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Mercoledì visita lampo di Renzi in Iraq

Le forze irachene hanno sospeso la breve offensiva per riconquistare Tikrit, la città del dittatore Saddam Hussein, per la strenua resistenza dei guerriglieri dello Stato islamico, che hanno anche minacciato di attaccare gli americani “in ogni luogo”. A Ginevra, intanto, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati ha annunciato una grande operazione di soccorso umanitario per rifornire di viveri oltre mezzo milione di persone sfollate nel nord del Paese in guerra. Rinfrancato dalla battaglia per riprendere il possesso della diga di Mosul dopo due mesi di sconfitte, l’esercito iracheno, appoggiato dalle milizie sciite, ha lanciato un’offensiva poco prima dell’alba verso Tikrit, 130 chilometri a nord di Baghad, diventata una roccaforte della minoranza sunnita. Ma ufficiali dello stato maggiore iracheno hanno detto a metà giornata, martedì, che l’avanzata è stata fermata dai guerriglieri jihadisti.

Abitanti di Tikrit, raggiunti al telefono, hanno detto che la città è saldamente in mano ai guerriglieri dello Stato islamico, che tengono le posizioni e pattugliano le strade. Migliaia di bambini sfollati Nel frattempo vengono resi noti i dati, drammatici, sui rifugiati. Diverse migliaia di bambini sono tra i 12 mila rifugiati iracheni che hanno trovato rifugio in un campo nella vicina Siria, dopo aver attraversato il lontano confine tra i due paesi. A darne notizia è l’Unicef. Secondo gli operatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Infanzia, per la prima volta da quando nelle ultime due settimane le famiglie yazide sono cominciate ad arrivare al campo Nawrouz (alla periferia di Al Malikiya), il flusso di persone disperate che si stanno spostando sembra si sia affievolito, senza nuovi arrivi registrati al campo negli ultimi due giorni. Le agenzie umanitarie si stanno comunque preparando per ulteriori arrivi, ampliando le strutture del campo con la costruzione di servizi igienici supplementari e migliorando l’approvvigionamento idrico.

Secondo gli operatori Unicef c’è stato un costante miglioramento delle condizioni, dato che le agenzie Onu hanno unito le forze con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana, le associazioni benefiche locali, il Kurdish Relief Committee e la società civile fornendo cibo, acqua, un riparo, vestiti e medicine. Anche così, però, le preoccupazioni rimangono, soprattutto per le cattive condizioni sanitarie nel campo e la urgente necessità di acqua pulita, soprattutto con l’attuale grande caldo. Operatori umanitari dicono che i rifugiati yazidi – i bambini in particolare – sono arrivati in Siria in uno stato di estrema stanchezza dopo aver camminato per lunghe distanze nella calura estiva. Ognuno ha una storia da raccontare sul proprio orribile calvario. L’arrivo dei rifugiati yazidi in Siria, ricorda l’Unicef, si inserisce in un paese che continua ad affrontare le enormi conseguenze umanitarie della guerra civile in corso nel paese, che ha colpito circa 10,8 milioni di persone.

Intanto è stata annunciata una visita lampo del presidente del Consiglio Matteo Renzi in Iraq. Il premier, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, sarà in giornata a Baghdad e poi ad Erbil per fare rientro in serata a Roma. Il tutto mentre si discute sulle modalità di intervento, in vista dell’informativa di mercoledì alla Camera dei ministri della Difesa Roberta Pinotti e degli Esteri Federica Mogherini. Due opzioni aeree, con una prima tratta fino ad Al Bateen (Emirati Arabi Uniti) da coprire con un C-130J della 46 brigata aerea di Pisa o con un Boeing KC-767A del 14° stormo di stanza presso la base di Pratica di Mare (Roma). In alternativa, il trasporto via mare fino agli Emirati, per il successivo trasferimento in aereo ad Erbil delle armi destinate ai peshmerga curdi impegnati in queste settimane a contrastare l’avanzata dei jihadisti dell’Isis. Non esclusa anche la possibilità di una rotta senza scalo fino al Kurdistan iracheno con il sorvolo del territorio turco. La pianificazione dell’intervento italiano, che in queste ore viene continuamente messa a punto e limata, prevede anche l’ipotesi di un trasferimento delle armi via mare fino ad Al Bateen e successivo trasbordo sui C-130J della base italiana negli Emirati per l’ultimo tratto alla volta di Erbil.

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