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Niente più trasporti per Finmeccanica che vende Ansaldo Sts e AnsaldoBreda a Hitachi

L’ultimo gioiello è stato il Frecciarossa1000, treno ad alta velocità recentemente inaugurato e frutto della collaborazione con il colosso canadese Bombardier. Oltre all’alta velocità, locomotive diesel ed elettriche, elettrotreni a due piani, Electric Multiple Unit (EMU), Diesel Multiple Unit (DMU), moderne metropolitane driverless e tram modulari Sirio. E la fornitura di sistemi di gestione del traffico, di segnalamento e dei servizi connessi nel mercato del trasporto ferroviari e urbani su rotaia.

Centosessant’anni di alta tecnologia made in Italy batteranno da quest’anno bandiera giapponese, grazie all’accordo raggiunto da Finmeccanica per vendere AnsaldoBreda e il 40% di Ansaldo STS al gruppo giapponese Hitachi, la cui offerta è stata preferita a quella di una cordata cinese e frutterà 9,65 euro per ogni azione di Ansaldo STS posseduta da Finmeccanica (e un’Opa sul resto del capitale) e 36 milioni di euro per AnsaldoBreda.

Finmeccanica realizzerà con questa operazione una plusvalenza netta di 250 milioni di euro (e una riduzione del debito netto di circa 600 milioni a fine 2015), e soprattutto una chiara scelta strategica: addio trasporti, adesso tutte le forze del gruppo italiano saranno convogliate sui settori più redditizi, dall’industria aerospaziale alla difesa. Non che Ansaldo STS non fosse comunque redditizia: la società fondata a Genova nel 1853 e quotata dal 2006 in Borsa, dove nell’ultimo anno ha guadagnato quasi il 30% sfiorando ora i 10 euro dopo aver toccato i 6,52 a giugno 2014, è da decenni uno dei fiori all’occhiello del know how italiano. Il gruppo ha ancora la sede centrale nel capoluogo ligure, ma conta ad oggi 4mila dipendenti in 30 Paesi del mondo.

Non lo stesso si può dire della “gemella” AnsaldoBreda, marchio noto anche all’estero per i treni ad alta velocità (oltre a quelli italiani ha realizzato una serie per la linea Bruxelles-Amsterdam) e le metropolitane senza conducente, di cui è il maggior produttore al mondo con il 30% del mercato: la prima città nel mondo ad avere il metrò driverless è stata Copenaghen poi Brescia, Torino, ora Milano (con le linee 4 e 5) e Roma (con la linea C) ma anche Taipei, Salonicco, Ryadh e Honolulu.

Un’eccellenza che però non si è tramutata nei conti: centinaia i milioni di euro “bruciati” ogni anno, a causa di commesse a basso margine e all’insorgere di problematiche come quelle che ad esempio hanno seguito la consegna dei treni ad alta velocità “Fyra” alle strade ferrate di Belgio e Olanda, con rimpalli di responsabilità tra le parti e, al termine della vicenda giudiziaria, con l’azienda pistoiese a soccombere. Una zavorra per la casa madre Finmeccanica, nonostante i segnali di ripresa grazie alle commesse registrate negli ultimi mesi, in particolare quella per la linea 4 della metropolitana di Milano, per la quale AnsaldoBreda fornirà 47 treni con un accordo da 250 milioni di euro.

Il sacrificio del gioiello STS piace invece sia ai mercati, che oggi premiano il titolo con un guadagno di oltre il 6% in Borsa, sia al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che commenta con un laconico: “Mi sembra una bella operazione”. E Hitachi? Vista dal Giappone, l’operazione registra un doppio record: si tratta della maggiore acquisizione estera per Hitachi e contestualmente del maggior investimento nipponico in Italia. In un periodo di particolare debolezza per la moneta nipponica, questo è infatti un accordo monstre da 250 miliardi di yen. Ma per Hitachi Rail, il segmento del gruppo di elettronica che punta a diventare leader globale nelle soluzioni ferroviarie, l’operazione è irrinunciabilmente strategica: già presente sul mercato mondiale dell’alta velocità con i modelli Shinkansen, dal 2009 ha realizzato in partnership con le Ferrovie britanniche il servizio pendolare ad alta velocità (con percorrenze ad una media di 200 km/h) che unisce la rete urbana periferica di Londra col centro stesso della City.

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