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Sanità, liste d’attesa addio: il modello portoghese fa scuola

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C’era una volta il Portogallo, Paese che come il nostro non ha molte risorse per finanziare il suo Servizio Sanitario Nazionale (spesa sanitaria pro-capite: €2.150 vs. €2.446 in Italia) e che come l’Italia da qualche tempo cerca di risolvere il problema di liste di attesa troppo lunghe. Negli ultimi ventidue anni in Portogallo si sono adottati numerosi provvedimenti, molti dei quali costosi ed inefficaci, con l’obiettivo specifico di ridurre le liste di attesa. 

Tutto è cominciato nel 1995, anno in cui è stato introdotto il PERLE – Programa Específico de Recuperação de Listas de Espera-  rinominato poi nel 1998 PPA – Programa de Promoção do Acesso. Entrambi i programmi, finalizzati a ridurre le liste di attesa, non hanno sortito alcun successo, se non quello di ridurre inizialmente i tempi di attesa che poi sono tornati esattamente ai livelli iniziali (purtroppo i soldi spesi invece non sono stati recuperati). Nel 2002 è stata la volta di un nuovo programma chiamato PECLEC – Programa Especial de Combate às Listas de Espera Cirúrgicas. Per chi non conosce il portoghese il titolo promette di “combattere le liste di attesa” ed ha l’obiettivo incredibilmente ambizioso di eliminarle in due anni.  

Nonostante gli agguerriti propositi, dopo il 2002 le liste d’attesa non solo non erano scomparse, ma si erano ripresentate più lunghe che mai. Si decise allora di adottare un’altra strada che spostasse l’obiettivo dalle liste di attesa ai tempi di attesa. Nel 2004, nasce in questa nuova prospettiva il SIGIC – Sistema Integrado de Gestão de Inscritos para Cirurgia. Questo nuovo approccio si avvale per la prima volta di un nuovo alleato: un potente sistema informatizzato che raccoglie in maniera trasparente e sicura (in termini di privacy) tutti i dati su tempi di attesa, volumi di prestazioni e performance degli ospedali pubblici e privati .  

Il principio alla base del SIGIC è che se un paziente non è operato entro il tempo prefissato ha diritto ad un voucher con cui puo’ essere trasferito ad un qualsiasi altro ospedale (pubblico o privato del Portogallo) ed essere operato (sempre gratuitamente) nei tempi prestabiliti. Il vantaggio per i pazienti è evidente, una volta raggiunto il 70% del tempo massimo di attesa per il loro intervento nel loro ospedale di riferimento, possono chiedere di essere trasferiti ad un altra struttura pubblica o privata ed essere operati immediatamente.  

Ma cosa ci guadagnano gli ospedali ad essere efficienti aldila’ di una buona reputazione? La risposta è semplice: se un ospedale opera un paziente di sua pertinenza, questo viene rimborsato in base al DRG (procedura medica) corrispondente, ma se un paziente non è operato entro tot giorni (che variano a seconda della procedura e delle condizioni del paziente) il paziente stesso ha diritto a spostarsi ed a scegliere attraverso il sistema informatico un qualsiasi altro ospedale che ha una buona buona performance ed un tempo di attesa inferiore. L’ospedale che accoglie il paziente trasferito guadagna i soldi del rimborso che non andranno più all’ospedale di pertinenza ma al nuovo ospedale in cui il paziente è stato operato.

In poche parole i soldi “viaggiano” con il paziente trasferito che costituisce una fonte di guadagno extra per gli ospedali più efficienti e clinicamente efficaci. Dal 2012, poi, gli ospedali dai quali sono trasferiti i pazienti hanno un incentivo in più a migliorare e “trattenere” i loro pazienti  in quanto pagano loro stessi una penale per ogni paziente trasferito di importo pari al 10% del rimborso. Geniale!  

Spiegato il sistema, ecco i risultati del SIGIC: in cinque anni il tempo medio di attesa per una operazione chirurgica elettiva si è ridotto del 63%, da una media di otto mesi a soli tre mesi. Questo miglioramento è stato reso possibile solo grazie al nuovo modo di gestire i pazienti utilizzando un’unica piattaforma digitale. Il numero di interventi fatti nelle strutture pubbliche e private è aumentato del 40%  senza conseguenze per la qualità della performance. Nonostante un iniziale scetticismo nei confronti delle strutture pubbliche, si è osservato che non c’è mai stato, neanche agli inizi del programma, un esodo di massa dal pubblico al privato per i pazienti che avevano sforato i tempi di attesa. Tutte le strutture sia pubbliche che private hanno risposto al SIGIC aumentando la produttività per i pazienti di pertinenza durante l’orario lavorativo regolare ed in più hanno accresciuto la capacità produttiva aumentando le ore extra di lavoro per i pazienti trasferiti (intra moenia). Il privato ha assorbito il restante della domanda in eccesso.  

Concluderei con ”E vissero tutti felici ed operati in tempo” ma non sono portoghese e mi domando: “Che cosa succederebbe se il SIGIC venisse introdotto Italia?”.

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