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Mediobanca andrà alla resa dei conti dopo Generali? La lezione di Trieste: col mercato non si scherza

Imagoeconomica

Dopo la secca sconfitta rimediata all’assemblea delle Generali, Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio si vendicheranno su Mediobanca e sul suo Ceo, Alberto Nagel, che ha ispirato e sostenuto la lista del Leone risultata vincente? È un’ipotesi che in Borsa e nella comunità finanziaria milanese circola da quando è scattata la grande sfida sulle Generali. Ed è un’ipotesi più che plausibile. Soprattutto Del Vecchio non può aver investito tanti soldi in Mediobanca per non contare nulla, anche se non hai mai chiarito quale sia realmente la sua strategia. Ma, dopo l’esito dell’assemblea di Trieste e della straordinaria partecipazione degli azionisti superiore al 70%, scalare Piazzetta Cuccia è molto meno semplice di quanto non sembrasse fino a poco tempo fa. Perchè? Per almeno tre ragioni:

1) perché anche a Piazzetta Cuccia, come è successo ieri a Trieste oltre ogni realistica aspettativa, il vero arbitro è il mercato e lo sono i fondi istituzionali, soprattutto esteri, che hanno vinto la battaglia delle Generali insieme a Donnet e a Mediobanca e che nella banca milanese detengono un buon 40%;

2) perché i fondi istituzionali – come s’è visto all’assemblea di Trieste – amano la stabilità e non si fidano di chi propone cambiamenti per ragioni che sembrano principalmente di potere: queste sono le ragioni del loro determinante appoggio a Donnet e a Mediobanca e queste sono anche le ragioni per le quali sostengono da tempo Nagel, di cui apprezzano risultati e dividendi;

3) perché i rancori non bastano a fare una maggioranza e, malgrado le rilevanti e costose partecipazioni acquisite in Mediobanca da Del Vecchio, che è il primo azionista con il 19%, e da Caltagirone, che ha in portafoglio più del 3% ed è pronto a salire al 5%, i principali soci privati sono lontani dall’avere in tasca la vittoria a Piazzetta Cuccia e per acquisirla – ammesso che la Vigilanza della Bce accordi loro le necessarie autorizzazioni – saranno costretti a mettere di nuovo mano al portafoglio e forse a lanciare un’Opa oppure a rinunciare ai sogni di gloria.

Del Vecchio e Caltagirone al bivio di Mediobanca ma devono fare i conti con il mercato

È vero che Mediobanca, che in Borsa capitalizza 8 miliardi di euro, costa meno di Generali, che capitalizza 30 miliardi, ma per conquistarla non bastano le attuali quote di Del Vecchio (19,4%) e di Caltagirone (3,1%) e nemmeno quelle di Benetton (2,1%) e servono altri costosi investimenti. Certo, chi raggiunge la maggioranza di Piazzetta Cuccia influenza anche le Generali, dove Mediobanca, al netto dei titoli che si è fatta prestare per l’assemblea di ieri del Leone, detiene circa il 13% e sostiene il nuovo cda guidato da Donnet, ma quello milanese resta un sentiero impervio e da ieri sicuramente più difficile. Perchè l’assemblea di Trieste rappresenta un evento a suo modo epocale con la mobilitazione determinante dei fondi istituzionali e in particolare di quelli americani: una novità impensabile prima dell’assise delle Generali e che va salutata come un fatto molto incoraggiante per la democrazia economica e finanziaria anche in Italia, benchè contraddetta dalla pessima figura di Assogestioni, che ha raccolto solo briciole (1,9%) e non è riuscita a conquistare nemmeno un posto nel nuovo board.

Sfida dunque altamente probabile dopo l’estate in Mediobanca ma sicuramente più difficile del previsto, a meno che non arrivi qualche sorpresa e al fianco di Del Vecchio e di Caltagirone non si muova Unicredit. Fallita la conquista del Banco Bpm per una perfida fuga di notizie, la banca di Piazza Gae Aulenti resta ancora alla ricerca di un ruolo sul mercato italiano, anche se il suo Ceo, Andrea Orcel, ha finora seccamente smentito di pensare a Piazzetta Cuccia.

Archiviata la battaglia delle Generali, dove tuttavia la lista Caltagirone può fare la minoranza di blocco e ostacolare le operazioni straordinarie, altre emozionanti sfide sembrano attendere la finanza italiana, ma il segnale che arriva da Trieste è tanto sorprendente quanto chiaro: nelle battaglie che contano per davvero il mercato c’è ed è pronto a ruggire di nuovo.

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