, quando già i listini europei avevano chiuso i battenti, Donald Trump ha annunciato ai rappresentanti di alcuni colossi dell’acciaio e dell’alluminio (tra questi Us Steel e Arcelor Mittal) che entro la prossima settimana applicherà dazi del 25% sull’import d’acciaio e del 10% su quello dell’alluminio dalla Cina e da altri grandi produttori. “Questa misura – ha spiegato il presidente – è destinata a durare un bel po’”. Trump, rivolto agli industriali, ha concluso così: “Vi chiedo una cosa sola: fate rifiorire questi settori”.

VOLANO I SIDERURGICI, IN RITIRATA BOEING. SALE IL DOLLARO

La notizia, per ora, ha provocato sgomento sui mercati azionari. A Wall Street l’indice Dow Jones ha perduto l’1,93%, S&P 500 -1,63% e Nasdaq l’1,74%. Le parole di Trump hanno messo le ali ai titoli dell’acciaio (Us Steel +9,5%, Century Aluminium +15%, Alcoa +35) ma hanno anche gettato nel panico gli altri industriali, per niente contenti di un rialzo delle materie prime e preoccupati, soprattutto, delle reazioni di Pechino: perdono più del 2% colossi come Boeing, Caterpillar o John Deere.

Avanza il dollaro sull’euro a 1,2169, ai massimi da sette settimane. Modesti i movimenti sui Treasury: il 2 anni tratta a 2,2178 (-0,044%) il 10 anni a 2,8133% ( -0,055%).

FRENA IL PETROLIO. OGGI RIFLETTORI SU TENARIS

Perde colpi il petrolio, ai minimi da due settimane sotto la spinta dell’aumento della produzione Usa e del dollaro. Il Brent ha chiuso a New York a 63,52 dollari al barile (-1.9%), Wti a 60,66 (-1,6%).

A Piazza Affari Eni -0,9%. Avanza Tenaris (+0,8%): la decisione di Trump sui dazi potrebbe dare oggi una grossa spinta al titolo.

USA, I SUSSIDI AI SENZA LAVORO AI MINIMI DAL 1969

La mossa di Trump ha fatto passare in secondo piano le altre notizie di giornata, a partire dalla seconda audizione del presidente della Fed. Jerome Powell, parlando al Senato, ha avuto toni più morbidi che all’esordio: l’aumento dei salari, ha detto, per ora non ha inciso sull’inflazione. A correggere il tiro ci ha pensato però il presidente (uscente) della Fed di New York, William Dudley, che ha dichiarato che Powell sarà probabilmente obbligato a praticare quattro aumenti nel corso dell’anno, vista l’accelerazione dei consumi.

Sul fronte macro, intanto, le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese ai minimi del novembre 1969. Non sembra il caso, visti questi numeri, di scatenare i demoni del protezionismo. Ma Trump non è di questo avviso. Aspettiamo la reazione, scontata, dell’imperator Xi Jingping, che non può lasciar correre una sfida del genere. Oggi sbarca in a Washington Liu He, uno dei più stretti collaboratori economici di Xi.

Chiudono in rosso i listini europei, in attesa di un fine settimana caldo sul fronte politico. In primo piano il voto italiano, ma anche la consultazione dei socialdemocratici tedeschi, decisiva per la formazione del governo Merkel. In alto mare sia la Brexit che la soluzione della crisi della Catalogna.

In questa cornice le vendite hanno prevalso su tutti i mercati. A Milano l’indice Ftse Mib ha chiuso in ribasso dello 0,7% a quota 22.448, comunque meglio del resto dell’Eurozona. La Borsa peggiore è stata Francoforte (-1,97%). Seguono Parigi (-1,09%), Madrid (-1,03%) e Londra (-0,78%).

Da segnalare il tonfo a Parigi di Carrefour (-5,4%) che ha chiuso il 2017 con una perdita di 500 milioni: tagliato il dividendo a 0,46 da 0,70 euro. In calo gli indici Pmi dell’Eurozona a 58,6 punti (comunque in zona espansione) dal precedente 59,6.

È possibile che, nella prossima riunione del direttorio, la Bce possa modificare leggermente il messaggio ai mercati, eliminando i riferimenti alla necessità di mantenere una politica espansiva. Ma non ci saranno altre concessioni ai falchi, anticipa la Reuters citando fonti di prima piano.

Il mercato obbligazionario italiano si avvia alle elezioni a passo di carica, con una nuova seduta positiva, la quarta di fila. Il rendimento dei Btp decennale chiude all’1,94%, lo spread con il Bund scivola a 130,40.

Nel mese di febbraio il fabbisogno del settore statale è sceso a 6,3 miliardi (-1,9 miliardi) rispetto agli 8,2 miliardi di un anno fa.

SÌ ALLE NOZZE LUXOTTICA-ESSILOR. E IL TITOLO VA ALLE STELLE

A sostenere Piazza Affari è stata Luxottica, protagonista di un balzo del 5,1% dopo l’annuncio del via libera alla fusione con la francese Essilor da parte delle autorità antitrust della Ue e degli Stati Uniti. Il partner transalpino prevede di chiudere il 2018 con un incremento del 4% dei ricavi a parità di perimetro.

Nel lusso si è spento nel corso della seduta il progresso di Salvatore Ferragamo (+1,4% dal +2% iniziale). Gli analisti sono scettici su una prossima cessione della griffe, ieri retrocessa da Deutsche Bank a hold da buy. Pioggia di prese di beneficio su Moncler (-2,58% dopo i recenti rialzi).

Seduta difficile per gli industriali. Perde colpi Stm (-3,85%), sull’onda delle vendite nel settore tecnologico europeo (-2,3%).

FCA, FRENANO LE VENDITE. RALLENTA L’OPERAZIONE MARELLI

Giornata no per l’automotive. Sbandano Pirelli (-3,3%) e Brembo (-2%). In ritirata anche Fiat Chrysler (-2,75%) che fa peggio dell’indice di settore europeo (-2%). Sul titolo ha pesato la nota dell’azienda che precisa che l’eventuale separazione di Magneti Marelli verrà esaminata nel corso del secondo trimestre, in ritardo rispetto alle previsioni del mercato.

In serata sono stati diffusi i dati delle vendite di febbraio: il mercato è sceso dell’1,42%, ma la frenata di Fca è stata molto più marcata: -10,8%. Accelerano però i marchi Alfa (+18,6%) e Jeep (+79,7%). In calo anche Exor (-2,18%).

Banche in ordine sparso ma meglio che nel resto d’Europa. Salgono Unicredit (+0,1%) e Banco Bpm (+0,4%). Giù Intesa (-0,4%).

Da segnalare ancora il tonfo di D’Amico (-6,9%) dopo i risultati.

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