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L’ombra di Apple e Google sul Salone dell’Auto di Ginevra

In attesa che l’algoritmo diventi l’arbitro dei destini dell’auto di un futuro sempre più prossimo, non c’è però protagonista, piccolo o grande che sia del mondo delle quattro ruote, che non si attrezzi per non essere spiazzato il giorno del grande big bang tecnologico. Dietro l’euforia scintillante e contagiosa che suscitano le tante novità in mostra – sono ben 130 – è questo che si respira negli stand del Palaexpo ginevrino che apre i battenti in questi giorni, un salone all’insegna della grande bellezza coniugata all’innovazione ecologica  e alla connessione sempre più sofisticata, una rassegna, forse la più importante al mondo, che già oggi ha avuto in anteprima  la presentazione della Ferrari GTC4, 12 cilindri da 690 Cv di potenza, una delle grandi stelle della rassegna di quest’anno, erede della berlinetta del ’64 tanto cara a Enzo Ferrari.

Tutti in cammino verso l’auto a emissioni zero, pronti a dotarsi dell’hi-tech più spinta nell’attesa che il “nemico” si materializzi sul campo, quell’Apple o Google Car di cui tanto si parla, tutta elettrica e che potrà fare a meno non solo del petrolio ma anche del guidatore. Quale terremoto abbia prodotto nel l’industria di ogni genere la rivoluzione digitale della Silicon Valley è sotto l’occhio di tutti: nel giro di un ventennio ha sconvolto il mondo dell’editoria di carta, ha mandato al fallimento marchi storici e globali della fotografia come Kodak, divorandosi per la leadership anche  al suo interno, dai pc ai cellulari, in un processo di selezione che è in continuo evolversi e che non mette alcun big al riparo da improvvisi e drammatiche come insegna la parabola di Nokia. 

Anche l’automobile, pur viaggiando sempre sull’asfalto di catrame, non poteva non essere scossa da questo vento impetuoso del nuovo, anche se mai avrebbe potuto immaginare di trovarsi a fronteggiare una sfida portata direttamente dai giganti americani del silicio. Sfida dagli esiti incerti. di certo costosissima. Sergio Marchionne, proprio da Ginevra dove ha tenuto a battesimo la nuova Ferrari, ha ribadito che le manovre di Apple e Google sono una scossa per tutto il settore. Altri  come i designer Chris Bangle e Giorgetto Giugiaro, vedono nella bellezza – e a Ginevra di belle vetture ce ne sono a iosa – l’arma più naturale di un’auto per contrastare e bilanciare lo strapotere di  una tecnologia che domina il mondo ma che di fatto è una new entry non avendo mai messo mano a una piattaforma per costruire una vettura.

Ma tutti i top player storici delle quattro ruote sono coscienti che non si tratta di una drole de guerre. Il confronto è ineludibile. Mary Barra, la prima donna alla guida di Gm, la manager che ha detto no al corteggiamento di Marchionne per una fusione con Fca, si prepara a gestire un’industria che nei prossimo quinquennio cambierà molto di più di quanto non abbia fatto nei cinquant’anni  precedenti. Un cambiamento che impone investimenti sempre più grandi proprio in un decennio in cui l’auto ha dovuto affrontare la peggiore crisi del secondo dopoguerra, mandando in rosso gran parte dei bilanci a prescindere da singole clamorose disavventure come il dieselgate che ha inguaiato una big come la Volkswagen.

Il Salone di Ginevra, 200 espositori da 30 paesi diversi, è chiamato anche a certificare l’uscita dal tunnel dell’intero settore. E la presenza di ben 130 nuovi modelli, un record storico a memoria d’uomo per la manifestazione ginevrina, è un test probante della fiducia ritrovata, una ripresa che trova alimento anche nei dati statistici del 2015 in cui in Europa sono state immatricolate in totale quasi 14, 2milioni di automobili con un progresso del 9,2% sul 2014. Non solo, a gennaio è stato segnato il 29esimo rialzo consecutivo con un miglioramento del 6,3%. E da un osservatorio tra i più importanti nel mondo come il Salone di Ginevra emerge che i modelli a cui soprattutto le case affidano il loro rilancio sono i Suv, il segmento che sta segnando una straordinaria escalation nei gusti del pubblico. Lo prova nel 2015 lo storico sorpasso delle vendite di Sport utility vehicle sui modelli tradizionali come berline, utilitarie o city car.

In Europa ne sono stati venduti 3,2 milioni, marcando una crescita del 24% rispetto al 2014 e raggiungendo una quota di mercato del 22,5%, contro il 19,8% dell’anno precedente. E a Ginevra i nuovi Suv fanno la parte del leone con esordi che entrano nella storia di alcune case come nel caso del  Levante per la Maserati, la cui produzione è concentrata da questo inizio di marzo nello stabilimento Mirafiori di Torino. Ed è sui piccoli Suv di nuova generazione che pare puntare molto anche la Vw. La casa tedesca si presenta a Ginevra in toni più sobri del passato ma decisa a risalire presto la china. Due i pezzi forti di Wolfsburg: uno è è il tanto attesoo Audi Q2, il primo mini-crossover della casa dei quattro anelli, novità assoluta tra i Suv di segmento B di un brand “premium” tedesco. L’altro asso da svelare è l’Ateca, il primo Suv targato Seat. Due piccoli giocattoloni su cui Mathias Muller, il nuovo capo del gruppo, conta molto per voltare definitivamente pagina dopo quella brutta delle emissioni truccate che è costata tanto cara per l’immagine e le casse della casa del “Maggiolino”.

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