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Portogallo al bivio: Governo tecnico o svolta sinistra

Poco più di un mese fa, quando la coalizione di centrodestra guidata dal dal leader del Partito social democratico Pedro Passos Coelho riuscì a spuntarla alle elezioni governative portoghesi, conquistando il 38,6% dei voti, l’Europa accolse il risultato con palese soddisfazione. La conferma del Primo Ministro alla guida del Paese era stata considerata il segno tangibile che chi applica l’austerity non solo risana i conti ma può anche ottenere il favore dei cittadini. Una boccata d’aria fresca per Bruxelles dopo che le intemperanze greche avevano destato più di una preoccupazione fra i membri di commissione e consiglio. Lisbona è uscita l’anno scorso dal programma di Ue, Bce e Fmi riportando i conti  sotto controllo, mentre il Pil dovrebbe crescere nel 2015 dell’1,6%, nonostante una disoccupazione ancora al 13%.

E invece la presidenza del Consiglio di Passos Coelho ha avuto vita breve. Ieri pomeriggio, a mercati chiusi, il Parlamento lo ha sfiduciato con 123 voti su 107 grazie ad un’alleanza di legislatura formata dal Partito Socialista, dal Partito Comunista e dal Blocco di Sinistra (forza politica di estrema sinistra) e dai Verdi.

A questo punto toccherà al presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva cercare di risolvere la situazione dopo che pochi giorni fa aveva fatto un tentativo disperato di incaricare il leader del centrodestra di formare un governo nonostante la mancanza di una maggioranza assoluta. Lo scopo era quello di tranquillizzare i mercati, chiudendo la porta in faccia alla sinistra, intenzionata a ripudiare il programma di austerità imposto dalla Troika al Portogallo in cambio di 78 miliardi di euro di aiuti.

Con il passare delle ore, appare dunque sempre più probabile che il Capo dello Stato decida di affidare l’incarico di varare un nuovo Governo di minoranza al leader dei socialisti Antonio Costa che alle scorse elezioni avevano ottenuto il 32% delle preferenze. In alternativa il Paese potrebbe andare nelle mani di un Esecutivo tecnico che guiderà il Portogallo fino alla prossima tornata elettorale che, in base alla Costituzione, potrebbero tenersi tra sei mesi.

Ricordiamo che l’intesa siglata dalla sinistra lusitana prevede il ripristino dell’indicizzazione delle pensioni, la reintroduzione dei sussidi per le famiglie povere e della contrattazione collettiva, l’innalzamento degli stipendi pubblici e il ritorno delle giornate di festività abolite dal precedente governo. Misure che non piacciono per nulla né alla Troika né a Bruxelles, preoccupate sia per quanto sta accadendo in Portogallo sia per le ripercussioni politiche che l’attuale situazione potrebbe avere ad Atene e Madrid.

Ma i dubbi non si fermano all’aspetto politico. Il Portogallo non ha ancora presentato la legge di Stabilità 2016 e per il prossimo anno il fabbisogno finanziario del Paese è stimato a 20,2 miliardi di euro di cui 7 per scadenze di titoli e 10 per i rimborsi anticipati al FMI che dovevano essere coperti con il piano di privatizzazioni e con emissioni di debito pubblico.

Nel frattempo i mercati stanno a guardare quello che sta succedendo a Lisbona. I rendimenti sui titoli decennali, bloccati al 2,3% fino a qualche giorno fa sono saliti ora al 2,77%. Da inizio novembre a oggi la Borsa lusitana ha perso circa l’8%, mentre oggi Lisbona procede cauta, salendo dello 0,55%.

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