X

Rai, via libera alla nuova concessione: meno testate e meno canali

Dopo una proroga di quasi un anno della precedente convenzione, il Consiglio dei ministri approva – su proposta del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – lo schema del provvedimento che affida il servizio pubblico alla Rai. Con il testo, che è diventato decennale, e il successivo contratto di servizio, che sarà quinquennale, il governo punta a un’accelerazione verso quella rivoluzione a più riprese chiesta al dg Antonio Campo Dall’Orto.

“Spero davvero che ora ci sia la spinta decisiva per il cambiamento di Rai che tutti aspettano, ma che stenta a prendere forma”, ha commentato il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli. Il messaggio ai vertici di Viale Mazzini è chiaro: il tempo è scaduto, ora le riforme, previste già nelle linee guida approvate nel 2015 dal governo, diventano obbligatorie e non possono più essere rimandate o eluse.

La concessione comprende dunque la diffusione dei programmi tramite digitale terrestre e tutte le altre piattaforme distributive. “L’azione della Rai – recita il comunicato del Mise – deve rigorosamente rispettare principi di completezza, obiettività, indipendenza, imparzialità e pluralismo, promuovendo le pari opportunità tra uomini e donne e assicurando  il rigoroso rispetto della dignità della persona, nonché della deontologia professionale dei giornalisti”.

Nel nuovo testo, in cui si fa riferimento per la prima volta, oltre ai programmi radiofonici e televisivi anche al cd. servizio pubblico multimediale, si stabiliscono alcuni importanti principi quali:

a) la richiesta alla società concessionaria di realizzare un piano editoriale coerente con la missione e gli obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo che può prevedere la rimodulazione del numero dei canali non generalisti con l’obiettivo di perseguire efficientamento, riduzione dei costi, valorizzazione delle risorse interne;

b) la previsione della necessità di garantire un uso più efficiente delle risorse, attraverso un piano di riorganizzazione dell’informazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche ed il rispetto del divieto assoluto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni.

“Ai fini della determinazione dei costi sulla cui base è parametrato annualmente il canone di abbonamento – prosegue la nota -, si prevede che l’AGCOM ed il MISE, ciascuno per le rispettive competenze, verifichino annualmente la realizzazione degli obiettivi di efficientamento e razionalizzazione indicati nel contratto nazionale di servizio, l’attuazione del piano editoriale, il rispetto delle norme in materia di affollamento pubblicitario, nonché la distribuzione fra i canali trasmissivi dei messaggi pubblicitari e la corretta imputazione dei costi da parte della società concessionaria”.

In base alla nuova Convenzione, inoltre, il bilancio della Concessionaria dovrà prevedere una contabilità separata per i ricavi derivanti dal gettito del canone e gli oneri sostenuti nell’anno solare precedente per la fornitura del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale rispetto ai ricavi delle attività svolte in regime di concorrenza. Tale contabilità separata viene soggetta a controllo da parte di una società di revisione.

E’ fatto infine divieto alla società concessionaria di utilizzare, direttamente o indirettamente, i ricavi derivanti dal canone per finanziare attività non inerenti al servizio pubblico generale radiotelevisivo

Related Post
Categories: News