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Mps, il futuro non sarà nè stand alone nè Alibanca

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Prima l’ostilità dei Cinque Stelle, decisi a difendere la loro influenza sul Monte Paschi in versione pubblica. Poi le perplessità dei grandi soci internazionali sbarcati in forze Unicredit al richiamo di Jean-Pierre Mustier, il banchiere che ha saputo raccogliere 13 miliardi per un istituto a suo tempo sottocapitalizzato.

Sono tanti, insomma, i protagonisti di una delle grandi partite finanziarie del nuovo anno che ritengono, per opposti motivi, che le nozze tra Monte Paschi ed Unicredit, caldeggiate dal Tesoro e dalla Bce e gradite alla presidente Patrizia Grieco, non s’hanno da fare, “né ora né mai”. Come del resto chiedono i sindacati, spaventati dalla prospettiva di nuovo esuberi e la maggior parte dei politici locali, per nulla pentiti per gli atteggiamenti suicidi che hanno accompagnato la parabola negativa della banca più antica del pianeta.

Un ostacolo che, probabilmente, alla fine dovrebbe essere superato, ma che condizionerà il futuro prossimo del sistema bancario italiano, già alle prese con l’onda lunga delle insolvenze dei prossimi mesi che renderanno più urgenti fusioni, acquisizioni ed altre operazioni di sistema. Ma la prima fermata del grande tour dovrà essere per forza Siena, anche se l’operazione pilotata che il Tesoro prepara da almeno sei mesi, secondo le ultime voci, rischia di slittare.

Ha ben poche possibilità di riuscire il piano “stand alone” messo a punto dall’ad Guido Bastianini: un’iniezione di capitali dal Tesoro per 2,5 miliardi, che potrebbe essere seguita da una fusione tra poveri con Banca Carige e con Banca popolare di Bari, cioè la cosiddetta Alibanca per ispirarsi alla rovinosa esperienza di Alitalia, che succhia soldi ai contribuenti senza reali speranze di rilancio. Da Francoforte, infatti, è arrivato un fermo altolà: i soldi del nuovo aumento non potranno arrivare dal Tesoro, oggi azionista al 64%.

Nel frattempo è venuta meno la trappola che i Cinque Stelle avevano escogitato con la legge di Bilancio. Non è passato infatti il tetto a 500 milioni dei benefici fiscali previsti per l’acquisto della banca caldeggiato dal Movimento. Chiunque compri Mps nel 2021 avrà così diritto a due miliardi di euro di attività fiscali, purché le trasformi in capitale come previsto dall’advisor Mediobanca.

Sembrava fatta: ricapitalizzazione e contestuale vendita a Unicredit, con cui tratta il Tesoro da luglio. Proprio il ministero potrebbe andare a quel punto, dopo il 20 gennaio, a negoziare “politicamente” con l’Antitrust europeo l’ennesimo rafforzamento dell’istituto in vista della cessione. Ma qui arriva la nuova complicazione: la ricerca di un successore di Mustier in Unicredit si è rilevata più difficile del previsto anche perché i mercati hanno visto, dietro la bocciature del progetto di quotazione delle partecipazioni internazionali della banca alternativo all’acquisto di Mps, una concentrazione dei rischi in Italia e un aumento del pericolo dell’ingerenza pubblica.

Veri o falsi che siano questi timori, la lista dei possibili successori di Mustier si è presto assottigliata. Hanno detto no Corrado Passera, Matteo Del Fante, Marco Morelli, l’ultima rinuncia è venuta da Alessandro Foti.

Intanto alcuni soci forti come Blackrock e Capital Research, con partecipazioni attorno al 5% ciascuno, hanno esposto al presidente in pectore Pier Carlo Padoan, già ministro dell’Economia le loro perplessità sul piano messo a punto da Mediobanca giudicato troppo ottimista. Insomma, manca un successore di Mustier in grado di pilotare l’assemblea verso la fusione di Unicredit con Mps. A meno che non ci provi lo stesso Alberto Nagel, il numero uno di piazzetta Cuccia che potrebbe cogliere l’occasione per chiudere la coabitazione con Leonardo Del Vecchio.

Nell ultime ore “Il Messaggero” ha ipotizzato che per spianare la strad alla fusione tra Mps e Unicredit la banca senese potrebbe dar vita a uno spin off delle filiali toscane in maniera da mantenere un forte legame con la regione e sulla base di questa suggestione il tutolo corre in Borsa

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  • Se esisteva una legge dovevate fallire come é successo ad altre banche che hanno fatto piangere la povera gente.
    Mi fate pena

    • Noi non siamo gli USA. Se negli States una banca fallisce, è un serio problema ed i risparmiatori si rivolgono ad un diverso istituto. Se in Italia accade un evento simile, si scatena il panico davanti agli sportelli.