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Nucleare, rigassificatori, trivelle: i tabù che impediscono una larga intesa politica sull’energia

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Stiamo vivendo la più pesante crisi energetica da cinquanta anni a questa parte. Si accavallano emergenze sulla disponibilità e sui prezzi dell’energia con le politiche ambientali di medio-lungo termine che ci siamo dati in Europa. I problemi dovrebbero quindi essere affrontati con lucida razionalità senza confondere i vari piani, e soprattutto avendo il coraggio di mettere da parte vecchi ideologismi ambientalisti, per esaminare senza pregiudizi i dati reali puntando sulla ricerca scientifica per arrivare alla decarbonizzazione delle nostre economie senza cadere nella povertà.

Qualche cenno di maggiore consapevolezza è emerso da un dibattito organizzato da FOR al quale hanno partecipato i responsabili energia di tutti i principali partiti, anche se alla fine tutti hanno convenuto che sarà arduo superare i pregiudizi diffusi nella pubblica opinione e che sarebbe necessario su questi temi una larga intesa tra forze politiche per fare davvero le cose che si devono fare.

Rinnovabili e nucleare: la ricetta contro la crisi energetica

In linea generale Arrigoni della Lega, Squeri di Forza Italia e Zollino di Azione convergono sulla necessità di affrontare l’attuale emergenza con tutti i sistemi che ci consentano di avere sicurezza degli approvvigionamenti e prezzi contenuti in modo da salvaguardare le nostre aziende e aiutare le fasce più svantaggiate della popolazione. La frattura avviene sui progetti a più lunga scadenza, quelli che dovrebbero ridurre e poi azzerare nel 2050 le emissioni di Co2 in Europa. Azione, Forza Italia e Lega e probabilmente anche Fratelli d’Italia sono per inserire il nucleare tra le nostre forti di produzione di energia, non solo quello da fusione (che arriverà tra 30 o 40 anni) ma quello attuale, di terza o quarta generazione, assolutamente sicuro e anche economicamente conveniente. Si differenzia da questa posizione Chiara Braga del PD in compagnia probabilmente dei 5 Stelle (che però non erano presenti al dibattito) secondo la quale le rinnovabili possono soddisfare tutte le nostre necessità mentre per il nucleare possiamo partecipare solo alla ricerca di quello da fusione mentre per il momento non si devono fare impianti con tecnologia attuale. L’Italia insomma rimane uno dei pochissimi paesi a non avere il nucleare nel proprio parco di produzione di energia elettrica.

La lotta alle Trivelle è perdente dal punto di vista ecologico

Se inseguiamo le ideologie dei Verdi rischiamo di sprecare tante risorse e di bloccare per lungo tempo qualsiasi possibilità di crescita di questo paese. Basti pensare alla battaglia che i 5 Stelle ed Emiliano del PD hanno fatto contro il TAP dal quale oggi arrivano 10 miliardi di mc di gas senza i quali l’Italia sarebbe in ginocchio. Ma anche i pregiudizi verso le estrazioni di metano dal nostro sottosuolo, in particolare in Adriatico ci hanno fatto gravi danni. Mentre la Croazia sta estraendo tutto il gas che può (ha ordinato sei nuove piattaforme per l’estrazione) noi siamo ancora fermi. Si parla di abolire i divieti di estrazione e ricerca, ma i decreti non sono stati fatti. Ma c’è di peggio. Il prof Zollino ha dimostrato che estrarre il gas da pozzi relativamente vicini alla costa è assai più ecologico dei lunghi gasdotti che percorrono centinai di km o del GPL. Infatti, nei gasdotti c’è una certa dispersione del gas in atmosfera, così come nelle due operazioni di liquefazione e rigassificazione. Insomma, questa lotta alle Trivelle è demenziale ma anche perché è perdente dal punto di vista ecologico.

Il populismo si scontra con una politica energetica coerente

Con la crisi scoppiata lo scorso anno è cambiato profondamente il nostro modo di gestire il fabbisogno energetico. Dovremmo capirlo rapidamente – ha concluso il presidente di Assoambiente Chicco Testa – e cambiare radicalmente le nostre politiche. Nel breve dobbiamo badare alla sicurezza dell’approvvigionamenti ed al costo e quindi per esempio, perdite di tempo come quelle di Piombino che rifiuta il rigassificatore, sono assurde. Nel medio periodo dobbiamo impostare una politica che Poggi su quattro gambe:

1) le rinnovabili, eliminando i vincoli che oggi ne impediscono la diffusione, ma sapendo bene che trattandosi di energie non stabili non possono assicurare il soddisfacimento dei nostri bisogni continui di energia;

2) potenziare le estrazioni nei nostri mari per tornare al livello di circa 15 miliardi di mc come un decennio fa;

3) installare subito una serie di centrali nucleari per coprire, come avviene negli altri paesi, circa i 20% della nostra produzione di energia elettrica;

4) varare una politica di contenimento dei consumi basato su incentivi mirati.

Noi invece, come ha sottolineato Arrigoni della Lega, ci siamo legati le mani con obiettivi di riduzione di Co2 troppo ambiziosi che da un lato ci hanno indotto ad incentivi sbagliati come quelli elargiti per l’auto elettrica, e dall’altro impongono vincoli troppo rigidi come quello di vietare dal ‘35 la vendita di auto a combustione interna. Si tratta di rigidità che non hanno senso. E comunque per affrontare il lungo cammino della transizione energetica con l’abbandono delle fonti fossili, occorrerebbe una maggiore coesione tra tutte le forze politiche, in modo da sviluppare politiche coerenti che devono basarsi su un’opera di convincimento della pubblica opinione, la quale invece oggi appare indirizzata ad opporsi a tutto, dall’eolico e fotovoltaico, alle trivelle, dalle centrali a carbone per l’emergenza a quelle nucleari. Con questa cultura popolare e con i partiti che cercano di cavalcarla, sarà difficile dotarci di una vera e coerente politica energetica.

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